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Leisure

Leisure - 18/11/2016

La storia di Milano rivive con la street art di Pao

Abbiamo incontrato l’artista amatissimo dai ragazzi che da graffitaro diventa simbolo di cultura per tutta la cittadinanza.

Vedere Pao tra i saloni di Palazzo Giureconsulti a Milano che illustra la sua idea di storia antica spiegata ai giovani è una circostanza insolita. Perché Pao si è fatto un nome girando per l’Italia a illuminare angoli nascosti con i suoi colori e personaggi buffi. Sulla strada, alle pareti, con quell’aria da felice outsider che lo ha fatto diventare icona dei giovani street artist di tutta Europa. Ma oggi vi presentiamo un Pao diverso per Street art per la storia (consultabile su piazzamercanti.storiami.it), nel cuore della sua città, Milano che racconta attraverso i suoi disegni la storia di piazza Mercanti, di fronte al Duomo, antico centro del potere della capitale del nord Italia.

Pao per un anno si è dedicato alla realizzazione del video e delle installazioni che ritraggono Tommaso da Caponago, Sant’Eligio, il mercante fallito, Matteo I Visconti. Con lui, il progetto di comunicazione di Show Reel, la Camera di Commercio di Milano e il Centro per la cultura d’impresa. Incredibile il risultato, che da domani sarà per due settimane a disposizione di tutti i visitatori del centro di Milano.

pao ravenna licata

Due opere del 2016: a sinistra il “purpo” di Licata di Pao. A destra il suo Dante per Ravenna.

Come ti sei sentito a essere preso in carica dalle istituzioni?

Se me l’avessero detto 10 anni fa non ci avrei creduto, ci davano la caccia. Ma oggi molte cose sono cambiate e credo di essere stato chiamato per avvicinare i giovani alla storia. Io stesso ho scoperto cose che non conoscevo attraverso lo studio di queste figure storiche. È strano camminare in luoghi così famosi e solo dopo rendersi conto di quanto c’è dietro.

Succede anche in altre città?

Sono appena tornato dalla Sicilia, ho Licata nel cuore. Abbiamo fatto degli interventi colorati in posti degradati ed è stato un modo per i cittadini di riappropriarsi di angoli dimenticati. A Ravenna invece c’è stato Il Volto di Dante lo scorso settembre.

La storia sta entrando nel tuo percorso, quindi. Come te lo spieghi?

Ho curiosità a espandere il mio raggio d’azione. Ho realizzato per questo progetto anche un video la cui preparazione è durata un anno di lavoro, con la parte progettuale molto più diluita. Da aprile a oggi sono stati 5 mesi pieni, weekend e notti incluse.

Hai fatto anche uno dei primi interventi di street art a NoLo, a Milano. Quello è stato un gesto importante, sai? Era il momento in cui la zona sembrava abbandonata a se stessa.

In quel caso c’era l’associazione di quartiere che mi ha chiesto di fare una cosa estemporanea. È stato un incontro fortunato perché so come dipingere sui muri e spero siano stati abbelliti. Qualche anno fa i muri o gli oggetti stradali erano per me un gesto individuale, fatto soprattutto per soddisfare me all’inizio. Ma poi ho visto che aveva una presa sugli altri, perché era come rendere migliore lo spazio urbano. Il colore lo toglie dall’anonimato. Il problema delle città contemporanee è che sono fredde e l’individuo le sente ostili. Il mio intervento è inteso per renderle più accoglienti, umane, vivibili.

pao

Pao firma il poster della “scrofa milanese” , simbolo storico della città che ha rielaborato.

Sei stato anche all’estero. Ci si sente accolti diversamente fuori Italia?

A volte la street art addirittura viene vista come attrazione, succede un po’ ovunque ora. Ogni esperienza ha le sue caratteristiche… in Svezia eravamo stati invitati ed era in una cornice regolarizzata. Lì non ha senso andare contro, gli spazi ci sono e le possibilità ci sono.

Tu sei anche di più, rispetto a uno street artist secondo me. Sei un designer. Ti manca l’elemento del pericolo, della sfida che c’è nell’ambiente urban?

All’inizio sicuramente c’era una componente di sfida o rischio. Mi rendo conto che è diverso dopo 20 anni che faccio street art in strada, oggi che vengo chiamato per fare eventi. È cambiata la realtà attorno a me, mi chiamano per realizzare cose che non avrebbe senso fare di nascosto. Anni fa l’unico modo che avevo per fare arte era cercare un senso forte, anche nella realizzazione. Oggi posso fare arte anche in altro modo ed essere sicuro che arrivi quello che voglio dire. Non mi è mai piaciuta l’adrenalina per l’adrenalina, ma ci sono tanti giovani a cui piace e ne sono cosciente. Detto questo, i muri rimangono per forza, sicuramente tornerò a fare le cose per cui sono conosciuto.

Tutti i ragazzi che oggi sono qui per incontrarti ti fanno sentire responsabilizzato in qualche modo?

L’artista è una figura che deve catalizzare determinate energie e questo spesso equivale a dire responsabilità.

Per info sull’artista qui

Fotoservizio di Pao a Milano: Christian D’Antonio per The Way Magazine



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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