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Leisure - 15/10/2020

Giancarlo Cerri e la pittura “da orbo” che affascina

Per una grave malattia oculare l'artista non dipinge più da diversi anni, le sue ultime opere risalgono alla primavera del 2005.

Al CMC, Centro Culturale di Milano, Giancarlo Cerri presenta 43 opere, la maggior parte disegni a carboncino o inchiostro su carta, divise su quattro sezioni: 20 figure tra ritratti e nudi femminili, 9 tra paesaggi e nature morte, 8 sequenze e 6 dipinti di arte sacra. I lavori presenti a Milano, molti dei quali mai esposti sino ad ora, sono stati tutti realizzati tra gli anni Sessanta e il 2004, anno in cui la grave maculopatia ha costretto l’artista prima a rallentare e poi a fermare per oltre dieci anni la propria attività pittorica.

Giancarlo Cerri riflette: «Il bianco e nero racchiude in sé la struttura portante del quadro futuro. Esprime i valori plastici dell’opera, i suoi significati. Custodisce l’idea, ma può farlo solo se lo sorregge una tecnica esecutiva solida. Ecco perché le etichette “figurativo”, “informale” e “astratto” sono, e nel mio caso più che mai, soltanto le definizioni di un periodo: il disegno resta sempre la base più solida per ogni tipo di pittura».

“Ecce Homo” di Giancarlo Cerri.

Il corpo più ampio delle opere esposte a Milano sono 20 disegni su carta fra ritratti di donne e nudi femminili dove l’uso del nero, una volta scevro il campo dalla distrazione del colore, ne esalta la sensualità di una curva del corpo o semplicemente di uno sguardo.

Sara, Ester, Maddalena sono i nomi di volti e di corpi di giovani donne catturate con pochissimi, sicurissimi tratti, a racchiudere misteri e non detti di donne che erano l’espressione di una nuova femminilità che avanzava, evidente nell’Italia degli anni Sessanta e Settanta, e che Giancarlo Cerri ha decisamente saputo imprimere sulla carta.

Il secondo gruppo di opere in mostra comprende 9 lavori fra nature morte e paesaggi, tutti realizzati tra gli anni Sessanta e Ottanta, dei quali 7 su carta (5 paesaggi e 2 nature morte), e 2 studi su tela (1 cava e 1 foresta), dove è chiara la vocazione informale dell’artista e dove i segni agiscono in maniera forte e decisa sul sistema percettivo di chi guarda.

Giancarlo Cerri, “La Pazza”, 1968.

Le ultime due sezioni della mostra sono invece composte da 8 sequenze, disegni astratti su carta e su tela degli anni Novanta, sviluppo consequenziale delle ricerche naturalistiche del decennio precedente ed approdo all’astrazione pura, dove ciò che conta non è più il racconto ma l’immagine, e da 6 opere di arte sacra, cinque su tela e un disegno su carta applicato su tavola, nate da quell’11 settembre 2001 che ha cambiato per sempre l’Occidente.


Giancarlo Cerri è nato nel 1938 a Milano, città in cui da sempre vive e lavora. Ha iniziato a dipingere giovanissimo nella metà degli anni Cinquanta. Dal 1956 al 1976 la sua attività si svolge fra pittura e grafica pubblicitaria. Dal 1977 si dedica esclusivamente alla pittura, con alcune incursioni nel campo della critica d’arte. Dal 1988 al 1995 è direttore artistico del Centro Culturale De Gasperi di Milano. Per una grave malattia oculare non dipinge più da diversi anni, le sue ultime opere risalgono alla primavera del 2005.

GIANCARLO CERRI

Quando l’orbo ci vedeva bene

CENTRO CULTURALE DI MILANO

Largo Corsia dei Servi 4, Milano

28 ottobre – 15 novembre 2020

Foto d’apertura: Giancarlo Cerri, “Sequenza”, 1994, acrilico su tela.



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