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Leisure - 28/01/2020

Guappecarto’: “Con Amore migrante attualizziamo la musica degli anni Trenta”

Le composizioni del croato Vladimir Sambol, fuggito in Svezia in tempi di guerra, rivivono nella musica del quintetto italo-francese.

In “Sambol – Amore Migrante”, il quintetto strumentale GUAPPECARTO’ si confronta con un repertorio sepolto da quasi un secolo e per la prima volta la loro world music assume profumi folk, elettronici e di emozioni amplificate.

La band, particolarmente apprezzata in Francia, torna in tour in Italia: sarà in concerto domenica 16 febbraio alle ore 21.30 allo Spirit de Milan di Milano (Via Bovisasca, 57/59) e giovedì 20 febbraio alle ore 21 al Teatro Toselli di Cuneo (Via Teatro Toselli, 9 – ingresso gratuito).

Lo spettacolo riflette il loro disco del 2019, l’album Sambol – Amore Migrante composto da 9 rivisitazioni delle opere di Vladimir Sambol, compositore degli anni ’30 nato a Fiume ed emigrato in Svezia dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il recupero è stato attuato col permesso della figlia del musicista, Mirjam Sambol Aicardi.

“Abbiamo con noi una storia meravigliosa da raccontare e da condividere, la storia di una figlia che ha voluto far rivivere le composizioni del padre Vladimir Sambol. Il risultato è il nostro quarto album “Sambol – Amore Migrante” e non vediamo l’ora di presentarvelo nel nostro show!».

Guappecarto’ dal vivo fotografati da Antonio Carola.

GUAPPECARTO’ nascono a Perugia come musicisti di strada nel 2004. Vengono notati dalla celebre attrice Madeleine Fischer durante una loro performance, che se ne innamora artisticamente e chiede loro di comporre una colonna sonora per il film “Uroboro”, pubblicato lo stesso anno. Oggi con il disco sul cantore Vlado, così era noto circa un secolo fa, portano in giro il loro esperimento di recupero di un repertorio ma fatto in passato, visto che le canzoni riprese generalmente erano state solo ri-eseguite. Mentre loro li hanno arrangiate da cima a fondo.

Frank Cosentini alla chitarra ci dice essere l’unico del Nord Italia ma con origini del Sud, come tutti gli altri: “Siamo world music”, ci dice presentandoci la band prodotta da anni dall’entusiasta Stefano Piri: “Ho deciso di produrli nel 2014 quando erano buskers ma erano trasversali, e a me che seguo questa musica da 25 anni è balzato agli occhi subito il talento e l’appeal. In ogni concerto che fanno ci sono ragazzini e vecchietti che comprano cd e chiedono autografi. Non ho mai visto cose simili per una musica del genere che viene detta complessa”.

Madeleine Fischer che è stata la loro mamma artistica, dopo essere stata lei stessa a essere scoperta da un grande (Michelangelo Antonioni negli anni Cinquanta) ha detto ai ragazzi: il vostro gurppo deve avere un nome. Uno di loro ha risposto “nuje simm i cumpar e matrimonio ro guapp e carto‘”, ovvero “noi siamo i testimoni di nozze del guappo di cartone”. Il guappo al Sud è considerato lo spaccone, il malvivente del quartiere di cui hanno tutti paura. Si chiama “di cartone” il personaggio che esibisce il suo status ma alla fine si rivela fragile. Un guappo innocuo, insomma. “L’abbiamo adottato scritto tutto attaccato, guappecarto’ convinti di far bene ai nostri amici francesi. Invece ci chiamano in Francia con l’accento sbagliato”.

Ironico, un insulto “ma a noi piace ce lo teniamo stretto, Guappecartò rappresenta l’essere e l’apparire, la voglia di sembrare spavaldi e pericolosi e la fragilità e sensibilità viene espressa attraverso la musica che coinvolge tutti i tipi di persone”, ci confessano.

Il chitarrista Frank ci dice: “È stato più stimolante riprendere composizioni altrui perché potendo lavorare su pezzi che non erano nostri abbiamo suonato con più libertà, anche se abbiamo ripreso scrittura di altri, avevamo carta bianca, sapevamo che l’aspettativa era sulla sorpresa. In alcuni tratti abbiamo sconfinato nella scrittura, spesso si compongono alcune parti in più, e si va a braccetto col compositore originario che è diventato inconsapevolmente il sesto elemento”.

I cinque si sono conosciuti nel 2004 a Perugia e nel 2005 già erano a Parigi: “Una città che accoglie le musiche popolari di tutto il mondo – raccontano – abbiamo assorbito musiche diverse da tante origini, e quindi per questo siamo così diversi. È anche l’epoca che viviamo che ci fa scoprire musiche diverse. Parigi è davvero notevole, ti fa confrontare soprattuto dal vivo, generi lontani e sconosciuti”.

Guappecarto’ fotografati da Yuma Migliaccio.

Mr Braga contrabbasso e basso elettrico, ricorda: “Ogni brano ha ritmiche che si rifà a degli stili diversi ma è filtrato dal nostro imprinting compositivo. E gli ospiti si sono trovati un tappeto su cui incidere. Daniele Sepe ha fatto la sua parte a cuore, senza indicazioni precise, ha dato dei colori bellissimi. Scacciapensieri, still drum e percussioni invece sono stati impiegati in un’ambientazione più elettronica come contrappunto”.

“Amore Migrante” è il brano che dà il titolo all’album e ha Vincent Ségal, il celebre violoncellista francese, assieme ai Guappecarto’ che si definiscono suoi fan: “Vincent è molto preciso, ci conosciamo da molti anni, è stato felicissimo di partecipare e ha trovato che il suo violoncello poteva stare in questo pezzo, che è diviso in tre parti. È molto aperto di mentalità, spazia dal rock al classico e con noi ha fatto un lavoro magistrale sul brano, prima con l’arco poi con il pizzicato meraviglioso con il suo strumento. Sullo stesso brano percussionisti hanno dato vivacità giusta sul finale a quella che è la canzone più prodotta del disco”.

Dottor Zingarone, fisarmonicista, è il più loquace dei cinque: “La storia di questo disco è particolare perché negli anni Trenta fino ai Sessanta, Vlado ha costruito il repertorio che era andato perduto, ci siamo spinti oltre tutto quello che conoscevamo e che avevamo fatto per recuperarlo nel modo giusto. Abbiamo usato questo album come laboratorio, abbiamo una veste acustica ma con gli ospiti non ci siamo limitati. Francesco Arcuri ha lavorato come sound designer, una cosa che non avevamo mai fatto prima. Abbiamo accostato Segal a basso e chitarra elettriche, è una novità, questi territori non erano stati mai battuti”.

Eppure per la stragrande maggioranza del pubblico queste musiche risulteranno nuove, perché non si tratta di ripescaggi di brani popolari: “Non assomigliano all’originale, facendo una musica strumentale ci teniamo affinché le persone che vengono a sentirci non escano stanche. Raccontiamo delle storie anche se non abbiamo testi, e lavoriamo sui tempi, la fruibilità non deve essere pesante. In fin dei conti, cerchiamo sempre di ceare un concerto con il pubblico“.

Il batterista è o’ brigante è il responsabile della ritmica variegata del complesso: “Il gioco che è avvenuto è che ognuno di noi ha portato il suo background. Io personalmente a volte sono andato a Capo Verde, a volte ho voluto un beat elettronico, tante ricerche infinite per alcuni brani sono state fatto. Specie per quelli che faticavano ad avere una forma. Giocare con tutto quello che avevamo a disposizione senza ispirazione fissa è stata la creazione più divertente. Ci è anche capitato di dare vita a brani di cui non capivamo il titolo. E dopo averlo tradotto ci siamo resi conto che obbediva al senso che gli avevamo dato”.

La musica dei Guappecarto’ è talmente coinvolgente, che la maggioranza dei dischi sono venduti proprio dopo i concerti. “Anche centinaia di copie a ogni data”, dice soddisfatto il manager Stefano Piro.

O’ Malamente è invece il violinista della band che ha inciso già quattro dischi: “Su quest’album ho cercato di andare al di là delle mie stesse possibilità , prima erano solo pezzi acustici, ora suono anche in elettronico con il mio strumento e uso effetti. Abbiamo trasformato queste composizioni e quale migliore occasione per sperimentare il violino. Prima abbiamo prima fatto un viaggio da soli e poi ci siamo riuniti a casa della figlia di Vlado e suonato quello che avevamo immaginato. È stato bello vedere il suo coinvolgimento, voleva che le musiche di suo padre fossero giovani, contemporanee, vive”.

Il quintetto strumentale GUAPPECARTO’ ha pubblicato nel 2019 “SAMBOL – AMORE MIGRANTE”. La tracklist dell’album: “Vlado”, “Tango (Invocazione)”, “Amore Migrante”, “Chance”, “Balkanika”, “Sorgen”, “Anonimus Fiumanus”, “Cvijetak”, “Vagabondo Pensiero”.

Foto d’apertura: Sara Sgrò.

 



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