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Leisure - 20/07/2021

Iskra Menarini: “Vi racconto Lucio Dalla, un essere infinito”

"L’uomo infinito", dedicato al grande bolognese scomparso, e "Ladro di parole" sono i nuovi brani della cantautrice modenese. Che nell'intervista ci rivela: "Mi chiamava alle 3 di notte e voleva rappare".

L’uomo Infinito (SanLucaSound) è il nuovo brano di Iskra Menarini, dalle sonorità pop, con cui la cantautrice modenese traccia un ritratto di Lucio Dalla, sulla base dei ricordi accumulati nel corso degli anni in cui lo ha affiancato in qualità di vocalist.

Il brano è impreziosito dalla partecipazione di Gergo Morales e del coro “Giuseppe Verdi” diretto da Marco Tartaglia.

Inoltre Iskra ha pubblicato sempre di recente, anche Ladro di parole, un brano dalle sonorità pop scritto dalla stessa Iskra Menarini in collaborazione con Manuel Auteri e Renato Droghetti.

Quando si parla di Lucio Dalla (1943-2012) è come se intorno ci fosse una magia, è come se ci fosse anche lui perché come ha detto Iskra durante la nostra intervista, «Lui è lì che ride ora!»

Mentre Iskra ci racconta di lui lo si immagina lì “seduto fumando una Marlboro al dolce fresco delle siepi parlando con Dio”.

Le copertine dei due singoli di Iskra Menarini: “L’uomo Infinito” e “Ladro di Parole” con Manuel Auteri.

Iskra, ho letto che la tua ultima canzone è nata in un modo molto particolare e mi piacerebbe ce lo raccontassi

«Io vivo in un bosco, in una casa di campagna di una volta. Una notte ho sognato Lucio, ma in un modo diverso, ed ho sentito la sua voce dirmi “Ti ho lasciato una bicicletta e adesso tu devi mettere i pedali!”. Sembrava quasi che mi dicesse di ripartire, visto che mi ero fermata un anno. Ho iniziato a pensare “Se facessi un testo dedicato a lui?” Lucio è un essere infinito per il modo di scrivere i brani, per la musica mai uguale. 

Attenti al Lupo’ ci ha aperto le porte del mondo ma le canzoni scritte dopo erano completamente diverse, ad esempio ha fatto uscire ‘Canzone’. Lui non ha pezzi uguali agli altri.

E così ho iniziato a lavorare con i miei amici della SanLucaSound, con i quali avevo già collaborato in passato. Le parole e la melodia sono subito venute in mente.

L’uomo visto come madre, fulmine io l’ho visto così perchè lui era così nella vita e nel testo della canzone ho voluto raccontare quello che le persone non sapevano di lui. Ad esempio mi chiamava alle tre di notte per dirmi : “Non dormo”, e gli rispondevo “però io sì!” (ride). Quando realizzavamo i dischi nel suo studio, c’era una poltrona verde e c’è ancora, lui si metteva lì e russava, poi si svegliava ma sapeva tutto benissimo e mi diceve “No Iskra quella cosa lì non va bene” (ride). Dentro lui c’era qualcosa più grande del normale.

Poi ho pensato: “Ma perchè non mettere anche un rapper che a Lucio piaceva tantissimo?” Lui in alcuni suoi brani diceva di rappare, ma nessuno si azzardava a dirgli che non fosse rap. E con tutti questi suoi ricordi ho scritto questa canzone.»

Nel testo della canzone definisci Lucio Dalla l’uomo infinito io aggiungerei anche l’uomo del domani. Nella canzone fai riferimento alla Luna e al mare e mi è venuta in mente la canzone “L’ultima luna” quando alla fine canta: l’ultima luna è l’uomo del domani

«Lui è anche l’uomo del domani, le luminarie, nel video della canzone, sono le parole del testo di Futura. Lui in quella canzone ha parlato di quello che accade oggi, delle mascherine. In “Come è profondo il mare”  ha parlato della distruzione degli oceani e quindi ecco perchè Lucio è l’uomo infinito lui era già lì.

Lui a volta diceva: “Io ho capito Noè, l’uomo sta distruggendo tutto!” Ricordo lui si è sempre opposto alla installazione della trivelle alle Isole Tremiti.»

Restando sul discorso della visione del domani era il 1999 al Festivalbar, in quella occasione ci fu qualcuno contrario alla vostra performance di Ciao, ma io l’ho trovata geniale, lui ha portato sul palco del Festivalbar una famiglia al mare, lui stava raccontando quello di cui si parla in questi anni

«Esattamente è stata geniale, giocavamo con i piedi nella sabbia (ride). Lui è ancora qui e non se ne andrà mai. Stando con lui ho conosciuto tantissimi artisti, ad esempio Luciano Pavarotti e ricordo che Lucio voleva cantare ‘Nessun Dorma’ e Pavarotti voleva cantare Caruso (ride). Lucio sul palco era sempre buffo ma aveva sempre una logica.»

La tua canzone è accompagnata da un videoclip registrato anche nella casa di Lucio Dalla. Cosa ci puoi raccontare dell’esperienza del girarlo?

«Subito dopo aver realizzato la canzone ho voluto registrare il video e l’ho realizzato con Stefano Mazzoni  e poi con una mia amica, Lisetta Notari, che ha cercato tutto le zone che piacevano a Lucio compresa la sua casa e la città di Bologna ed abbiamo girato il video. Un video molto umile che racconta la verità. Nel video c’è anche il ricordo che ho di lui quando lo vedo lungo la strada con i suoi cani».

Il videoclip de “L’uomo Infinito”, per la regia di Stefano Mazzoni, è stato girato a Bologna, nei luoghi più cari vissuti da Lucio Dalla. Partendo dalla casa di Dalla in via D’Azeglio, Iskra Menarini visita diversi luoghi storici e culturali della città: il Teatro del 700, la Villa Aldrovandi Mazzacorati, laTorre dell’Orologio di Palazzo d’Accursio, l’antica Biblioteca Universitaria, il Museo di Palazzo Poggi e il Museo della Specola, sede dell’Alma Mater Studiorum – Ateneo di Bologna. Il video, inoltre, è arricchito dalle illustrazioni di Nicholas Belli e dai contributi artistici di Attilio Fontana e del corpo di ballo della Somnium Ballet Accademy di Bologna.

Hai recentemente pubblicato anche “Ladro di parole”, com’è nata questa canzone che ti vede insieme a Manuel Auteri?

«È un brano che è nato per caso. Un giorno sono andata negli studi di San Luca Sound e ho pensato di realizzare un brano dal titolo “Ladro di parole”. Renato Droghetti si è seduto al pianoforte mentre io ho iniziato a canticchiare qualcosa e piano piano sono nati il testo e la melodia. Manuel ha aggiunto la sua parte del testo. È venuta fuori una canzone che non mi aspettavo. Era tanto che volevo pubblicare un brano per l’estate, cambiare pagina e genere musicale. Ho voluto immaginare un adulto che ruba le parole e i pensieri ad un bambino e a tutto il mondo, con l’intento di appropriarsi della sua onestà, della sua purezza e della sua sincerità. Sono sempre alla ricerca di qualcosa di particolare e mi auguro che questo brano piaccia a chi lo vorrà ascoltare».

La copertina di “Ladro di parole”, realizzata da Nicholas Belli è molto particolare. Cosa ci puoi dire a riguardo?

«Ho lavorato con Nicholas Belli che realizza dei cartoni animati e con il quale ho già collaborato per il videoclip del mio brano “L’Uomo Infinito”, dove aveva realizzato il cartone animato di Lucio Dalla. Passo dopo passo, con tanta pazienza abbiamo realizzato questa locandina: abbiamo tolto le rughette del viso, colorato i miei capelli di rosso e così via. Ho deciso di far disegnare sul mondo un bambino le cui parole vanno a finire nel sacco che porto con me. Io e Manuel siamo i ladri di Parole! Nella copertina ho voluto che ci fosse anche una bella ragazza con un cuore tra le mani con su scritto “Amore”, perché il brano parla d’amore!».

Tornando a Lucio Dalla, ci puoi raccontare quando lo hai incontrato per la prima volta?

«Io ho conosciuto Lucio il 28 Aprile 1984 in una Chiesa dove facevano le prove, io venivo da un altro mondo musicale, quello dei Led Zeppelin e Deep Purple, un altro pianeta. Io stavo provando con altri musicisti e lui si è avvicinato con Gaetano Curreri, con il quale avevo suonato in precedenza quando ancora il suo gruppo non si chiamava Stadio ma “Le cinque lire”. Arrivati vicino, Gaetano Curreri mi dice riferendosi a Lucio Dalla: “Guarda Iskra, lui è quello che ti ha portato via il gruppo!”

Dopo un pò di tempo ci incontrammo nuovamente con Lucio Dalla e ricordo mi chiese se cantassi ed io: “Si certo canto!” Mi fece un provino, il “dramma” era che dovevo piacergli. Eravamo in uno stadio, lui si sedette davanti a me e dopo avermi sentita cantare mi disse che ero dei suoi. Allora feci il giro di corsa di tutto lo stadio, mi fermai poi davanti a lui con il fiatone e disse “ È matta come noi, è dentro!”.

Cosa ti piacerebbe che venisse ricordato di Lucio Dalla?

Quando si parla di Lucio nei libri o rievocazioni, non si parla mai dei suoi musicisti, di coloro che sono stati con lui per venticinque o quarant’anni e non parlo di me ma, tra gli altri, di Roberto Costa, Ricky Portera, Bruno Mariani, Riccardo Maiorana, Andrea Saccani che ora è Presidente della Fondazione e Marco Nanni. Quella era la sua famiglia in senso artistico con i quali abbiamo girato il mondo.

Cosa ti ha raccomandato in vita?

Lui mi diceva: sii te stessa, non cambiare, hai un pò di chili? Tienili, apri gli occhi perchè tanto non andrai bene né di qui e né di là e quindi farai tanta fatica per cambiare.»

Intervista a cura di Nicola Di Dio



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