Magazine - Fine Living People
Leisure

Leisure - 02/02/2021

In 40 anni così San Siro è diventata La Scala del Rock

Il nomignolo è opera di Mick Jagger. Da lì sono passati tutti da Bob Marley (il primo) a Bennato (il primo italiano). E poi Madonna, Springsteen e Vasco (29 volte).

Dici il nome di uno stadio e ti viene in mente la musica. Per gli amanti del pop e del rock San Siro a Milano è lo stadio dei grandi eventi. Ed è “La Scala del rock” come disse Mick Jagger dei Rolling Stones negli anni 90. Ma la sua storia con i raduni di massa era iniziata nel decennio precedente, il 27 giugno del 1980, e ad aprire le danze fu Bob Marley. Da allora, quello stadio che per più di cinquant’anni era stato unicamente “La Scala del Calcio”, si apriva agli eventi musicali e diventava lo scenario più ambito per le esibizioni dei più grandi interpreti della musica rock e pop italiana e internazionale. Come dice bene il libro “San Siro Rock. Storia dei concerti nello stadio di Milano che ha cambiato la prospettiva della musica in Italia 1980-2020” di Massimiliano Mingoia uscito per Officina di Hank, dal 1980 all’estate del 2019 (nell’estate 2020 gli show programmati sono stati annullati e rinviati a causa dell’emergenza coronavirus), allo stadio “Giuseppe Meazza” si sono svolti 130 concerti e sono saliti sul palco 51 artisti tra cantanti o band, di cui 30 italiani e 21 stranieri.

Edoardo Bennato è stato il primo cantante italiano a riempire San Siro nel luglio 1980. Ma tecnicamente il primo italiano a salire sul palco dello stadio fu il cantautore romano Roberto Ciotti seguito lo stesso pomeriggio del 27 giugno 1980 dal cantautore napoletano Pino Daniele. Facevano da supporto a Bob Marley nel primo concerto nello stadio milanese. Tutti gli eventi sono descritti con dovizia di particolari in “San Siro Rock” di Massimiliano Mingoia, protagonista di questa intervista.

Il libro molto dettagliato pubblicato da Officina di Hank esamina tutti gli show passati dalla location (tra cui anche uno di Al Bano e Romina nel 1994 e un misterioso “Discostadio” festival nel 1980 con Benigni, PFM e Andy Gibb nemmeno ricordato negli annali). L’autore ha vagliato tutte le carte e i ricordi possibili di questi concerti, alcuni addirittura misteriosi e citati solo in quotidiani dell’epoca, e li ha messi tutti in rassegna con piglio documentaristico molto interessante. Per i fenomeni giovanili che hanno causato svenimenti ed episodi di eccitazione collettiva, ha addirittura raccolto le memorie del medico dello stadio, il dottor Furio Zucco. Prima di partire con l’analisi dei concerti, Mingoia fa anche una ricostruzione storica di tutte le location di aggregazione all’aperto nella città di Milano. Un’operazione che in Italia non era stata ancora fatta e che vale la pena di approfondire con l’autore.

Amiche per l’Abruzzo è stato un concerto di iniziativa benefica, voluto e organizzato da Laura Pausini, che si è svolto il 21 giugno 2009 allo Stadio San Siro di Milano. Finora è stato l’unico evento musicale benefico nella storia dello stadio. Foto archivio The Way Magazine.

Massimiliano tu sei nato nel 1974. Hai perso, immagino il periodo di San Siro come start-up della musica dal vivo. Che cosa hai scoperto nelle ricerche?

Anzitutto che finché era il Comune a gestire lo stadio, le attività canore erano saltuarie. Poi negli anni 90 c’è stato il passaggio alla gestione delle squadre calcistiche e si è destinato un periodo estivo agli eventi musicali. Presto, il museo di San Siro ospiterà anche una parte dell’archivio di immagini e video degli eventi musicali.

Che prospettiva è quella di raccontare la musica attraverso una location?

Che io sappia, non esistono libri costruiti in questo modo su altre location nel mondo. Significa che San Siro è davvero un posto speciale. Ci sono passati tutti artisti di rilievo, e scorrere la lista dei concerti ti fa vedere l’evoluzione della musica nel corso degli anni. I fenomeni giovanili come Duran Duran negli anni Ottanta e One Direction nel 2014 testimoniano anche la passione che si riaccende nei confronti di band che scatenano isteria nel pubblico a intervalli, ciclicamente.

Certamente oggi che esce il libro, ne abbiamo tutti nostalgia di quei “riti”. In cosa eccelle San Siro?

Forse ce ne rendiamo conto ancora di più adesso che non ci sono concerti. San Siro per la musica è la piazza italiana che ha dato moltissimo e dal punto di vista degli eventi musicali storicamente è stata la più ambita, visto che la concessione dell’Olimpico a Roma è arrivata molto dopo. Ma c’era il Flaminio nella capitale. Del resto anche a Milno prima delle folle allo stadio per gli idoli rock c’erano i concerti al Palatrussardi e Palalido, poi è arrivato il Forum. Milano è una piazza fortunata, ha visto passare tutti i generi.

Che fonti hai usato per la narrazione di un tema così particolare?

Non avendo visto tutti i concerti, ho voluto fare un libro-racconto. Per ritrovare l’atmosfera per chi c’è stato e rendere partecipe chi non c’era. Il lavoro più faticoso è stato reperire le fonti giornalistiche dai grandi quotidiani, dai libri degli artisti, dai giornali musicali e dalle fanzine. Non volevo report romanzati ma dettagli di fatti successi prima durante e dopo gli spettacoli. Sono stato un cronista, si sente nella scrittura. La Rai mi ha dato una mano a trovare filmati d’epoca, le statistiche dei numeri sono state inveve un capitolo più difficile specie per l’inizio. Poi ci sono tutte le uscite discografiche ufficiali che contengono informazioni preziose, come un dvd del concerto di Bennato del 1980 o quello di Antonello Venditti del 1992, fino ad arrivare al documento video di Laura Pausini, prima donna a San Siro nel 2007 in una serata di pioggia.

Chi ha inventato gli show dal vivo fatti in questo modo?

I Beatles hanno aperto l’era del rock da stadio il 15 agosto 1965 allo Shea Stadium di New York davanti a 55mila persone. Le urla delle fan coprivano quasi del tutto la musica e il canto. Nel giugno dello stesso anno, avevano suonato a Milano ma al Velodromo Vigorelli. Negli anni Settanta, comunque, il rock da stadio inizia pure in Italia con Emerson, Lake & Palmer nel 1972 al Dall’Ara di Bologna. Poi ci furono gli anni di piombo e della contestazione e in parte si riprese l’attività solo dal 1978 con Patti Smith, Edoardo Bennato e nell’estate del 1979 con il mitico tour Banana Republic di Lucio Dalla e Francesco De Gregori.

Chi sono i “primatisti” della Scala del Rock?

Posso sintetizzare così: restano negli annali gli show di Vasco, Ligabue e Springsteen, perché sono i primi tre nella classifica delle “presenze”. Ma, naturalmente, anche il primo in assoluto, Bob Marley, 27 giugno 1980, Edoardo Bennato, 19 luglio 1980, il primo dei Rolling Stones il 10 giugno 2003. Il primo di una donna da protagonista, Laura Pausini, 2 giugno 2007, la prima volta di una band italiana, Negramaro, 31 maggio 2008. Poi ci sono i mega-show degli U2 (2005 e 2009), il primo e unico spettacolo dei Pearl Jam (20 giugno 2014), il concerto con i cantanti più giovani sul palco (One Direction, 28 e 29 giugno 2014).

Due eventi epocali dell’età dell’oro della musica straniera in Italia. Bruce Springsteen nel 1985 e Duran Duran nel 1987 segnarono anche record di malori tra la folla di San Siro.

E tu che ricordi hai dei tuoi primi concerti?

Da ragazzino ero un metallaro quindi i primi concerti negli anni 80 li ho visti con gli idoli di quel momento, che era il migliore per il metal. Parlo di Bon Jovi, Mötley Crüe, Metallica. Sono sempre rimasto molto appassionato di musica ma con lo studio e la carriera poi mi sono mi sono dedicato alla cronaca e politica. Anche se ho scritto una biografia sugli Alter bridge e Slash recentemente ristampato aggiornato con l’ultima reunion dei Guns N’ Roses.

Il tuo debutto da spettatore a San Siro?

Ligabue nel 1997. Ne ho visti tanti, mi affascina l’atmosfera di San Siro che è poi l’unica cosa che unisce tutti i generi che vanno in scena lì. Se pensi che una sera arrivano i grandi successi elettronici dei Depeche Mode e un’altra ci suona Bruce Springsteen, sembrano mondi diversi che si avvicendano.

Sei riuscito a capire che effetto fa San Siro su queste star?

Beh, per Springsteen è una tappa obbligata ed è l’unico stadio italiano che cita nella sua biografia. I Simple Minds ancor prima di arrivare a San Siro lo ritenevano mitico perché avevano visto le partite del Celtic Glasgow.

Loro sono stati tra i primi stranieri a suonarvici…

Nel 1986 a San Siro ci fu il “Milano Suono Festival” con i Simple Minds e altri artisti tra cui Chris Rea, Gary Moore, Balaam and The Angel, Al Jarreau e George Benson, organizzato da Claudio Trotta. Quello rimane l’unico festival ospitato per molti giorni nello stesso stadio.

E poi, sempre in tema di festival, so che è spuntato un ricordo sopito nella storia di San Siro…

Una delle cose che ho scoperto nella ricerca, è che nel 1980 vi ha fatto tappa il vecchio Cantagiro, la kermesse che era forte dagli anni Sessanta. Una vera manifestazione popolare che però a San Siro non ebbe grande rilievo.

Chi sono gli artisti che tutti pensano dovrebbero andarci a suonare?

Avrebbero meritato di esserci i Queen. Anche se loro nel 1984 hanno suonato nel palazzetto di San Siro prima che crollasse, meritavano un palco gigante con il front-man che si trovavano. Spesso vengono citati i Pink Floyd tra i rimpianti. Con il loro tipo di musica e scenografia sarebbe stato interessante vederli a San Siro. I miei sogni nel cassetto sono tutti per Metallica e Guns N’ Roses ma non assieme, perché un tour l’hanno già fatto e non è andata bene. Nel tempio del live italiani manca un vero concerto metal, dopo che c’è stato il primo show rap con J-Ax e Fedez nel 2018.

Le cose che rimarranno più impresse di questa rilettura cronologica?

Il fatto che già dall’inizio si respirava un’aria di eccezionalità quando si parlava di musica a San Siro. La stesura del mio libro è partita nel 2016 e si è dovuta necessariamente fermare al 2019, perché tutte le iniziative di celebrazione dei 40 anni di musica allo stadio non si sono potute svolgere nel 2020. Claudio Trotta, storico promoter molto legato a questo stadio, lo dice bene: è un libro che parla di eventi e ricordi che hanno formato le nostre vite. Quando è uscito il volume, Vasco Rossi ha fatto un post dicendosi orgoglioso del suo primato. Lui deve molto a San Siro e lo stadio deve molto a lui perché è stato molto pubblicizzato da quando ci ha messo piede la prima volta negli anni 90. Mi piace anche ricordare Max Pezzali, che aveva venduto tantissimo per il suo debutto nello stadio nel 2020 ma che non ha potuto godersi il suo spettacolo per via della pandemia. E anche nel 1985, lo dice lui stesso, non entrò a vedere Springsteen. Aveva un solo biglietto e rinunciò perché la ragazza con cui stava non riuscì a procurarsene uno. “Me ne tornai a casa, lasciando che la storia mi passasse davanti”, racconta.

Foto di apertura: Madonna a San Siro, MDNA tour, 14 giugno 2012.



Design of desire - 10/08/2020

Un Bistrò dal design bohemien sulla Darsena

In un angolo intimo e segreto, dietro a un grande portone in via Scaldasole 7, a Milano, si trova u [...]

Design of desire - 10/04/2018

Ecco perché Mexico City è capitale mondiale del design per il 2018

La capitale del design mondiale per il 2018 è Mexico City. Lo ha stabilito la World Design Organiza [...]

Fashion - 16/06/2016

Pitti Uomo: l’eleganza di giorno è naturale, di sera underground

Pitti Uomo edizione numero 90: ci siamo, la kermesse fiorentina sta per chiudere i battenti ed è un [...]

Top
Iscriviti alla newsletter e ai nostri contenuti speciali!

Con soli pochi step si entra in un mondo “privè” con alert sulle novità e sezioni extra che stiamo sviluppando. Obbiettivo: sorprendere i nostri lettori nel corso del 2021!