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Leisure - 12/03/2020

I Fratelli Campana al MAM di Rio de Janeiro

"35 Revolutions" aprirà il 14 marzo ed è la più grande mostra del celebre duo d'artisti che celebra 35 anni di carriera. Tanti riferimenti al design e architettura del mondo

Campana Brothers – 35 Revolutions è la mostra definitiva dei fratelli Campana, il duo di creativi brasiliano che è famoso nel mondo per aver portato i materiali di uso comune nell’arte e nel design. La grande mostra si svolge dal 14 marzo per due mesi al MAM di Rio e celebra i 35 anni del duo.

La più grande mostra mai dedicata agli artisti si apre il 14 marzo e riunisce pezzi creati negli ultimi decenni, oltre a opere inedite.

La presenza dei fratelli Fernando e Humberto Campana al Museum of Modern Art di Rio de Janeiro comprende anche installazioni progettate appositamente per lo spazio, e una vasta selezione di pezzi di design e sculture sviluppati negli ultimi decenni, con una presentazione audace, coinvolgente e provocatoria.

I 1.800 metri quadrati al secondo piano dell’edificio MAM Rio, progettato dall’architetto Affonso Eduardo Reidy e considerato uno dei punti di riferimento del modernismo, saranno occupati dall’arte irriverente, stimolante e creativa dei Campana.

In una sorta di caos creativo, i due designer hanno concepito un ambiente immersivo, formato da una serie di grandi installazioni e da più di cento pezzi selezionati per lo spettacolo, in cui spiccano questioni di rilievo nella loro produzione, come la capacità di integrare riferimenti artigianali e industriali, una profonda audacia formale e materiale, un intenso flirt con il surrealismo e una forte preoccupazione per il tema ambientale.

La definizione dei diversi nuclei e confluenze è abbastanza soggettiva e deriva da una lettura affettiva e concettuale proposta dalla curatrice italiana Francesca Alfano Miglietti.

Prevale l’idea di “scultura sociale”, sviluppata da Joseph Beuys. “Arte e design, per i fratelli Campana, non sono un concetto esclusivamente museale, ma una concezione estetica rivoluzionaria in cui l’arte diventa una pratica comune, quindi, in grado di migliorare il rapporto tra uomo e mondo”.

Proprio all’ingresso, il visitatore troverà un enorme muro di cobogós, l’elemento edilizio tipicamente brasiliano ispirato alle “trame” dei palazzi di origine araba nella penisola iberica.

Il Museo di Arte Moderna di Rio de Janeiro (MAM Rio), creato nel 1948, è dedicato all’avanguardia e allo sperimentalismo. Il MAM Rio ospita una parte considerevole dei movimenti artistici brasiliani, come il Grupo Frente (1954), Neoconcretismo (1959), Nova Objetividade Brasileira (1967), Cinema Novo (anni ’60), Cinema Marginal (anni ’70), cortometraggi e documentari indipendenti (anni 1970-1980) e cinema sperimentale contemporaneo (anni 2000).

Ci sono circa 1.600 mattoni cavi in ​​terracotta che hanno una mano aperta come elemento di ripetizione, un segno che è sia un avvertimento che un saluto. La struttura, che fa riferimento alle pareti di elementi cavi tipici dell’architettura vernacolare nord-orientale, sottolinea già uno degli aspetti centrali del lavoro del duo: la loro capacità di incorporare e reinventare elementi tipici della cultura brasiliana. Altri interventi di natura fortemente scenica si sono diffusi in tutta la grande sala. C’è il gigantesco pannello intitolato “Pele”, una struttura sostanzialmente organica che combina pannelli di legno, argilla espansa e pollaio e che deriva dal desiderio di creare nuove forme e strutture per progetti di abbellimento; “ZigZag” (un mosaico di strutture a forma di gocce, di diverse dimensioni, ricoperte da fili di un verde lime intenso, che copre il soffitto dello spazio espositivo); e un cinema foderato con tessuto dorato con seducenti pouf neri, per mostrare la storia di questa collaborazione.

Ma l’effetto scenico, realizzato in collaborazione con Spectaculu Escola de Arte e Tecnologia, un’organizzazione creata da Gringo Cardia e Marisa Orth a Rio de Janeiro, non si limita all’entrata, alle pareti e al tetto. Punteggiando e dando ritmo a questo enorme spazio sono più di un centinaio di torri alte, ricoperte di paglia di piassava, una fibra tessile americana. Funzionando come tronchi di una strana foresta, in chiara allusione alla questione ambientale, queste strutture – che sono state mostrate, in misura minore, nel 2019, alla Glass House di Lina Bo Bardi, a San Paolo – suggeriscono percorsi, consentono approcci al pubblico.

Senza gerarchie o cronologie, dialogheranno nella mostra, dall’antologica Red Chair (1998) e Poltrona Favela (2003), a lavori più recenti come la serie Hibridismo, Poltrona Sade e alcune altre ricerche collettive – come i luminari intitolati Ritratti illuminati – sviluppati attraverso l’Istituto Campana, un’istituzione creata nel 2009 dai fratelli per salvare tecniche artigianali e promuovere l’inclusione sociale attraverso programmi sociali ed educativi.

Patrocinio: Carpenters Workshop Gallery, Giustini/Stagetti, Firma Casa, Friedman Benda
Sostenitori: Fink, Divina Terra Design Sustentável, Tokyo Marine Seguradora
Realizzazione: Pinakotheke Cultural



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