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Leisure - 04/03/2020

La chitarra di didio ora canta da sola

Un talento napoletano che collabora nell'universo De André oggi si presenta con un brano efficace da solista: "Naufraghi".

L’esperienza accumulata in 20 anni di grandi tour e incisioni con i grandi della musica mondiale si sente. Ascoltate “Naufraghi” appena uscito, rilasciato dall’artista didio il nuovo progetto cantautorale di Osvaldo Di Dio, e vi prenderà subito con le sue atmosfere pop-rock anni 80 e un testo molto efficace.

Si tratta di un ritorno alla scrittura tanto invocato dagli estimatori del noto chitarrista che negli anni ha collaborato con artisti come Franco Battiato, Eros Ramazzotti, Cristiano De André e tanti altri.

Naufraghi è stato preceduto da “Mi Gira La Testa” uscito il 25 ottobre 2019 e sarà seguito da un album. Entrambe le canzoni analizzano i rapporti umani dal punto di vista dell’artista. “Mi Gira La Testa” racconta l’iperconnessione in cui le persone sono immerse tutti i giorni, perdendo il vero contatto con gli altri, in “Naufraghi”, invece, l’attenzione è rivolta alle relazioni d’amore e soprattutto al momento in cui tutto finisce. In entrambe le canzoni, però, alla fine c’è un messaggio di speranza.

Abbiamo incontrato didio , che è raffinato e acuto artista di origini napoletane ma vive da 20 anni a Milano. Ha conseguito la laurea al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano con una tesi su Jimi Hendrix. È stato in tour con alcuni dei più importanti artisti italiani come Franco Battiato e Eros Ramazzotti. In ambito internazionale ha collaborato con i produttori Francesco Cameli (Ed Sheeran, Adele, Queen, Duran Duran), Craig Bauer (Ed Sheeran, Justin Timberlake, Kanye West) e Chris Kimsey (The Rolling Stones, Led Zeppelin, Peter Frampton, B.B.King, Marillion, ELP). Ha partecipato al concerto PINO È, omaggio a Pino Daniele nel 2018.

Il fotoservizio di didio per Naufraghi è a firma Marco Cattaneo.

Come ci si approccia alla musica che fai in un momento così diverso di proposte intorno a te?

La strada la prendi come viene, è sotto agli occhi di tutti che c’è una rivoluzione in campo musicale. Credo anche dovuta al cambio generazionale, artisti che non esistevano sono venuti alla ribalta. Ma io faccio il mio percorso e credo che ci sia bisogno anche di varietà.

Devi il tuo proporti come cantautore al consiglio di un collega, vero?

Grazie anche all’esortazione da parte di Rosario Iermano, storico percussionista che al concerto di Pino Daniele nel 2018 mi ha convinto a scrivere, sono tornato a pensarci. Ho molta stima di questo musicista, i primi provini Pino Daniele li ha registrati a casa di Rosario. Ricordo che loro pensavano che scrivere richiedesse esperienze. Luciano Ligabue una volta mi disse: più suoni più diventi bravo ed è lo stesso con lo scrivere.

Come hai organizzato poi quello che hai scritto?

Avevo tanto materiale e ho cominciato a fare ascolti, quindi sono uscito con Mi Gira La Testa e Nafraghi e poi arriverà Inevitabile a marzo. Hanno tutte un filo comune queste canzoni: mi rivolgo a una generazione di mezzo, tra i 30 e 40 anni, che ha ascoltato come me i dischi degli anni Settanta e poi non ha trovato riferimento nel panorama musicale attuale.

Cosa ascolti?

Non è per presunzione, ma io scrivo la canzone che vorrei sentire. Per dire, sono contento che ci sia Brunori Sas. Riconosco che c’è stato un momento inarrivabile della musica italiana, con Battiato, Fossati e Paolo Conte. Chi ha ascoltato infinite volte quellla musica ha delle aspettative molto alte. Io mi rivolgo a un pubblico che è in quell’ambito, la musica italiana non può essere sempre legata ai teen ager. E non bisogna pensare di piacere a tutti.

Il video di “Naufraghi” è molto curato, com’è nato?

Il regista Alessandro Cracolici è riuscito a cogliere in pieno l’atmosfera descritta nel brano, sia dal punto di vista del testo che delle sonorità, in particolare con un richiamo alla fotografia delle pellicole cult degli anni 80. Nel video si vede un uomo solo, che non è riuscito a tenere vicino a sé la donna che ama a causa dei suoi turbamenti e del suo essere instabile, a tratti violento. La casa in cui viveva con lei gli riporta alla mente tutti i momenti, belli e brutti, passati insieme e lo costringe a porsi delle domande. In questo, a mio avviso, c’è un messaggio di speranza legato al fatto che una crisi, se letta e compresa, nasconde sempre un’opportunità.

Secondo te la musica ha un “suo tempo”?

Ci sono delle cose che sono assolutamente attuali, e altre che lo erano quando sono uscite, in accordo con il loro tempo. La musica va vista in questa ottica, con tempo e spazio, è quello che succede quando senti artisti che sono insoddisfatti. Il pubblico capisce quello che è nel suo spazio e tempo, non mi posso arrabbiare se non apprezzano il country in Italia.

Il cantautore Ha pubblicato a nome Osvaldo Di Dio: Better Days (2015), ODD Live feat. Lele Melotti (2017), Tex Mex Sex (2018), Guitar Stories (2019). Il 25 ottobre è uscito il suo primo singolo inedito “Mi Gira La Testa”.

I tuoi riferimenti, immagino, siano dei dischi indiscutibili del cantautorato italiano…

Sono delle cose di cui non si può fare a meno. Anime Salve di Fabrizio De Andrè , che era il disco con Ivano Fossati uscito nel 1996. Uno dei capolavori del Novecento, come La Voce del Padrone di Franco Battiato del 1981. Ci sono anche dei contemporanei, vorrei sottolineare. A partire dal penultimo album il salto di Niccolò Fabi è evidente. Ferry Boat e Musicante di Pino Daniele sono dei miei ascolti fondamentali.

Cosa ti influenza di Pino Daniele?

C’è stato un momento nella sua carriera quando la ricerca del testo era legata alla musicalità, la sonorità della parola. Altri contesti hanno il testo più importante, e quella è la natura stessa della musica italiana. Napoli è internazionale e prende la musica del mondo, con il blues il rock e il soul che si legano indissolubilmente al testo. Io cerco di mantenere la poetica nei brani. E cerco di raccontare rapporti umani.

Quali sono i tuoi progetti per il 2020? Solista o turnista?

Uscirà in autunno il mio album, continuo anche con i tour degli altri artisti. Sono collaborazioni che devo riconoscere, seleziono accuratamente. Collaboro con Nina Zilli, che ha un aspetto musicale legato al soul molto interessante. Da buon fan di Pino, lo riconosco.

Hai collaborato con tante star. Quale esperienza consideri il tuo apice?

La collaborazione con Cristiano De André mi ha dato molte soddisfazioni, con l’arrangiamento del brano La guerra di Piero contenuto nell’album De André canta De André volume 3 che è molto amato dagli appassioanti. Sono anche impegnato nel tour Storia di un impiegato di Cristiano De André in qualità di direttore musicale, chitarrista e arrangiatore. Quando Cristiano si rimette in tour, io ci sono sempre.

 



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