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Leisure

Leisure - 11/04/2020

Il “Tiempo” di Joaquin Morodo, modello artista di grande creatività

Posa per campagne pubblicitarie mondiali, disegna le copertine dei suoi dischi latin urban. Un personaggio alla ricerca di cultura: "Imparo sempre da tutti".

Quando lo abbiamo scoperto nel progetto “Juntos” dell’architetto e influencer Vincenzo Falcone, Joaquin Morodo parlava di culture che si incontrano, da Milano a Madrid. Spagnolo di 35 anni, protagonista di tante campagne di moda e di brani musicali dal sapore latin urban, Morodo è quello che si potrebbe definire un crossover vivente: modello, cantante, digital artist e influencer (lo seguono in 146mila sul suo profilo Instagram).

Quello che colpisce è l’assenza assoluta di grandeur (e ne avrebbe da vantare) e l’apertura a qualsiasi forma di espressione che sente di padroneggiare. Sentite questa sua ultima creatura, “Tiempo”, ma più adatta a questi tempi che viviamo, dove il concetto di “tempo” lo dobbiamo riscoprire ogni giorno. Un pezzo che ha scritto con Stefano Breda, in arte MasterMaind. Per darvi un’idea del lavoro (e del sound), il composer ha collaborato con Fabri Fibra, Vacca, Entics, Two Fingerz.

E Joaquin è anche molto ironico quando scrive sui suoi profili social “Scopri i molteplici usi che le tue infradito di @havaianaseurope possono avere mentre fai un bagno dopo l’allenamento a casa. Un collage digitale che ha fatto da solo e che dimostra quanta creatività c’è dentro questo modello con qualità da artista multiforme.

Self-portrait per self-promotion con un brand globale: la creatività di Joaquin Morodo è anche ironica, in questo ritratto digitale con le Havaianas.

Joaquin, da dove vieni e dove hai vissuto?

Ho 35 anni, sono nato a Madrid ma sono cittadino del mondo. Da modello, ho vissuto il mondo, dall’America alle capitali della moda, come Londra, Parigi, Milano e New York. Ora, da sette anni, ho scelto di fermarmi a Milano.

Come ti sei appassionato all’arte e alla creatività?

Se ci pensi, qualsiasi lavoro che ha a che fare con la moda è già una cosa grande, c’è dietro il lavoro creativo e modellistico che è enorme. E poi c’è la cura della fotografia, della preparazione. Il made in Italy per me è una questione di cuore, lo sostengo da sempre e mi ha aperto la mente su tante forme d’arte. Ho lavorato ad esempio con Brunello Cucinelli, che è un appassionato di cultura e ha addirittura emesso un bonus cultura per i suoi dipendenti.

Cosa hai fatto per questo brand?

Molte collaborazioni di moda. E l’anno scorso sono stato al teatro Cucinelli a Solomeo, in provincia di Perugia che è considerato uno dei teatri principali in Italia. Lì ho visto ‘Hiroshima Mon Amour’ con Fanny Ardant, è stato magnifico.

La recente campagna per Dolce & Gabbana dove Joaquin Morodo è in sella a una moto.

Etro, Dolce e Gabbana, Armani, Gucci. Hai lavorato per tutti questi marchi a Milano, cosa ti attrae della città?

Ho scelto Milano da 7 anni e tra tutte le città che avevo visto  per sentirmi a casa. Dal punto di vista gastronomico, culturale e della moda mi sento affine. Per uno spagnolo è normale sentirsi così con gli italiani, anche nel modo di fare, devo riconoscere. Anche se riconosco che al Nord in Italia c’è una prosepttiva più di business, la vita è più frenetica e una città come Milano è bella anche per quello. Siamo affabili allo stesso modo.

Sei stato in altri posti d’Italia?

La similitudine con gli spagnoli è molto più riscontrabile al Sud, ho girato tutta l’Italia, conosco bene la Puglia, frequentata per amicizie e per lavoro. Roma costituisce un grande legame per me, perché la mia ragazza romana abita con me a Milano.

Quindi una convivenza che ripropone l’eterna contrapposizione tra le due città?

Lo stesso antagonismo lo viviamo in Spagna tra Madrid e Barcellona. Penso siano due offerte diverse, Roma per diversi motivi è unica. Per il sindaco di quella città, credo sia una punizione, ma nel loro caos hanno un modo di organizzarsi che è curioso. Anche Napoli è così ma è anche bello poter vivere queste cose, le differenze sono parte di chi le vive. A volte penso che il disagio lo vivrei in chiave comica, anche se non posso approfondire questo aspetto perché bisogna vivere le realtà per comprendere. In ogni caso, specie in questo momento in cui ci sentiamo tutti uguali e fragili allo stesso modo, dovrebbe prelavere l’unione. Per questo credo che il referendum indipendentista spagnolo sia stato un’ultima reminiscenza di spinte vecchie di 400 anni.

Che famiglia hai vissutto tu? Come è stata la tua formazione?

Più leggo e più mi sento ignorante, per la mia famiglia la conoscenza è stata sempre un valore. Mio padre è stato deputato e politogolo, oltre che scrittore, la cultura a casa mia è stata sempre presente. Lui era il mio Google, sapeva tutto quello che ho studiato e anche di più. Per questo oggi sono contento di essere a Milano, in un quartiere molto interessante, con la chiesa vicino alla Villa Litta che aveva un Leonardo Da Vinci.

Il tuo brano lanciato in questi giorni si chiama “Tiempo”. Che legame ha col presente?

‘Tiempo’ è un concetto astratto, che è anche il bene più prezioso che abbiamo, altro che i soldi. Dovrebbero capire in molti che allo show off sui social media sarebbe preferibile donare. La mia musica è urban un po’ ricercata. E nei testi approfitto per parlare di questioni interessanti e di cose metaforiche e allegoriche.

Uscirà anche un video…

Sì ma di un’altra canzone, ‘Vamos a Ver’ che è piena di frasi no sense con vibrazione latina. Siccome stiamo a casa ho voluto impiegare bene il tempo e ho montato io personalmente il video con immagini di repertorio, sia mie che prese da altri.

Sei un talento multiforme…

Mi piace annusare tutto. Mastermain che è il mio produttore, italianissimo, mi ha seguito nell’articolazione musicale. Ma io faccio da sempre musica, sono il piccolo di 4 fratelli e ricordo sempre la musica nella mia vita, che all’inizio era quella che ascoltavano loro. Mi sono sempre identificato con la musica e ascolto tutti i generi.

Che musica italiana ascoltavi in Spagna?

Durante la mia vita spagnola conoscevo Al Bano che è famosissimo, la cultura italiana arriva ovviamente, poi ti potrei dire Miguel Bosé, visto che da poco è morta Lucia Bosé. Lui è un musicista e attore legato all’Italia, oltre a Eros Ramazzotti, Laura Pausini, Tiziano Ferro e Nek che hanno anche cantato in spagnolo. Tante grazie a loro, mi viene da dire, visto che è tramite i loro ascolti che ho assimilato l’italiano, è la fonte più chiara del mio italiano, oltre al mio studio universitario in Giurisprudenza.

Sei ancora richiestissimo come modello. La bellezza che valore ha per te?

Su questo noi uomini siamo più fortunati, abbiamo carriera più lunga, si guadagna di meno all’inizio ma dopo negli anni si va avanti. Sai, le donne non tutte sono Naomi Campbell e poche mantengono quegli standard necessari per proseguire. Io mi alleno, seguo la dieta e conosco il mio corpo. Ci vuole un’istruzione costante su cosa poter mangiare e se potessi la metterei a scuola come materia. Non sono ossessionato ma credo nell’equilibrio.

Il mantenimento però richiede rinunce, immagino.

Sotto una campagna di intimo ti devi preparare altrimenti prendono un altro. Lo scorso settembre a Milano sono ritornato dalla Spagna dopo le vacanze, dovevo fare le Polaroid per aggiornare il mio book. Solo che avevo fatto un bel mese di agosto a casa dei miei, avevo qualche chilo in più e a me sembrava di essere più in salute. Quando sei scavato la faccia da modello è bella, ma poi quando prendi i chili c’è sempre una booker che ti dice subito: vai in palestra. Però lo accetto, è il mio lavoro!

Credi ci siano pressioni nel mondo della moda?

Su questa cosa bisogna che ci sia molta informazione, specie per le post-adolescenti che arrivano in questo mondo senza molta preparazione e iniziano a non mangiare. Bisogna capire che è un lavoro duro ma è bellissimo e soprattutto è bello poterlo fare in equilibrio.

Come hai sviluppato il talento per il disegno?

Con le illustrazioni ho iniziato da bambino, uno dei miei fratelli faceva il fumettista e lavorava per le pubblicazioni in Spagna negli anni Novanta. Lì ho capito per la prima volta che l’artista vive di quello che produce. Quindi lui faceva tanti fumetti stile Dylan Dog, e mi ha insegnato a fare le ombre con le art pen della Rotring. Lui lavorava per pagarsi gli studi e dovendo produrre di più, senza che lo sapessi, ha iniziato a usare anche quello che facevo io. Aveva raccolto tutti i disegni che ho fatto dai 9 ai 15 anni e un Natale me li ha restituiti. Si è pagato un po’ di università con i miei disegni!

Joaquin Morodo per il singolo “Tiempo” ha cantato e creato questa cover con una sua immagine rielaborata. Il brano è realizzato con il compositore MasterMaind.

Che background hai come illustratore?

Ho studiato Belle Arti senza finire e con la moda ho studiato anche fotografia e ho fatto tanti servizi come fotografo. Quindi direi che dipingere sulla foto è il mio stile. Queste illustrazioni che vi fornisco per l’articolo su The Way Magazine sono dipinte digitalmente, alcune fatte con il coccodrillo per un progetto di Lacoste. ‘Don’t lockdown your mind’ è invece un lavoro fotografico digitale. Mi piace mischiare il mio know-how e provo a proiettare su carta la mia idea. Non ci penso tanto, faccio quello che mi viene naturale.

Ti vedi in un futuro come ‘artista’ visual?

Voglio sicuramente fare una mostra con i miei quadri per sostenere un’idea, per far vedere un’altra parte della mia sensibilità. Quello che faccio è quello che vedi, non mi piacciono cose estremamente concettuali. Può piacere o meno, ma se c’è gente che vive di gusto ed è nell’ambiente di stile che mi sostiene, sono già contento così.

Il lavoro per Lacoste firmato Joaquin Morodo.

La digital photo ‘Don’t lockdown your mind’ di Joaquin Morodo.

Tutte le illustrazioni e immagini da photoshoot fornite per questo servizio: archivio di Joaquin Morodo.

 



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