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Leisure

Leisure - 07/12/2016

Invernomuto parlano di paura del diverso nella loro video-arte

Un corto alla Galleria Gluck50 riprende la storia di intolleranza e crimini in Nuova Zelanda. 30 anni fa come oggi, la diffidenza crea disagio.

Invernomuto è un duo artistico italiano che ha mutuato il concetto del nome dal romanzo di fantascienza di William Gibson, Neuromante. Nel libro il riferimento era all’intelligenza artificiale, ma Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi nella loro video-arte ossessiva e stupefacente parlano di molto altro.

Ci è capitato di assistere all’anteprima in proiezione del loro nuovo a tratti misterioso e sinistro (di ambientazioni, s’intende) progetto Calendoola, il prodotto di una stagione di residenza alla galleria Gluck50 di Milano. Una folla entusiasta di alternativi in cerca della narrazione in linguaggi moderni è accorsa, tanto che sono state organizzate più proiezioni nella stessa sera. Difficile descrivervi l’overload di emozioni e rigetto misto a curiosità che Invernomuto ha saputo creare nel corto (18 minuti).

Come se il duo creativo milanese avesse preso i cardini della fiction tv e delle web series per accartocciarli e recuperarne il senso, a volte splatter, a volte solo fantasioso. È liberamente ispirato alla trilogia “Ngati Dread” di Angus Gillies, un libro che narra la complessa storia, nella cittadina di Ruatoria in Nuova Zelanda fra il 1985 e il 1990. Una comunità di maori chiamata Rasta si insediò nel paesino creando seri conflitti.

Non è difficile vedere in questa narrazione le vicissitudini che stiamo vivendo anche qui in Italia in seguito all’arrivo del diverso.

Gli artisti, che hanno già esplorato in passato il duro passaggio dal neocolonialismo alla libertà, dicono: “Calendoola, un ciclo di lavoro che si svilupperà durante tutto il 2016 e il 2017, indaga il processo produttivo che sta alla base delle serie Tv e darà vita a una sequenza di video e installazioni. i crimini e le vicissitudini accaduti . In sintesi, i conflitti tra gli abitanti di un piccolo paese e un gruppo di Maori. Il focus non è la storia in sé: essa ci interessa perché contiene vari archetipi di relazioni che possono instaurarsi fra differenti gruppi di persone. “Ngati Dread” verrà studiato, approfondito, sezionato, decontestualizzato e utilizzato come canovaccio narrativo. Con Calendoola vogliamo continuare a indagare alcuni argomenti legati alle teorie post-coloniali, già presenti nei nostri precedenti progetti “Negus” e “MALÙ – The Stereotype of the Black Venus in Italy”. Se questi lavori utilizzavano i linguaggi del documentario e il tempo in diretta, Calendoola flirta con la fiction e la messa in scena. Nonostante l’output primo sia una serie di video, consideriamo Calendoola come uno sfondo costante dei prossimi mesi. Un processo in grado di precipitare nella realtà attraverso mezzi palpabili e format vari: una mostra, una proiezione, un’installazione, una pubblicazione o qualsiasi altra forma.”

Per info qui



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