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Leisure - 22/04/2020

La Techno di Aquiles: “Il sound dark della mia Spagna”

Un giovane atleta di canottaggio poi specializzatosi in legge sul copyright. Oggi fa il dj producer nella scena emergente di Siviglia.

Siamo abituati a pensare alla Spagna come una terra di sole e ritmi mediterranei. Ma c’è anche una scena musicale sperimentale, fatta da giovani che si addentrano nelle oscurità elettroniche che proprio dalla Spagna si fanno conoscere nel mondo. Jaime Quiles Aranda, in arte semplicemente Aquiles, è un produttore Techno e DJ di Siviglia, in Spagna con una passione per la produzione berlinese, i sintetizzatori e i suoni dark.

“Proprio queste sono le cose che mi hanno portato ad acquisire la sua prima coppia di giradischi all’età di 11 anni – ci dice dall’Andalusia il dj che oggi ha 25 annie ho avuto lo spirito giusto per dedicarmi alla creazione musicale dal 2018, dopo aver terminato gli studi in legge e la specializzazione in diritto d’autore”.

Incense , il suo brand usato come nome dell’home studio dove produce e come label dei suoi progetti è nato ufficialmente nel 2020 anche se il suo sbarco nella musica techno risale al 2018. “Il fatto di aver studiato giurisprudenza e copyright per la specializzazione nel mio settore, mi aiuta molto in faccenda da tutti i giorni. E mi fa anche capire cosa è protetto dove. Ad esempio, in Germania è molto avanzata la legislazione ed è molto tutelata la performance, anche nei festival. In Spagna la cultura per la tutela è molto recente e si deve fare ancora molto per il business. Ci sono delle grandi labels ma non sono paragonabili ad altri posti”.

 

La giovane etichetta discografica oggi dà il nome al suo show settimanale. Molto più che un’etichetta discografica, Incense è un concept e una filosofia di cultura Techno, club, musica elettronica e arte. “Sono professionalmente sulla scena da un anno mezzo e ora sono rinchiuso a casa a Siviglia per il lockdown. Per fortuna so come usare produttivamente le mie mattinate. Ho una casa che mi permette di avere musica a volume naturale, mi piace lavorare con la musica dagli speaker non con le cuffie. Voglio fare uscire i miei primi due EP professionali con la mia label in giugno, a testimonianza che anche in un periodo difficile possono nascere delle cose di cui tutti poi potranno fruire”.

Aquiles, forte della sua preparazione atletica e da una resistenza natural, ci racconta anche il rapporto straordinario che ha con l’ascolto e il godimento della sua musica: “Non prendo droghe o alcol e posso andare avanti con la musica anche per giorni senza fermarmi. Questo è un po’ in contrasto con la pausa forzata, ma l’allenamento fisico in casa che sto facendo in queste settimane assorbe alcune delle mie energie. Volevo andare a promuovere ad Amsterdam la mia label, ma dobbiamo aspettare. Ho scelto proprio quest’anno 2020 per fare il mio lancio, trovare le agenzie giuste. Voglio approcciare questo stop con una visione di opportunità”.

Dopo anni trascorsi in tournée sulla scena locale e in ambientazioni di nicchia in città come Londra, diverse collaborazioni con artisti nazionali e internazionali e lavori in studio che suona spesso nei suoi set, i suoi primi due album stanno per arrivare. Il mood dark si rivela anche nei titoli: Reclusion e Clausura.

Il mio genere è un’opera in cui il suono è dark, da club, organico, modulare, industriale e con sintetizzatori classici, ed è spesso anche più duro, più epico, potente di tanta techno che si sente ancora oggi. Penso che bisogna fare la differenza innovando. Anche se immagino che come in altri campi bisogna sempre conoscere le basi del proprio filone. Nel mio caso, credo che la techno sia un genere progressivo nel basso e nel beat”.

Aquiles ci sorprende non solo per le venature introspettive che spesso non si associano a questo genere di elettronica, ma anche per l’attitudine verso altri mondi musicali: “Tutti vogliamo essere notati, siamo musicisti, compositori e dobbiamo trovare i nostri solchi distintivi. Ma penso che dobbiamo allo stesso tempo anche guardare a tutti i generi di musica, se sono buoni. Io voglio sempre più dedicarmi alla sperimentazione, all’uso dei sintetizzatori, fare suoni nuovi e cercare strade per una rivoluzione”.

Il fatto di essere a Siviglia, con una scena piccola se paragonata con Barcellona e Madrid, gli dà un’opportunità: “La produzione qui non è molto densa. Ma ci sono dei promoter e luoghi che cercano di cambiare e diffondere il mio genere, come il Cosmos, per esempio. C’è anche qualcosa a Malaga, abbiamo dei festival che puntano a raccogliere tantissime persone, come il Primavera Sound ma la techno in questo contesto non è proprio centrale. E devo riconoscere che l’Andalusia è sempre stata un posto fiorente con gruppi di artisti. Questo è quello che ci distingue, qui ci sono designer, fotografi che lavorano con la musica”.

E in effetti guardando i profili social di Jamie Aquiles Aranda si capisce quanta attenzione c’è alla presentazione di quello che altrimenti sarebbe un semplice prodotto musicale dance. “Il mio nome artistico è un test, da qualche mese lo uso per la mia techno che è dark, anche nelle immagini che scelgo in associazione, mentre se faccio altri generi userò nomi diversi e immaginario diverso”.

I viaggi e la conoscenza di altri contesti lo stimolano parecchio: “Qui in Spagna abbiamo bisogno di fare di più, vedo ad esempio che per la Techno in Italia non c’è molto apprezzamento di massa, ma più cultura e conoscenza, forse perché ci sono anni alle spalle di diffusione. Berlino è stata sempre la capitale della techno e il mio sguardo è sempre lì. Ibiza per la techno ha avuto degli anni buoni ma il problema è stato l’arrivo di altri generi di culture che hanno fatto largo a serate che incassavano di più. I soldi sono la cosa principale in questo contesto”.

Non si vive di sola Techno, in ogni caso, anche a 25 anni. Con una passione per il movimento, Aquiles ci svela anche qualche segreto sulla sua invidiabile forma fisica: “Ho iniziato a nuotare da piccolo e poi sono passato al canottaggio e per fortuna sono molto dedicato alla routine. Per la prima volta ho messo piede in palestra a 13 anni e ogni giorno l’ho fatto da allora. E poi con la dieta che è fondamentale è facile andare avanti. Direo che è anche importante avere la giusta dose di sonno, a me bastano 7 ore per poi riprendere. Mi faccio sempre un elenco di cose da fare all’inizio della giornata, per vivere senza stress. E da buon spagnolo, mi faccio la siesta pomeridiana. Anche se tutti quelli che mi consocono sanno che mi bastano 12 minuti per rigenerarmi, il tempo di un remix… dormo molto profondamente anche per brevi pause”.

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