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Leisure

Leisure - 23/02/2019

I quarantenni che non crescono nella commedia di Francesco Brandi

Sentimenti e incomunicabilità alla base dello spettacolo visto al Nuovo di Napoli.

In scena, al Teatro Nuovo di Napoli, Buon Anno, Ragazzi di Francesco Brandi con Francesco Brandi, Loris Fabiani, Miro Landoni, Daniela Piperno, Sara Putignano, per la regia di Raphael Tobia Vogel, una produzione del Teatro Franco Parenti di Milano (fino a dom. 24 febbraio).

Premio Franco Enriquez 2018 a Francesco Brandi per la drammaturgia e a Raphael Tobia Vogel per la regia, Buon Anno, Ragazzi è la storia di Giacomo, un insegnante di filosofia e scrittore per passione (Francesco Brandi) che cresce da solo la figlia avuta dall’ex compagna Silvia (Sara Putignano), fuggita per tentare la carriera d’attrice. Durante la notte di Capodanno, che coincide anche con il compleanno della bambina, irrompono nella casa i genitori di Giacomo (Miro Landoni e Daniela Piperno) in crisi matrimoniale – lui giudice in pensione e lei moglie perfetta che, scoperto il tradimento del marito, diviene cinica – e l’amico d’infanzia (Loris Fabiani), orfano e molto legato a tutti loro. Il vero colpo di scena è l’arrivo di Silvia che, inseguita dalla polizia per una rapina, prende tutti in ostaggio.

L’incapacità di essere se stessi ed esprimere i propri sentimenti sono i temi che stanno alla base di questa divertente, amara, godibilissima commedia di Francesco Brandi, reduce dal successo di Per Strada. Qui, la richiesta di solitudine del protagonista – egregiamente interpretato dall’autore – si scontra con la necessità di comunicare degli altri personaggi. Tra ironia, sarcasmo e tensioni, si evidenziano così rapporti familiari veri, conflittuali e pieni d’amore. L’ingerenza di genitori anziani ma giovanili nel rapporto tra ex-coniugi quarantenni mai cresciuti aggiunge uno spunto di riflessione in più, in una commedia lineare eppure sorprendente, mai banale, condotta con stile fresco e garbato dal regista Raphael Tobia Vogel. Gli attori risultano tutti aderenti ai personaggi (un plauso particolare al bravissimo Loris Fabriani, ironico e tenero) e si muovono agevolmente in uno spazio scenico a tre dimensioni: esterno, interno, uterino, appropriatamente rappresentato dalle scene di Francesca Pedrotti e Alice De Bortoli.

Spettacolo brillante, vivace, intelligente, che corrisponde pienamente all’interrogativo dell’autore: “Perché dobbiamo aspettare che ci crolli tutto addosso per diventare migliori?”.

Testo a cura di Davide D’Antonio



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