3 Maggio 2022

Il “Limbo” di Daniel Richter nell’Ateneo Veneto

Per la 59esima Biennale d'arte a Venezia l'artista tedesco ha installato dipinti a olio di grandi dimensioni nell'aula magna dell'antica struttura vicino San Marco.

3 Maggio 2022

Il “Limbo” di Daniel Richter nell’Ateneo Veneto

Per la 59esima Biennale d'arte a Venezia l'artista tedesco ha installato dipinti a olio di grandi dimensioni nell'aula magna dell'antica struttura vicino San Marco.

3 Maggio 2022

Il “Limbo” di Daniel Richter nell’Ateneo Veneto

Per la 59esima Biennale d'arte a Venezia l'artista tedesco ha installato dipinti a olio di grandi dimensioni nell'aula magna dell'antica struttura vicino San Marco.

Nella sede dell’Ateneo Veneto, voluto da Napoleone a fine Ottocento, l’artista tedesco Daniel Richter porta alla Biennale d’arte di Venezia 2022 la sua mostra “Limbo”. L’esposizione comprende grandi dipinti a olio situati nell’aula magna dello storico edificio dell’ateneo veneziano, di origine cinquecentesca e ristrutturato dopo un disastroso incendio, con la curatela di Eva Meyer-Hermann.

In concomitanza con la 59° Biennale nelle sale della Scuola Grande di San Fantin a piano terra, le macchie cromatiche di Richter appaiono circondate dallo straordinario apparato di opere del XVI secolo che fanno parte della collezione dell’istituto.
Al piano superiore, attraverso un’antica scalinata ripida, si accede alla Sala Tommaseo dove è esposto in teche pregiate parte dell’archivio dell’artista, attraverso una selezione di libri, ephemera, paraphernalia e nuovi disegni a inchiostro e collage nell’ambiente che fa da biblioteca.

Il cosmo indefinito immaginato da Daniel Richter tra l’astratto e il figurativo, richiama lo spazio spirituale popolato dalle anime che attendono di accedere al Paradiso.

L’esposizione è di impatto proprio grazie alla contrapposizione di stili che emerge dall’esperienza che si fa all’interno. L’Ateneo Veneto di Scienze, Lettere e Arti nacque il 12 gennaio 1812, ma è la più antica tra le istituzioni culturali oggi attive a Venezia.

La sua sede, in campo San Fantin, dapprima ospitò due confraternite di San Girolamo e di Santa Maria della Consolazione che a circa metà del Quattrocento si erano fuse condividendo gli stessi scopi assistenziali, che in qualche modo richiamano le immaginarie danze ritratte dall’artista Richter all’interno dei suoi enormi quadri: qui si dava sostegno spirituale ai condannati a morte per impiccagione, da cui gli derivò il nome popolare di “Scuola dei Picai (impiccati)” o “della buona morte”. Si respira dunque un vivace dialogo visivo tra il programma religioso della Scuola e le aspirazioni di Richter di interrogare l’arte in termini di responsabilità sociale e politica. Anche Richter usa il tratto del chiaroscuro, tipico del tardo Rinascimento e del Barocco, come impianto centrale dei suoi lavori. La curatrice Eva Meyer-Hermann sottolinea inoltre che l’epiteto della Scuola, nota come confraternita della “buona morte”, risuona nel tentativo artistico di Richter di “abbellire l’orrore con la pittura”.

Distrutta da un incendio nel 1562, la sede fu ricostruita per mani di famosi architetti, pittori e scultori (Alessandro Vittoria, Tintoretto, Palma il Giovane, Veronese, Leonardo Corona) che, tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento, la portarono all’attuale configurazione.

La mostra è frutto della collaborazione tra l’Ateneo Veneto di Venezia e Curator for Artists di Berlino.
È stata realizzata con il generoso supporto della galleria Thaddaeus Ropac.
La curatrice della mostra è Eva Meyer-Hermann; l’allestimento è stato progettato da Viola Eickmeier ed eseguito da Ott Art.

Daniel Richter
Daniel Richter si è affermato a partire dagli anni ’90, quando è passato dal mondo della musica – dove progettava e disegnava poster e cover di dischi – al mondo dell’arte. Le figure hanno iniziato ad apparire nei suoi lavori negli anni 2000, spesso ispirate da riproduzioni tratte da giornali o libri di storia, poi rese con colori brillanti e descritte dall’artista stesso come una nuova forma di pittura storica. Da sempre innovatore, le sue opere più recenti rappresentano un ulteriore passaggio innovativo in un linguaggio visivo che si è evoluto nel corso della sua carriera, caratterizzato da intrecci caotici di corpi frammentati su sfondi bicromatici. 
Nato ad Eutin, in Germania, nel 1962, Daniele Richter completò quattro anni di studi con Werner Büttner presso l’Hamburg Academy of Fine Arts e lavorò come assistente per Albert Oehlen. Influenzato dall’eredità dei Simbolisti come James Ensor e Edvard Munch, Richter usa contrasti cromatici vividi e una composizione astratta per trasmettere un tenore emotivo inquietante, accresciuto dall’indeterminatezza temporale e spaziale delle scene che rifiutano di risolversi in un tempo, luogo o spazio pittorico coerente.
Lo stesso vale per le sue campiture di colore definite, che ricordano le mappe di un atlante ma non corrispondono a nessuna regione specifica. L’artista le descrive come un ‘accerchiamento, una sorta di pressione, intreccio, spremitura’, che trasmette un forte senso di contrasto e continua mutazione.  
Le opere di Daniel Richter sono presenti all’interno di prestigiose collezioni in tutto il mondo, come: National Gallery of Canada, Ottawa, Louisiana Museum, Humlebaek, Centre Pompidou, Parigi, Kunsthalle Kiel, Kunsthalle Hamburg, Nationalgalerie Berlin, Kunsthalle Stuttgart, Museum der Bildenden Künste Leipzig, Gemeente Museum, The Hague, Contemporary Art Collection of the Federal Republic of Germany, MoMA New York, Denver Art Museum e Musée d’Art Moderne et Contemporain Strasbourg.
 

Ateneo Veneto, Curator for Artists – Berlin
DANIEL RICHTER / LIMBO
Mostra di Daniel Richter a cura di Eva Meyer-Hermann
22 aprile – 25 settembre 2022
Dal mercoledì alla domenica (chiuso lunedì e martedì)
Orario 10 – 18
Ingresso gratuito

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