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Leisure

Leisure - 22/03/2019

Gli “Artificial Woods” di Andrea Chinese sono fotografie del tempo

L'artista finalista dell’Arte Laguna Prize, dal 31 marzo nella suggestione dell'Arsenale di Venezia.

Gli “Artificial Woods” di Andrea Chinese non devono trarre in inganno con il loro antitetico titolo. Possono essere artificiali delle riprese fatte a elementi naturali come gli alberi? Questa è il primo intrigo che pone l’arte di Chinese, creativo finalista dell’Arte Laguna Prize, che presenta il suo ultimo progetto nella suggestiva cornice dell’Arsenale di Venezia a partire dal 31 marzo e fino al 25 aprile.

A Venezia verranno esposte alcune opere del suo progetto fotografico per cui l’artista osserva e scatta paesaggi dello stesso tipo nelle ore più disparate della giornata per catturare mood e luce giusta per il suo intento.

Questo lavoro segna una novità nella sua carriera artistica, la sua ricerca sul paesaggio per la prima volta si racconta attraverso scatti fotografici di grande formato. Chinese, attivo nel mondo dell’arte da 18 anni, ha all’attivo esposizioni prestigiose presso la Biennale di Venezia nel 2017, con il progetto Abyss in occasione della rappresentazione di un concerto inedito del compositore Franco Donatoni, e alla Casa museo Tadini nel 2016 con Paesaggi Binari, ora si dedica a un altro aspetto.

I boschi artificiali sono luoghi in cui l’uomo ha piantato alberi da taglio, e lo ha fatto nel modo più scontato per lui, uno dopo l’altro, a formare filari ordinati, secondo un semplice reticolo geometrico. La forma più ordinata per un uomo e meno naturale per un bosco. Crescendo, lentamente, le piante hanno reinventato questa struttura rendendola sfuggente e intrigante.

Photo courtesy Andrea Chinese, “Artificial Woods” concesse a The Way Magazine.

Andrea Chinese ci porta in questi posti unici e ambigui. Seduto nel cuore di boschi attentamente selezionati l’artista attende il primo raggio di sole per incominciare a scattare. Questo è il momento in cui la luce entra orizzontale fino al centro della vegetazione ed illumina i tronchi lasciando le chiome in ombra. In questo modo l’alternanza di vuoti e pieni fa emergere, allo sguardo attento, l’equilibrio precario tra natura e geometria.

Immagini potenti e immediate, che ci raccontano del rapporto tra artificiale e naturale, tra segno e significato. Proprio la semplicità di questi luoghi, la loro gratuità progettuale, fa emergere un modo di agire automatico, che risponde ad idee radicate in profondità nel nostro inconscio.

Il bosco è simbolo dell’incolto, il luogo dell’ombra, del nascosto alla vista. Dove per secoli abbiamo ambientato i cattivi delle nostre storie, dal lupo alle streghe. Normalizzarlo, renderlo un pattern ripetitivo, privo di sorprese, diventa nelle foto di Andrea Chinese, una metafora del controllo, del rifiuto dell’imponderabile e del mistero, della paura e del dolore.

Andrea Chinese, classe 1982, si divide tra Milano, Napoli e tutto il resto. Artista poliedrico concentra la sua ricerca sul paesaggio, antropico e naturale, alla ricerca di indizi sulla capacità che abbiamo di immaginare modi possibili.

Questo progetto segna un’importante evoluzione nell’estetica di Andrea Chinese, ma non rinuncia alla delicatezza e alla cura del dettaglio tipici dei disegni su carta a cui si ricollega per tematiche e sensibilità.

Alcuni esempi sono la serie di disegni Eden, in cui i campi da golf vengono proposti come paradisi sintetici, progettati per proteggere la bellezza della natura addomesticata dall’incolto del mondo esterno.

Oppure la ricognizione sul fiume Po, in cui le immagini riprese a volo d’uccello mostrano le sinuose curve del corso d’acqua che meravigliosamente contrastano con le forme regolari e ripetitive dei campi coltivati.

 

Percorsi paralleli di un discorso artistico unico. Andrea Chinese si dimostra un artista che sperimenta e sorprende all’interno di un percorso forte e coerente ed una ricerca artistica guidata da una instancabile sete di conoscenza.

 

 



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