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Leisure

Leisure - 04/08/2018

La natura morta è “viva” nell’arte di Andrea Ventura

Acrilici su carta per la frutta antropomorfizzata: mele con le sopracciglia, pere con i baffi, ananas con gli occhi. Un’allegoria colorata.

Non ci sono solo gli animali antropomorfi. Che cosa succederebbe se pensassimo di ingerire frutta con sembianze umane? Un po’ lo si può immaginare con l’arte di Andrea Ventura, artista milanese cinquantenne, che si è fatto un nome dapprima con le illustrazioni di prestigiosi quotidiani internazionali.

Estrapolando dal loro contesto abituale gli oggetti della vita quotidiana, Andrea Ventura li investe di nuovi significati, dettati più dalla fantasia e dall’immaginazione che non dall’uso e dalla consuetudine.

Presso Nonostantemarras lo scorso luglio si sono viste 4 opere di 150×170 cm e alcuni disegni più piccoli (30x40cm) della serie We come as friends. Negli acrilici su carta di Andrea Ventura fiorisce una natura morta estremamente “viva”, antropomorfizzata: mele con le sopracciglia, pere con i baffi, ananas con gli occhi. Un’allegoria colorata che stride con i titoli delle opere: Mercenari, Nessuno è Innocente, Gruppo di Disertori, Non Fate Prigionieri.

Le sue opere sono caratterizzate da un valore simbolico-esistenziale dato dalla mancata immediatezza di lettura, dal non senso che scaturisce dai travestimenti che l’artista adotta per mascherare il messaggio che vuole mandare. La pittura diventa così non un’azione compiuta, ma piuttosto il racconto di uno svolgimento, di una potenza, di un’evoluzione.

La sua pittura è uno sguardo “particolare”, non “universale”, che al tempo stesso lascia ampi margini di interpretazione, riempiendo un vuoto di senso con misteriosi ruoli assegnati ad assemblaggi di oggetti inconsueti.

Andrea Ventura ha studiato Storia Moderna all’Università Statale di Milano ma senza conseguire la laurea. Si è poi trasferito a New York nel 1991 per lavorare come illustratore. I suoi disegni sono stati pubblicati dal The New York Times e dal The New Yorker e da molte altre riviste. Da molti anni lavora anche come pittore. Il suo lavoro è stato esposto in gallerie in vari paesi del mondo. Nel 2014 ha pubblicato da Gestalten in Germania una monografia del suo lavoro. Attualmente vive a Berlino.

Dal testo di Francesca Alfano Miglietti, che ha curato la mostra dell’artista presso gli spazi di Antonio Marras Nonostantemarras a Milano:

In realtà quella che Andrea Ventura dipinge è un’immagine del pensiero, un pensiero capace di liberarsi da presupposti oggettivi, opinioni, cliché, un pensiero capace di dar vita a un progetto che tende ad affermare il carattere imprevedibile di ciò che accade.

L’idea dell’arte di Andrea Ventura è un pensiero non della potenza, ma dell’atto, non dell’essenza, ma dell’esistenza. Una ricerca dell’immagine perduta, il tempo e la visione si fondono in un delicato tentativo di sfogliare un album di visioni, quella di questa serie di Andrea Ventura sembra una ricerca sulla pittura delle ‘cose basse’, ossia la raffigurazione non dell’universale, ma del particolare, del dettaglio di una pera, della zucca o dell’osso, di una banana e di un pennello da barba. Nel Seicento la natura morta, affermatasi già all’inizio del secolo come genere artistico autonomo nei Paesi Bassi e in Italia, conosce un rapido e originale sviluppo in gran parte d’Europa. Vi si dedicano artisti specializzati, ma anche Caravaggio, Rembrandt, Zurbarán, per fare solo alcuni nomi.  E nature morte sono quelle di questa serie di Andrea Ventura, in una visione che  sceglie il sottotono e l’evanescenza temporale, ma in un codice espressivo frontale, stranito,  alieno… un “punto di vista limitato”, in una narrazione definita in termini cromatici e spaziali.



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