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Leisure - 10/03/2020

La digital art di Hedone: “Cambiando la luce le mie statue prendono vite diverse”

Uno straordinario esempio di come l'arte classica si fonde con la sapienza tecnologica del 22enne artista turco. Uno storytelling tutto nuovo.

Dal suo profilo Instagram lo abbiamo scoperto per la sua abilità di trasmettere messaggi complessi con immagini drammatiche. Lui si chiama Hedone, ha 22 anni, è un artista turco che si esprime solo con le immagini digitali e non vuole rivelare la sua identità. Ci ha solo detto di essere alla prima pubblicazione sui media internazionali, e di questo siamo fieri, ed è uno studente di Graphic Design allo IED di Milano. “Certamente il processo di apprendimento in una scuola non va in direzione dell’espressione creativa, ma a me piace studiare“, ci ha tenuto a precisare. Hedone si definisce un artista 3D che crea immagini inventate in cui l’unico aggancio con la realtà sono le statue, i suoi soggetti d’elezione, sempre veri.

Come hai scelto i personaggi classici e a volte mitologici di queste suggestive immagini che crei?

Per “Medusa” ha scelto il sottotitolo: “Fissatemi se avete coraggio. Le pietre hanno una vita noiosa”. Volevo focalizzarmi sulla sua estetica potente e le figure classiche la posseggono tutte. La luce nera è stata una conseguenza di questo, associata poi ai raggi d’oro per drammatizzare la scena. Fa paura, anche se la luce rossa come in molti dei miei lavori, in questo caso, è molto debole e lascia solo alcune zone coperte. Devi cercarlo questo viso per fissare e continuare a guardarlo. E se guardi troppo, la leggenda dice che diventi di pietra.

“Medusa. Stare if you dare. Stones have a boring life”. Una delle opere digital più drammatiche di Hedone.

“Him. Think” invece, della serie intitolata “Perspectives” ritrae un uomo nudo nell’atto del pensiero profondo, all’indomani di una separazione improvvisa. Il pensiero quasi diventa tormento, fino a non trovare risposte e a tornare allo stato iniziale.

Hedone prova fascinazione per le statue dell’antichità classica, un eredità del suo dna turco, evidentemente. Un aspetto che ha approfondito viaggiando e studiando in Italia. Questo soggeto maschila ha il titolo di “Him. Think”. L’artista racconta che è frutto di una separazione personale.

Hedone, chi sei tu?

Sono un artista autodidatta della Turchia, attualmente studio allo IED di Milano. Sono un graphic designer e ho scoperto, a 22 anni, che la luce è una potenza sufficiente per cambiare completamente la storia in ogni scena che ritraggo. Questo è quello che mi interessa raggiungere con la digital art: raccontare una storia diversa o puntare il focus su particolari che non si notano a prima vista.

Come hai raggiunto questa drammaticità nelle immagini?

Penso che la posizione della macchina fotografica, la sua apertura, la posizione della luce e dove è diretta, abbiano un forte impatto sulla scena. Anche se solo con una luce semplice colorata, posso realizzare almeno cinque narrazioni diverse sullo stesso soggetto.

Alcuni dei temi dell’arte digitale di Hedone, giovane artista turco scoperto allo IED di Milano da The Way Magazine: Perspective e The ‘Wip’ Works.

Come hai scoperto le statue?

Il mio amore per le statue è iniziato con un viaggio a Firenze. Ho visto la statua di Nicola Pisano, lo scultore italiano del 1200, e me ne sono innamorato. Non so se era la qualità della manifattura o la sua bellezza, o forse il fatto che mi ero immedesimato in lui. Quella figura sembrava così drammatica ma così ferma. Quella è stata la prima volta che ho pensato: se riuscissi a cambiare la luce del sole che batte su questa statua potrei cambarne l’intera dinamicità.

Her. Beg. Hedone rappresenta con questa figura femminile il classico atto di preghiera, di richiesta dolorosa.

Cosa ti affascina?

Sono stato sempre affascinato dal trasmettere contenuti con visual e audio. Per questo mi piacerebbe dirigere una scena di un vero film, ma non è possibile al momento. E allora mi sono detto: iniziamo a usare internet con i migliori intenti.

E quindi?

Ho studiato un manuale di effetti 3D, e così quando ho ritenuto che la mia conoscenza fosse adeguata ho realizzato la mia prima scena.

 

Di cosa si tratta?

L’ho intitolata “Filicide”, verteva sull’omocidio di Dio del suo stesso figlio. Dopo averla completato, con la morale che voleva essere del tipo: la gelosia è un peccato mortale?, mi sono reso conto che non avevo raggiunto l’obiettivo. Il tutto era risultato troppo metaforico e quindi sono tornato a creare cose più classiche.

Uno dei lavori più “illuminati” di Hedone. Si chiama “Them. Restrain” e fa riferimento all’oppressione del trattenersi. Quindi un attimo dopo la costrizione, arriva la liberazione che esprime questo scatto così liberatorio.

C’è stato già un cambio nella tua sperimentazione artistica?

Sì, sono tornato alle mie figure legate alle statue che fotografo, tutte vere peraltro. Mi piace il loro aspetto drammatico, lo prediligo anche in seguito alla rottura con la mia ragazza.

Cosa ti ha insegnato questa rottura?

Che ti puoi trovare in situazioni kafkiane senza rendertene subito conto. Avevo sognato di essere con lei per sette anni, l’anno scorso ci siamo messi assieme e poi lei mi ha lasciato dal nulla. I sogni possono essere reali e anche collassare all’improvviso. Grazie a lei l’ho capito e per questo il mio stile è diventato “Edonismo Kafkiano”.

Quest’opera si chiama “Good Night. Millions of things”. Parla dalla segreta pace della donna in una coppia dove c’è molto da pnesare. “Lui non poteva sapere cosa lei avesse in mente”, ci racconta l’artista parlando del backgroud di questa immagine affascinante.

Si rinasce dal dolore?

Ti trovi in delle situazioni in cui tutto sembra incomprensibile e non riesci a dare un senso. Quindi da questa esperienza ho creato la serie “Perspectives” (Prospettive in italiano). Narro la storia dalla mia parte della coppia, da chi mi ha abbandonato e come può sembrare all’esterno. Tutto il mio lavoro ora è basato su questo. Mi piace il contrasto, insomma.

 



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