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Leisure

Leisure - 08/05/2020

Hyle si fa risentire con la cucina del calabrese Antonio Biafora

Si può prenotare nel ristorante di Cosenza e usufruire di un menù fino a fine anno. Nel frattempo, si aiuta la Protezione Civile.

Hyle a Cosenza (Località Torre Garga a San Giovanni in Fiore) è il posto di classe aperto dallo chef Antonio Biafora che unisce due percorsi, quello personale e quello territoriale, rappresentato dalla riscoperta della “via della pece”. La pece bruzia, materia prima preziosa dai mille usi: medicina, ingegneria navale, artigianato, conservazione. La estraevano i boscaioli dal tronco del pino laricio incidendo canali a lisca di pesce. Così, riscoprendo un’antica e nobile usanza, ci siamo imbattuti in un percorso, una via tutta nostra, più che mai singolare, la via della pece.

L’intento di Biafora è ripercorrere questa via, che parte dalle colline sul mare e arriva in cima alle montagne, un percorso breve che però comprende un territorio fertile e ricco di materie prime diverse e interessantissime, dalle quali si parte per costruire una cucina che, arricchita da esperienza e trascorsi dello chef, traccia una mappa di eccellenze territoriali, individuando agricoltori, allevatori e piccoli produttori e attiva una catena di sostenibilità economico-sociale.

Per far fronte all’attuale situazione d’emergenza, è stato attivato il dining Bond. Si può acquistare e/o regalare oggi uno dei due percorsi del ristorante da 70€ o 120 € e usufruirne da quando si riaprirà fino al 30/12/2020. Il ristorante si impegna nel frattempo a devolvere subito il 30% della somma alla Protezione Civile, aderendo così all’appello di raccolta fondi per fronteggiare l’attuale situazione.

È molto più di una cena, è un contributo concreto oggi per un futuro migliore domani.

Tra le specialità Chjùbica che libera all’ennesima potenza l’estro dello chef, con creazioni che reinventano tradizioni e ingredienti, una degustazione completa che parte dal vegetale ‘contaminato’ del porro e pollo liquido, passando per l’animella di podolica, con burro alle acciughe e sorbetto di “mela scacciatella” e la trota, cotta nella cenere, fino ai dessert ‘verdi’ come la Verza bruciata, con clementine e mandorla amara.

 



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