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Leisure - 03/03/2021

Ermal Meta a Sanremo 2021: “Un album scritto dalla platea”

In cantautore in gara al 71esimo Festival con il brano “Un milione di cose da dirti” contenuto nel suo prossimo album di inediti Tribù Urbana.

Ermal Meta torna sul palco del festival di Sanremo in questo 2021 storico, dopo aver trionfato nel 2018 con il brano “Non mi avete fatto niente”, cantato insieme a Fabrizio Moro e presentato anche all’Eurovision Song Contest a Lisbona.

L’anno precedente, Ermal era già salito sul podio del Festival di Sanremo con il brano “Vietato Morire”, vincendo anche il Premio della Critica Mia Martini e il Premio per la miglior cover (per la sua interpretazione di “Amara Terra Mia”).

Quest’anno torna con la ballad “Un milione di cose da dirti” brano che sarà contenuto nell’album “Tribù Urbana” in uscita il prossimo 12 marzo, pubblicato su etichetta Mescal e distribuito da Sony Musica tre anni di distanza dall’ultimo album in studio, “Non Abbiamo Armi”. Il disco evidenzia l’altissimo livello di scrittura dell’artista, sia quando dà voce ai sentimenti, sia quando racconta il mondo attraverso storie di vita, guardando negli occhi uno ad uno i componenti della Tribù Urbana, attraverso suoni e parole che diventano i colori distintivi di questo nuovo progetto di Ermal Meta.

Proprio sull’album Ermal Meta ci ha detto che:

«Ho una voglia immensa di portarlo dal vivo perchè questo disco è stato scritto per quello. Quando scrivo io immagino di essere sul palco ed è come se scrivessi una canzone in diretta. Questa volta ho seguito il procedimento contrario cioè mi sono messo in platea immaginando di essere parte del pubblico non rimanendo all’interno di un solo genere perchè la musica è tutta bella quindi ho cercato di mettere dentro tutto quello che ho provato ed ascoltato»

Un milione di cose da dirti (testo di Ermal Meta, musica di Ermal Meta e Roberto Cardelli), brano in gara al 71esimo Festival di Sanremo è una canzone d’amore, una «semplicissima canzone d’amore», dal sound essenziale, pochi accordi per raccontare qualcosa di personale ma capace di risuonare anche a livello universale.

Proprio sulla canzone Ermal Meta sottolionea: 

«Nella canzone che porto a Sanremo parlo di due personaggi, non ho voluto usare due nomi per non confinare una storia all’interno di nomi ed ho voluto usare due immagini per renderla un pò fiabesca e cioè “cuore a sonagli” e “occhi a fanale”. Succede spesso che quando due persone stanno bene tra loro non si chiamino più per nome e poi quandocapita che ci si chiami per nome sembra quasi strano. C’è quindi una sorta di annullamento di confini tra uno e l’altro. Questa è una canzone d’amore verticale che cerca sempre di salire, nel senso che so da dove parte ma se finisce non lo vedo. Non c’è un messaggio particolare da lanciare con questa canzone, personalmente non ho un milione di cose da dire sotto forma di messaggio, l’unica cosa che mi interessa è che chi mi ascolti riesca ad emozionarsi come me. Inizialmente avevo pensato di portare al Festival “Stelle cadenti”, altro brano contenuto nell’album, ma poi ho pensato che “Un milione di cose da dirti” tracciasse  di più il mio percorso. Io sono andato a Sanremo diverse volte ma mai con una ballad e questa mi sembrava la cosa più giusta da fare. Per mia mancanza non ho mai posto molta attenzione ai video perché pensavo che quello che contasse di più fosse solo la canzone che è contenuta all’interno e che  il video facesse da cornice. Invece ho capito che l’estetica del video sta diventando sempre di più importante ed ho cominciato a curarlo di più, penso che il video di “Un milione di cose da dirti” vi piacerà molto»

A causa della gestione dell’emergenza COVID-19, che ha costretto l’Artista a rinviare l’uscita del suo nuovo album, in un primo momento previsto per il 2020 e ora posticipato nel periodo primaverile del 2021, le DATE LIVE di ERMAL META annunciate nei primi mesi del prossimo anno nei più importanti PALASPORT ITALIANI, vengono riprogrammate per dicembre 2021.

Ermal è parte di una kermesse quest’anno che è necessariamente diversa. Il Festival di Sanremo è cambiato anche per il cantautore che è un po’ di casa qui:

«Questa volta vado a Sanremo con uno spirito molto diverso dalle altre volte, certo tornare al Festival dopo che l’ultima volta sono salito sul gradino più alto del podio può far pensare che io vada lì per tentare di vincerlo di nuovo. In realtà io vado al Festival di Sanremo per un motivo in particolare perché in questo momento il palco dell’Ariston è l’unico sul quale si possa salire. La voglia più grande che ho è stare sul palco e fare musica dal vivo»

A dirigere l’orchestra del Festival di Sanremo per Ermal Meta sarà il Maestro Diego Calvetti anche nella serata delle cover del 4 marzo, dove sarà accompagnato sul palco dalla Napoli Mandolin Orchestra, ed interpreterà “Caruso”, celebre brano del 1986 di Lucio Dalla.

Proprio sulla serata delle cover e sulla coincidenza tra la data del 4 marzo e Lucio Dalla nato proprio il 4 marzo del 1943 Ermal ci ha detto che:

«Quando ho scelto il pezzo di Lucio Dalla che canterò il 4 marzo non avevo pensato che l’avrei cantata proprio il 4 marzo, giorno della nascita di Lucio Dalla, non avevo fatto il calcolo delle date, è stata una coincidenza totale. Ho scelto Caruso di Lucio Dalla perché è la canzone che tutti mi hanno sconsigliato di fare, perchè io sono fatto così e preferisco misurarmi con i miei limiti e non certo per misurarmi con Lucio Dalla perché nessuno può farlo. Un giorno mi sono messo al pianoforte ed ho registrato Caruso e l’ho mandata al Maestro Diego Calvetti chiedendogli di fare un arrangiamento degno della grandezza della canzone ed ho suggerito che l’avrei voluta fare con dei mandolini che però fossero di Napoli e lui mi ha parlato della Napoli Mandolin Orchestra e gli ho detto subito si. Loro in genere sono dodici ma con me potranno essere solo in quattro»

Tornando su Tribù Urbana, che contiene “Uno”, “Stelle cadenti”, “Un milione di cose da dirti”, “Il destino universale”, “Nina e Sara”, “No Satisfaction”, “Non bastano le mani”, “Un altro sole”, “Gli invisibili”, “Vita da fenomeni”, “Un po’ di pace” ci siamo soffermati anche su “Gli invisibili” e “Nina e Sara”.

Su “Gli invisibili” Ermal ci ha detto che:

«Due anni fa ho fatto un viaggio negli Stati Uniti ed ho iniziato a fare degli scatti fotografici ed ho fotografato anche gli homeless e con qualcuno ho anche parlato. Uno di loro mi ha raccontato in parte la sua vita e quel giorno era il  proprio suo compleanno ed in quel momento ho pensato che la sua sarebbe stata una bella storia ma che nessuno avrebbe mai ascoltato. Una volta mi hanno detto “cerca di restare invisibile perché gli invisibili imparano a volare”,  ho messo insieme le due cose ed ho immaginato un esercito che da essere invisibili diventano supereroi»

Su”Nina e Sara” invece:

«Nina e Sara è ambientata nel 1987 nel Sud Italia,  ed è nata da una storia personale. A 16 anni avevo una fidanzata e lei era molto strana sia con me che con se stessa e la vedevo come un’anima in pena ma non ero in grado di capire che cosa avesse. Ci siamo lasciati e dopo tre anni l’ho ritrovata felice, era fidanzata con una ragazza. In realtà era il 1997 e lei non riusciva ad ammettere a se stessa che le piacevano le ragazze ed era piena di rabbia perché la società non le dava gli strumenti per comprendere che quello che lei provava non era sbagliato. Quando la vidi felice ho pensato a quanto avesse sofferto in quegli anni lì»

Uno still del collegamento per l’intervista di Ermal Meta a Nicola Di Dio di The Way Magazine.

È attualmente in radio il nuovo singolo di Ermal Meta “No satisfaction” (https://SMI.lnk.to/nosatisfaction), disponibile anche negli store digitali.

Il video sposa la stessa filosofia del brano; l’essere o l’apparire da sempre divide l’umanità ed impegna filosofi e talk show più o meno accreditati, per analizzare come spesso ci si sente – non sempre a proprio agio – con occhi che vedono ma non guardano. La regia di Andrea Folino mette a nudo sia il protagonista che le persone che lui incrocia nel suo cammino che si riempie di dubbi ad ogni passo.

Intervista a Ermal Meta a cura di Nicola Di Dio



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