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Leisure - 17/05/2019

I temi di Biennolo: l’arte parla di paesaggio, natura, relazioni e inquietudine

Lo storno di Vedovamazzei, le muffe di Stefano Arienti, i cactus di Carlo Dell'Acqua. Negli spazi suggestivi di Cova albergano installazioni site-specific e anche le parole di Mogol.

Sono 37 gli artisti invitati per Biennolo, la prima Biennale d’arte contemporanea di NoLo, selezionati sulla base di una ricerca che incrocia più punti di vista, più tipologie di ricerca e più temi fra i quali possiamo individuare i seguenti: assenza di luce elettrica, sguardo al “terzo paesaggio”, ricerche antropologiche, psicologiche e sociali, pratiche performative e urbane, utilizzo di processi creativi non convenzionali e, non ultimo, progetti in aderenza con la realtà territoriale che ospita BienNoLo. Progettare per il territorio crea “identità locale”, produce complicità e cittadinanza attiva.

“Solo La Bandiera” di Sergio Limonta, opera del 2018. Lunga 18 metri e larga un metro e mezzo, è considerata una scultura leggera. Perché va letta dal basso verso l’alto, con le pieghe che si formano a terra.

Abbracciare il paesaggio

Abbracciare il visibile e l’invisibile, come nel “tramonto in cattività” di Francesco Bertelé, che si rivela solo per mezz’ora al giorno nel passaggio tra il calare del sole e l’arrivo della sera, nato in stretto dialogo con l’installazione Mediterraneo di Sara Rossi, combinazione di 35 metri di cartoline postali, ideale landscape ottico. Un omaggio alla natura tra il reale e l’onirico è il tema della scultura in vetro blu che Vittorio Corsini appoggia a un cespuglio, mentre Adrian Paci pone lo spettatore in condizione di contemplare la vegetazione spontanea dell’ex spazio Cova in quello che possiamo considerare un unico invisibile abbraccio fra uomo e natura.

Muffe, Camouflage e Trasformazione

All’interno del percorso espositivo si chiederà allo spettatore di sforzare lo sguardo alla ricerca di quelle opere che, per loro natura, nascono effimere e transitorie come nello storico intervento di coloritura delle muffe di Stefano Arienti; o nello skyline di Milano realizzato in occasione di RAID, nel 2017, di Eugenio Tibaldi. All’ex spazio Cova nascono, crescono e si colorano non solo le muffe ma anche le opere, ricordandoci che l’arte spesso ci racconta di visioni e non per forza di materia, come nell’intervento di Mario Airò che crea una relazione fra una vecchia tabella educativa aziendale e i muri che la ospitano.

La forma delle Parole

Tutti conoscono il peso delle parole, soprattutto quando vengono scritte, ma non tutti ne conoscono la forma o ne ricercano la struttura: Alessandro Nassiri Tabibzadeh incide a mano su un vecchio specchio una frase che ci parla di razzismo, parole invisibili che si riflettono in chi si specchia; parole reticenti invece quelle dell’opera di Margherita Morgantin nascoste alla vista di chi non sa cercare.

La parola “dono” diventa un campo dove coltivare la diversità nell’intervento di Stefano Boccalini, mentre V for Victory di Loredana Longo parte dall’idea di mettere insieme immagini o elementi in netta antitesi: gli estrem ipossono sempre incontrarsi e dare un senso nuovo alle immagini precostituite.

Lo sconfinamento è il primo passo di una civiltà ci ricorda Giovanni Gaggiaricamando su una coperta grigia dell’esercito tedesco la parola SCONFINARE, in cui lo sconfinamento non presuppone un luogo ma un movimento costante e un processo che si sviluppa intorno alla bellezza della parola condivisa. Per tutta la durata della manifestazione il pubblico potrà anche interagire con l’artista rispondendo alla domanda Qualè stato l’avvenimento più importante della tua vitache ti ha spinto a fare la valigia?

Partner attiva del progetto sarà RadioNoLo.

Metodo, Materia e Meditazione

I processi di metodoprevedono pratiche che potremmo quasi definire meditative in cui l’artista sviluppa l’opera processando la materia: T-yong Chung recupera e dà nuova vita a oggetti provenienti da fabbriche abbandonate attraverso un’azione costante sulla superficie degli stessi, utilizzando carta vetrata rimuove la ruggine del tempo, restituendo loro una nuova funzione; un incessante corpo a corpo con la materia caratterizza invece l’intervento di Serena Fineschi che realizza un’opera che cita l’Action painting: un grande drippingdi chewing-gum masticati e sputati, tentativo di trasformare, provocare, assimilare e ricomporre la materia.

L’intervento ambientale di 2501 evidenzia un processo creativo in cui il segno pittorico, la tensione del gesto, il movimento circolare e continuo come in un loop trasformano la materia, lo spazio, la superficie e l’architettura stessa, in un rito dove artista e luogo si fondono attraverso quella che potremmo definire una pittura automatica.

Inquietudine Relazionale

La colonna di cemento e perlite installata da The Cool Coupleè un monumento che il pubblico è invitato a prendere a mazzate, trasformandolo in una scultura modellata attraverso la veemenza. Laura Cionci invita lo spettatore a partecipare al racconto, all’incontro, allo scambio e al confronto sullo stato dell’essere tra dolore, consapevolezza, vita e morte.

Soggetto/Oggetto

Attraverso la metamorfosi di alcune carene di scooter Marco Ceronicrea sculture in bilico tra demoniaco e animale, innescando così un cortocircuito continuo tra reale e verosimile, tra quotidiano e perturbante; Sergio Limonta, in Solo la bandiera, lascia aperte allo spettatore infinite possibilità di interpretazioni sui simboli e sul concetto di monumento contemporaneo. La triade di uccellini che compone Storno di Vedovamazzei, opera del 1995, riflette sul delirio di onnipotenza: chi vuole volare troppo alto rischia, in questo caso, uno schianto tra il tragico e l’ironico. Italo Zuffi, con l’opera Rarefatto,invece ci pone di fronte a una natura morta “mimetica” in cui materiale e soggetto riscrivono la relazione tra significante e significato.

Federica Perazzoli costruisce un’opera (casa-autoritratto) dal titolo All I need: un ambiente domestico dove lo spettatore potrà accederema anche un involucro contenente il “minimo” contro la bulimia della vita contemporanea.

Antropologie del trauma

Attraverso la disposizione forzata in verticale di una parete di cactus, Carlo Dell’Acqua ci pone di fronte al concetto di resistenza al trauma, che se non affrontato diventa stato allucinatorio. Le quattro sculture in vetro di Massimo Kaufmann riproducono alcuni frammenti del corpo sezionato di un condannato capitale, utilizzati per costruire un atlante anatomico online. Il titolo, Resurrezione, allude alla vita eterna che le immagini avranno suinternet. Un lungo filo spinato nel quale sono inseriti boccioli di rosa rende meno respingente la paura del confine nell’opera di Giuseppina Giordano. E di confini e attraversamenti, di sradicamento e cronache ci parlaanche Riccardo Gusmaroli, con un intervento realizzato per gli spazi esterni dell’ex spazio Cova, attraverso l’uso di coperte termiche e cerotti. Nel dittico di Iva Lulashi viene invece mixata l’iconografia erotica e quella di regime attraverso l’immagine di alcune donne seminude, in riferimento anche alla questione dell’omofobia.

 

Geografie e Tag

Se Città ideale di Massimo Ubertici racconta del desiderio dello spazio urbano immaginario, attraversoun’installazione di 200 candele quotidianamente accese, Cartografia dell’Orizzonte di Francesca Marconi indaga lo spazio del Border Scape (del confine umano/geografico) mettendo in dialogo territorio e persone, ricordandoci l’attraversamento come incontro. Nell’opera di Elizabeth Arotutti i continenti hanno perso la loro collocazione e convergono irrimediabilmente, vorticosamente verso sud, come a sottolineare la perdita dei punti di riferimento; Premiata Ditta costruisce, invece, una topografia di tags attraverso la mappatura di una serie di odori registrati nel quartiere di NoLo.

Vertigo

L’ipocondria è il tema scelto da Alessandro Simonini, che attraverso una vecchia scatola del primo soccorso resa specchiante,ci costringe di fronte al nostro ritratto, alla nostra stessa paura della fine. Stand Updi Matteo Pizzolante è una trasformazione scultorea della climacofobia, la paura delle scale,che caratterizzava le scene di Vertigodi Alfred Hitchcock. Nell’ipercinetica epoca contemporanea, la 26enne Luisa Turuanici pone di fronte alla paura della lentezza. Bea Viinamaki, con un atto performativo,riflette su creazione, nascita e identità attraverso il simbolo del sangue, mentre Alfredo Rapetti Mogol trasforma ils eminterrato di ex spazio Covain uno spazio al limite tra sacro e profano, con le opere che richiamano i testi inserite in un contesto davvero suggestivo e sinistro.



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