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Leisure

Leisure - 15/07/2019

#FacceEmozioni a Torino, la mostra delle emoticon

Dopo l’estate la mostra si amplia con una sezione specifica dedicata a Cesare Lombroso e al suo pensiero. Fino al 6 gennaio 2020 al Museo Nazionale del Cinema la fisiognomica in rassegna.

Le “faccine” di uso comune nelle chat dei social sono diventate un simbolo del nostro temperamento e umore. Il Museo Nazionale del Cinema di Torino ospita dal 17 luglio 2019 al 6 gennaio 2020 la mostra #FacceEmozioni. 1500-2020: dalla fisiognomica agli emoji, curata da Donata Pesenti Campagnoni e Simone Arcagni.

Si tratta di una grande esposizione che, partendo dalla prestigiosa collezione del Museo Nazionale del Cinema, racconta gli ultimi 5 secoli di storia di questa pseudoscienza. Un percorso emozionale tra maschere e sistemi di riconoscimento facciale che conferma ancora una volta come il volto sia il più importante luogo di espressione dell’anima dell’essere umano.

La mostra prova a tessere le fila di un discorso antico – le cui origini risalgono addirittura ad Aristotele – per arrivare ai nostri giorni e cerca nei tratti del volto, ma anche nella sintesi grafica degli emoji, i riscontri dei caratteri e delle emozioni delle persone: una sorta di “catalogo” capace di catturare gli occhi e di sedurre la mente dei visitatori, chiamati a specchiarsi e a riconoscere il loro volto in una folla di visi tratteggiati, caricaturizzati, deformati, sublimati a partire da Leonardo da Vinci fino a un futuro che è già cominciato.

La mostra, unica nel suo genere, apre al pubblico il 17 luglio, in occasione del World Emoji Day, la giornata mondiale degli emoji, proponendo per quel giorno l’OPEN DAY con l’ingresso speciale a 1 euro e tante attività per adulti e bambini. 180 opere in mostra, che includono82 riproduzioni fotografiche,55 opere originali (dagli elmi e volumi del ‘500 alle installazioni di artisti contemporanei), 43 tavole tratte dalla collezione di fisiognomica del museo. A queste si aggiungono 42 montaggi ,4 app e 8 installazioni.

Il percorso di visita si concentra sulle arti performative e si interseca con arte, scienza, tecnologia e comunicazione. Partendo dall’Aula del Tempio, e poi su per la Rampa Elicoidale, il visitatore viene coinvolto in quel lungo affascinante racconto che collega i cataloghi di Giovan Battista Della Porta e Johann Caspar Lavater allo studio dei volti del primo pittore del Re Sole, Charles Le Brun, ai vetri per lanterna magica e agli emoji, ai manuali per l’attore -di teatro prima e di cinema poi -, alla tecnica del morphing, ai più avanzati software di face trackingo alle opere di artisti contemporanei che esplorano il volto e le emozioni.

Faccine o emoji che comunicano l’emozione del momento, software in grado di riconoscere un volto, di ricostruirne o manipolarne i trattisomatici: sono esperienze che caratterizzano la società tecnologica contemporanea ma che hanno radici profonde nel passato.

Da sempre infatti il volto è lo “specchio dell’anima” e viene esplorato come il luogo privilegiato su cui si disegnano i caratteri e le emozioni dell’uomo. Ed è quello che ha fatto la fisiognomica, una pseudoscienza che sin dall’antichità ha intrecciato i suoi percorsi con ambiti molto differenti tra loro. Durante la visita è possibile ammirare la superficie interna della cupola della Mole Antonelliana, detta il “volto” della Mole, che, a intervalli regolari, si anima con l’installazione I Volti sul Volto della Mole che prevede la proiezione dei primi piani delle icone della storia del cinema. Arrivati alla fine della rampa, perla prima volta è utilizzata come spazio espositivo l’Orecchia, la stanza laterale della Mole Antonelliana che rievoca l’orecchio di un volto. Qui si può ascoltare l’installazione Organum pineale, una rappresentazione sonora delle passioni.

E in tema di facce, dopo l’estate la mostra siamplia con una sezione specifica dedicata a Cesare Lombrosoe al suo pensiero. Dal 25 settembre 2019 al 6 gennaio 2020 il Museo Nazionale del Cinema ospiterà nel piano dedicato all’Archeologia del cinema “I 1000 volti di Lombroso”, una selezione di fotografie – esposte per la prima volta – appartenenti al fondo fotografico dell’Archivio delMuseo di Antropologia criminale “Cesare Lombroso” dell’Università di Torino, che ripercorre le diverse tappe delle sue ricerche. La mostra sarà curata da Cristina Cilli, Nicoletta Leonardi, Silvano Montaldo e Nadia Pugliese.



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