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Leisure - 06/09/2021

Giovani in teatro, “Boiler Room” porta la techno sul palco

Menzione speciale allo Scenari Festival di Bologna, l'opera è una celebrazione del potere della musica techno nelle zone di guerra.

Samà Abdullhadi, dj palestinese, lo dice in maniera chiara: “Qui quando si fa festa non ci si ferma fino all’ultimo, perché non si sa se ci sarà un’altra occasione”. La caducità del divertimento e il senso di comunità che si respira negli eventi dance dei giovani di tutto il mondo sono alla base di BOILER ROOM – GENERAZIONE Y di Ksenija Martinović (Udine). Lo spettacolo, che prende spunto dal successo delle stanze dove si balla da soli in una fossa affollata di gente dove regna il dj, ha vinto la menzione speciale allo Scenario Festival di Bologna, progetto dell’Associazione Scenario, direzione artistica di Cristina Valenti, realizzato con DAMSLab – Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna, e con DAMS50, l’ampia programmazione di eventi che accompagna i 50 anni del Dams.

«Quale potrebbe essere il punto di rottura della musica in una determinata zona di confine, di guerra, di solitudine, di resistenza? Boiler Room si dispone in questa concertazione di interrogativi che scavalcano il teatro, in cerca di altri immaginari per favorire il riconoscimento culturale, la cittadinanza e le fragilità delle nuove generazioni».

Ksenija giovane interprete serba che da molti anni vive in Italia, non è nuova a successi di critica. La finalista al Premio Scenario 2021 ha realizzato u’opera site-specific, un’installazione sonora, un luogo di luci fluorescenti e stroboscopiche che pulsano a ritmo di musica e invitano chiunque a seguirne il movimento.

La techno è l’espressione musicale in cui la Generazione Y si identifica, crea comunanza, proprio perché di accomunante non ha nulla. Riflette i pattern sociali di alienazione, non lascia spazio al contatto interpersonale. Una sorta di tunnel a più entrate, ciascuno si lascia risucchiare dal suono e si immerge in uno stato di trance, consapevole di essere circondato dagli altri, mantenendo la propria autonomia.

Ksenija Martinovic, attrice e regista belgradese, vive e lavora in Italia. Frequenta l’Accademia D’arte Drammatica Silvio D’Amico, si diploma alla Civica Accademia D’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine. Fa parte del Corso di perfezionamento attoriale della Scuola di Ert diretta da Ivica Buljan. Continua i suoi studi al Centro Teatrale Santacristina, dove lavora con Massimo Popolizio. Frequenta il Corso Internazionale itinerante di perfezionamento teatrale École des Maîtres con la guida di Angélica Liddell. Il suo primo progetto Diario di una casalinga serba, con la regia di Fiona Sansone, ha vinto il premio Premio Giovani Realtà del Teatro Sezione Monologhi (2014). Mileva è il suo secondo lavoro creato insieme al dramaturg Federico Bellini e al danzatore Mattia Cason. Entrambi gli spettacoli sono produzione CSS Teatro Stabile di innovazione del FVG. Vince il Premio Lidia Petroni di Residenza Idra Vestimi bene e poi uccidimi. La sua ricerca si basa su un legame profondo tra la sua terra e l’Europa.Di Ksenija Martinović. Con Matilde Ceron, Federica D’Angelo, Matteo Prosperi, Alessandro Genchi, Mattia Cason, Ksenija Martinović. Sound designer: Andrea Peluso e Emanuele Pertoldi; light designer: Giulia Mandicardo; video maker: Sonia Veronelli; tecnico luci: Federico Pit.

Foto di apertura “Boiler Room” scattata da Malì Erotico.



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