21 Giugno 2022

Grazia Varisco, mostra-tributo a Palazzo Reale

"Percorsi contemporanei 1957-2022": l'esponente del Gruppo T è oggetto di una retrospettiva che ne esalta la grande statura. Dall'arte cinetica alla sperimentazione avanguardista.

21 Giugno 2022

Grazia Varisco, mostra-tributo a Palazzo Reale

"Percorsi contemporanei 1957-2022": l'esponente del Gruppo T è oggetto di una retrospettiva che ne esalta la grande statura. Dall'arte cinetica alla sperimentazione avanguardista.

21 Giugno 2022

Grazia Varisco, mostra-tributo a Palazzo Reale

"Percorsi contemporanei 1957-2022": l'esponente del Gruppo T è oggetto di una retrospettiva che ne esalta la grande statura. Dall'arte cinetica alla sperimentazione avanguardista.

Esponente del Gruppo T, la corrente italiana che a inizio anni Sessanta abbracciò le avanguardie artistiche delle immagini in movimento, Grazia Varisco arriva finalmente a essere protagonista di una mostra nella sua Milano. Dal 22 giugno al 16 settembre 2022 Palazzo Reale ospita la mostra antologica Grazia Varisco – Percorsi Contemporanei 1957-2022, dedicata alla celebre artista milanese, protagonista della scena contemporanea italiana.

In arte tendo a desolennizzare il mio lavoro – dice l’artista, 85 anni, alla presentazione della mostra con le autorità cittadine – anche se riconosco che Palazzo Reale ha avuto molto coraggio a voler organizzare la mia mostra. A volte mi chiedo: perché non mi sono dedicata a cose che potrebbero essere messe in fila? I miei lavori tendono a essere difficile da imballare, con tutte le prese e le sporgenze che presentano”. 

Grazia Varisco col curatore Marco Meneguzzo.

Nei primi anni Sessanta, Grazia Varisco avviò una ricerca affine alle più internazionali sensibilità cinetico-percettive. Il collettivo a cui l’artista si unì Gruppo T (dove T sta per “tempo”) comprendeva Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo e Gabriele Devecchi. Ancora oggi l’artista è presente con una delle opere di quel periodo alla Biennale di Venezia. E ancora oggi il tempo ha un valore centrale nella sua opera: “Vorrei avere il piacere di lavorare sulle mie scelte, il tempo è fondamentale. Vorrei ci fosse il gusto della pausa. A Venezia ho toccato con mano questa esigenza. Le nostre sale erano una sagrestia, un qualcosa di ovattato mentre tutto attorno c’è la globalizzazione così pesante che mi mette in tensione e disagio continuo. Non che non mi piaccia, ma la sento come qualcosa di troppo. Abbiamo bisogno tutti di non rinunciare a perseguire il desiderio del trovare il senso delle cose”.

Il tempo ha bisogno di alternanze, dice Varisco: “Il piacere di fare attività e poi fermarsi e mettersi in pausa, uno stop che favorisce il progetto nuovo e il desiderio di portare avanti quello che si è pensato. Il tempo di mezzo è importante”.

L’esposizione a Palazzo Reale è promossa e prodotta dal Comune di Milano | Cultura, Palazzo RealeArchivio Varisco con oltre 150 che ripercorrono le ricerche e sperimentazioni praticate in una vita dedicata all’arte, e che la rendono la più importante mai realizzata sinora sul suo lavoro.

Il progetto, a cura di Marco Meneguzzo, documenta e restituisce oltre sessant’anni di attività dell’artista, straordinaria interprete delle arti visive, internazionalmente riconosciuta come una protagonista della nostra modernità, offrendo uno spaccato del ricco e complesso universo di temi e sperimentazioni formali che ne hanno caratterizzato il percorso artistico.

La mostra riunisce una preziosa selezione di opere che negli ampi e prestigiosi ambienti di Palazzo Reale rappresentano la complessità e la varietà delle tematiche di ricerca a cui Grazia Varisco si è dedicata.  Il percorso espositivo, presenta i temi della ricerca dell’artista articolati per tipologia di esperienze.

I Materici (1957-1959) sono i primi lavori degli anni Cinquanta realizzati durante gli studi in Accademia a Brera, come esperienze di reazione al figurativo. Le Tavole Magnetiche (1959-1962), prime ricerche legate alla formazione del Gruppo T – di cui Grazia Varisco è protagonista assieme a Anceschi, Boriani, Colombo e De Vecchi -, evidenziano la particolare attenzione dedicata dall’artista alla rappresentazione dello spazio-tempo e il forte interesse nei confronti della dinamica del gioco, degli elementi del caso e del programma restituiti con forme espressive non convenzionali.

Seguono le esperienze artistiche dei pieni anni Sessanta, attraverso le quali Grazia Varisco esplora la lettura dell’immagine in movimento e la percezione dello spazio e del tempo come fenomeni in continuo divenire.

Con gli Schemi luminosi variabili (1962-1969), presentati alla Biennale di Venezia in tre diverse occasioni, inclusa l’edizione del 2022, Varisco sperimenta materiali completamente fuori dalla convenzione della produzione artistica, quali il metacrilato blu, motorini elettrici e la luce al neon, per creare immagini in variazione continua.

Nei Reticoli frangibili,nei Mercuriali, nei Variabili + Quadrionda realizzati tra il 1965 e il 1971 l’artista utilizza il vetro industriale e le sue proprietà di rifrazione e deformazione come elemento di scomposizione dell’immagine che si modifica ad ogni movimento dell’osservatore.

Nella sala più grande della mostra è proposta la riedizione della storica mostra personale realizzata alla Galleria Schwarz di Milano nel 1969, che ha costituito un importante momento di sintesi del periodo artistico cinetico aprendo nel contempo alle esperienze ambientali e partecipative degli anni Settanta, come l’evento “Campo Urbano” di Como.

Da sinistra, il direttore di Palazzo Reale Milano, Domenico Piraina, l’assessore alla Cultura del Comune di Milano, Tommaso Sacchi, l’artista Grazia Varisco e il curatore della mostra, Marco Meneguzzo.

Gli ampi spazi di Palazzo Reale accolgono infatti la ricostruzione integrale dell’ambiente Dilatazione spaziotemporale di un percorso, uno spazio completamente buio con le pareti inclinate, curve e irregolari, all’interno del quale si muove un punto di luce intensa che percorre le superfici deformandosi e cambiando velocità secondo l’inclinazione e la deformazione dei piani.

Gli sviluppi artistici degli anni Settanta, sono caratterizzati da riflessioni legate al tema del Caso, dell’evento non calcolato come elemento di indagine. 

Nelle serie Extrapagine (1973-1986), Spazio potenziale (1974-1976), Meridiana (1974) e Gnomoni (1975-1982) l’artista riscopre un crescente interesse nei confronti dell’anomalia, dell’imprevisto che si oppone alla programmazione e spontaneamente procede verso l’esperienza della tridimensionalità.

Gli anni Ottanta e Novanta vedono una progressiva tensione verso l’astrazione, l’essenzialità e la semplificazione della forma, con sperimentazioni di maggior respiro. Dalle pieghe inclinate e poste in equilibrio dei Duetti (1986-1989) alla scultura Oh! (1997), le opere dell’artista ospitano lo spazio senza ingombrarlo, ponendosi come elementi inattesi che invitano il visitatore a riflettere sulla percezione di pieno e vuoto.

Le ricerche del nuovo millennio vedono l’opera di Grazia Varisco esplorare nuove forme legate al cambiamento e all’ambiguità della percezione, coinvolgendo lo spettatore in un dialogo continuo tra programma e casualità.

Opere come Silenzi (2005), nata dal riutilizzo di passe-partout trovati come ready made nel laboratorio del corniciaio, e Quadri Comunicanti (2008), dove l’artista esplora il delicato e instabile equilibrio tra pieno e vuoto, mirano a suggerire una forma di divertimento percettivo, dove regola e caos dialogano in una costante tensione alla ricerca e alla sperimentazione che è il reale fil rouge del lavoro di Grazia Varisco.

La mostra Grazia Varisco – Percorsi contemporanei 1957-2022 è realizzata con il supporto di Intesa Sanpaolo e Italmobiliare.

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