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Leisure - 22/10/2020

Il terzo capitolo di “McCartney” contiene pezzi di storia nel vinile

A dicembre uscirà “McCartney III”, a distanza di 50 da “McCartney I” e di 40 anni da “McCartney II”. Tiratura limitata con vinile riciclato dalle copie precedenti.

Il 2020 segna 50 anni da quando Paul McCartney ha pubblicato il suo primo album solista. E questo anniversario verrà festeggiato con un nuovo disco che ha un legame stretto con quella prima uscita.

 il primo album delle trilogia,  McCartney, è stato pubblicato nel 1970

 

Il secondo, McCartney II, è stato pubblicato nel 1980

 

McCartney III uscirà l'11 dicembre 2020

 

Scritto, interpretato e prodotto da Paul McCartney
Il primo album delle trilogia, McCartney, è stato pubblicato nel 1970. Il secondo, McCartney II, è stato pubblicato nel 1980. McCartney III uscirà l’11 dicembre 2020. Scritto, interpretato e prodotto da Paul McCartney.

Era il 1969, anno della definitiva disgregazione dei Beatles. Il loro progetto Get Back si era arenato miseramente. L’album e il film-documentario che nacquero dall’esperienza-Get Back videro la luce oltre quindici mesi più tardi e accompagnarono lo scioglimento ufficiale della band, avvenuto nel 1970: il progetto venne ribattezzato Let It Be (Lascia Che Sia) e dell’originario titolo Get Back rimase solo una bella canzone, uscita su 45 giri nell’aprile 1969 e inserita nuovamente – seppure in una differente versione – nell’album Let It Be, pubblicato l’8 maggio 1970 in un cofanetto contenente anche un libro fotografico. Il documentario omonimo, della durata di 81 minuti, conquistò un Oscar nel 1970 nella categoria Migliore Colonna Sonora Originale.

Un mese prima dell’uscita dell’album, però, Paul McCartney aveva dato alle stampe “McCartney”, primo autentico tassello della sua carriera solista: per la verità, il musicista di Liverpool aveva già firmato, pochi anni prima, la colonna sonora del film “The Family Way” insieme al produttore dei Beatles, George Martin, ma quel 33 giri del 1970 rappresentò qualcosa di differente.

Il titolo – “McCartney” – non lasciava spazio a dubbi. Era Paul, da solo, senza gli altri tre, fuori dalla scatola magica ‘JohnPaulGeorgeRingo’ che aveva calamitato l’attenzione dei fan e dei media per poco meno di un decennio. Accompagnato da una autointervista in cui Paul ufficializzava la fine del quartetto – notizia che gli garantì le prime pagine delle testate di mezzo mondo e il lutto collettivo di legioni di Beatlefan – l’album “McCartney” era composto, suonato, cantato, arrangiato e registrato unicamente da Macca (con incidentali presenze dell’allora neo-moglie Linda) nella sua fattoria in Scozia.

“Maybe I’m Amazed” divenne il singolo-icona di quel disco dal titolo icastico, divenuto anche totem per centinaia di musicisti della scena indipendente angloamericana. L’era solista di McCartney aveva inizio e dava simbolicamente il benvenuto a quel decennio che avrebbe visto nascere, crescere e disgregarsi i suoi Wings, ma che – soprattutto – avrebbe dimostrato che c’era vita anche dopo i Beatles, esperienza contro la quale impattarono tutti e quattro gli ex-componenti della band inglese.

Esattamente dieci anni dopo, all’indomani della fine dei Wings e di un arresto per detenzione di marijuana, avvenuto in Giappone nel 1980, Paul McCartney si chiuse nuovamente in casa per dar vita a “McCartney II”, seguito ideale di quella prima esperienza solista del 1970.

Il disco aveva nel singolo “Coming Up” il suo apripista ideale e, come il suo predecessore, era completamente McCartney-centrico.

Va ricordato, a questo proposito, che Sir Paul suona disinvoltamente ben 25 differenti strumenti, e che – nell’arco della sua lunga carriera – ha suonato complessivamente 54 strumenti diversi, molti dei quali finiti sulle tracce dei suoi dischi solisti.

A quarant’anni di distanza da “McCartney II” e a cinquanta da “McCartney I”, sorprendentemente, il mancino di Liverpool ricomincia da tre. Il lockdown ha imposto a Sir Paul una clausura forzata che gli ha permesso di riprendere in mano il progetto di un terzo tassello di questo ideale ciclo di album eponimi.

Due anni dopo “Egypt Statyion” e all’indomani della chiusura forzata del tour mondiale “Freshen Up”, il musicista inglese ha dato vita ad una “eclettica raccolta di canzoni spontanee; un’opera spogliata, autoprodotta e, letteralmente, solista che segna l’inizio di un nuovo decennio, nella tradizione di “McCartney” degli anni Settanta e di “McCartney II” degli anni Ottanta” come recita la nota ufficiale della Capitol Records, che pubblicherà l’album in ben 10 differenti versioni il prossimo 11 dicembre. Le diverse edizioni limitate in vinile colorato, in poche migliaia di copie numerate, sono già sold out da molte ore e un’edizione che riproduce la copertina dell’album in giallo e nero è stata realizzata in sole 333 copie numerate, prodotte con un processo di riciclo dei vecchi vinili di “McCartney I” e “McCartney II” ancora giacenti in depositi.

Registrato da Macca nella sua tenuta nel Sussex inglese, “McCartney III” è costruito, sovraincisione dopo sovraincisione, dal solo Paul: il processo creativo del disco ha avuto inizio quando il polistrumentista è tornato su un brano inedito dei primi anni Novanta, intitolato “When Winter Comes” e coprodotto da George Martin.

Le foto del nuovo album sono state scattate dalla figlia di Paul, la nota fotografa Mary, con fotografie aggiuntive del nipote di Sir Macca, Sonny McCartney e dello stesso Paul; l’immagine di copertina, che ritrae un dado con i tre punti in evidenza, è firmata dall’artista americano Ed Ruscha.

“Vivevo in isolamento nella mia fattoria con la mia famiglia e andavo ogni giorno nel mio studio. Dovevo fare un po’ di lavoro su un po’ di musica da film e questo si è trasformato nel brano d’apertura e poi, quando è stato fatto, ho pensato: cosa farò dopo? Avevo delle cose su cui avevo lavorato nel corso degli anni, ma a volte il tempo si esauriva e rimanevano a metà, così ho iniziato a pensare a quello che avevo. Ogni giorno iniziavo a registrare con lo strumento su cui avevo scritto la canzone e poi, gradualmente, stratificavo il tutto. Ho fatto musica per me stesso, cose che mi piaceva fare. Non avevo idea che il lavoro sarebbe diventato come un album” ha spiegato Sir Paul, il musicista di maggior successo di tutti i tempi.

Testo a cura di Michelangelo Iossa



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