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Leisure - 27/03/2020

La bella Napoli raccontata da chi la vive: i libri di Marone, Iossa, Razzano

Tre autori per condurci in una città oltre lo stereotipo recente di Gomorra. L'apertura al cosmopolitismo, la grande eredità culturale, l'immenso panorama di contrasti.

Se si vuole avere una fotografia determinante (non azzardiamo esatta, perché di città complessa pur sempre trattasi) di Napoli bisogna affidarsi a chi la vive giorno per giorno. E chi riesce ad andare oltre lo stereotipo, purtroppo galoppante, che all’estero rischia di sovrastare il suo orgoglio di capitale culturale da secoli.

Abbiamo letto e vi proponiamo tre libri che la descrivono in maniera inedita e preziosa: “Cara Napoli” di Lorenzo Marone (Feltrinelli), “Il giro del mondo in 40 Napoli” di Michelangelo Iossa (Rogiosi) e “Così lontana, così vicina. Napoli negli occhi e nella mente degli scrittori” di Pierluigi Razzano (Intra Moenia).

Lorenzo Marone “Cara Napoli”.

LORENZO MARONE – Lorenzo Marone non è solo uno scrittore di romanzi di successo, è anche un acuto osservatore di tutti i piccoli e grandi fatti di cronaca della sua città, un collezionista di storie e di incontri, i “Granelli” della sua rubrica settimanale su “la Repubblica” di Napoli. La città dei contrasti, forse la più enigmaticamente avulsa dal contesto europeo, pur avendone partorito storicamente i principi ispiratori filosofici e sociali, è descritta nel testo “Cara Napoli” con stupore. Dalla leggenda della sirena Partenope alle celebrazioni in onore di Totò, passando per l’arteteca e Higuaín, una lettera d’amore per la città, vista attraverso lo sguardo privilegiato di uno scrittore che riesce a trasformare anche il più piccolo dettaglio in un romanzo. Una guida molto sui generis per bibliofili curiosi, napoletani e non.

Michelangelo Iossa “Il giro del mondo in 40 Napoli”.

MICHELANGELO IOSSA – Il carattere documentaristico e documentatissimo dell’autore e giornalista Michelangelo Iossa emerge in tutto il suo splendore in questo godibile viaggio insolito a caccia di tutti i toponimi di Partenope el mondo. Tutti sanno dell’etimologia dell’antica “nea-polis” (città nuova) ed è quindi su questo concetto di rifondazione metropolitana che si fonda la ricerca di Iossa in “Il giro del mondo in 40 Napoli” (Rogiosi Editore). Incredibilmente ci sono 40 città con questo nome nel mondo, con il record di 14 nelle Americhe, e Grecia che ne conta 13.  Ci sono invece 5 Napoli in Eurasia e 4 in Africa e Medio Oriente. Persino in Italia ce ne sono 3, oltre il capoluogo campano.

Iossa per presentare il libro ha scritto: “Mi tornano in mente le parole del professor Gennaro Bellavista, alias Luciano De Crescenzo: ‘Penso che Napoli è la città più Napoli che conosco e che dovunque sono andato nel mondo ho visto che c’era bisogno di un poco di Napoli’. Il grande attore Marcello Mastroianni affermava ‘Io amerei vivere su un pianeta tutto napoletano, perché so che ci starei bene, Napoli va presa come una città unica’”. E la geografia ha certamente assecondato queste due riflessioni, regalando a decine di città di ogni angolo del mondo il nome del capoluogo partenopeo, spesso in differenti declinazioni”. Naples, Neapolis, Nabeul, Nauplia, Neopolis o Neapoli sono alcuni dei nomi delle città-replica in giro per il mondo dell’autentica Napoli campana.

Pierlugi Razzano: “Così lontana, così vicina”.

PIERLUGI RAZZANO – Napoli negli occhi e nella mente degli scrittori Emily Dickinson, Hans Christian Andersen, Nikolàj Gogol’ Fedor Dostoevskij, Henrik Ibsen, André Gide, Sigmund Freud, Walter Benjamin,
Jean-Paul Sartre, Pablo Neruda, Albert Camus, Marcel Proust.

In “Così lontana, così vicina” la scelta di partire, abbandonare la casa, i luoghi conosciuti, è una ribellione in favore dell’ignoto per conoscere, farsi sorprendere. E nessuna città come Napoli può riservare al viaggiatore e allo scrittore maggiori sensazioni e il passaggio ad una inedita dimensione.

Ursula Salwa “Napoli. Suggestioni di viaggio tra pittura e letteratura”.

Se non fosse abbastanza c’è il volume di Intra Moenia di Ursula Salwa “Napoli. Suggestioni di viaggio tra pittura e letteratura” che è una rievocazione del necessaire de voyage dei viaggiatori del Settecento e d’inizio Ottocento: comprendeva uno scrittoio da viaggio con cassettino per la carta su cui scrivere e fogli da disegno su cui fissare qualche schizzo. Perché il viaggiatore non si sentiva tale se non era egli stesso scrittore o pittore o entrambe le cose.

In alternativa bisognava immortalare il proprio vissuto interiore acquistando a Napoli il dipinto di un noto artista o semplicemente di un più modesto artigiano della pittura locale. Nascono così le gouaches: paesaggi della città finalizzati a proporre un ricordo più che un’opera d’arte. Ma non si tratta di souvenir senza pregio, visto che nei decenni successivi da quell’esperienza nascerà la celebre “scuola di Posillipo” di Gigante e di Pitloo, e ancor dopo la pennellata verista di Migliaro per testimoniare la città popolare. Questo libro ripropone il foglio da disegno che viaggia insieme al foglio di scrittura. Da qui la proposta in queste pagine di un binomio tra testimonianza letteraria e visione d’arte. Insomma il tentativo di restituire ai moderni viaggiatori o agli stessi napoletani, le emozioni che la città di Partenope ha riservato nei decenni e che restano universali nel tempo.



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