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Leisure

Leisure - 31/07/2020

“Lapsus Urbano” da Bologna a Taranto, teatro in cuffia

L'esperimento di silent theatre del collettivo bolognese Kepler–452, per il progetto “Clessidra – teatro dei luoghi”. Lo ha provato per noi il nostro corrispondente Nicola Di Dio.

Ritrovarti solo con te stesso in una piazza piena di gente, che come te è sola ed intenta ad ascoltare, in cuffia, una voce che dice: “In questo spettacolo il pubblico è lo spettacolo. La voce che senti in questo momento ti chiederà di fare alcune cose. Non è obbligatorio reagire e partecipare, ma se non intendi farlo, questo non è il tuo spettacolo”. Questo è “Lapsus urbano – Il primo giorno possibile” del collettivo bolognese Kepler–452, per il progetto “Clessidra – teatro dei luoghi”.

La settima edizione del progetto, ideato e diretto da Erika Grillo e a cura dal Teatro delle Forche, si è svolto a Taranto sulla rotonda del Lungomare Vittorio Emanuele III, con repliche della performance al tramonto, di sera e di notte, per un massimo di 40 spettatori a replica. Un percorso itinerante e audioguidato che diventa rito collettivo, con una modalità innovativa e interattiva con gli spettatori che, dopo aver ascoltato le regole di comportamento e le istruzioni, seguono le indicazioni di un attore-arbitro e si muovono nello spazio, rispondendo alle sollecitazioni che ricevono attraverso le cuffie.

Una voce dal passato, registrata durante il lockdown, parla agli uomini del “futuro”, ai “sopravvissuti” dell’ondata del Coronavirus, che con lo sguardo rivolto al cielo ascoltano, come fossero interferenze dal passato, voci che hanno accompagnato il periodo di isolamento, voci che ogni giorno raccontavano la vita e la morte fuori dalle nostre mure, piccole o grandi esse fossero “Ma cosa c’entra la metratura di una casa con la felicità? Che relazione c’è tra le due cose? Se il luogo dove hai passato l’isolamento ti stava stretto, rannicchiati per terra. Per te la romanticizzazione della quarantena non è valsa a molto.”

Ed è proprio in quei momenti, quando sei solo con te stesso che riesci a trovare le risposte alle tante domande che ti sei posto, a capire se ne sia realmente valsa la pensa sperare in futuro migliore, sperare che questi mesi di isolamento siano serviti anche solo a migliorarti.

“Anche se il timore avrà più argomenti, tu scegli la speranza” così disse Seneca e magari dopo essere stato lo spettacolo di “Lapsus urbano – Il primo giorno possibile” posso dire al timore di un domani incerto scegli un domani di speranza. Ti accorgi che puoi tornare a “respirare di nuovo” (Breath Again Miriam Serio) ad apprezzare quello che davi quasi per scontato, anche solo poter guardare il cielo ed il mare e respirarne i profumi.Nasciamo per vivere questa vita nonostante non sai se sarai mai abbastanza forte” (Breath Again Miriam Serio) e sicuramente i mesi di isolamento ci hanno aiutato a capirlo.

Lapsus urbano – Il primo giorno possibile” per la regia di Enrico Baraldi, Nicola Borghesi, Riccardo Tabilio, Riadattamento site specific Erika Grillo, Coordinamento Michela Buscema, Supervisione musicale Bebo Guidetti, comunicazione visiva Alessandro Colazzo, con la partecipazione di Giorgio Consoli, Andrea Dellai, Erika Grillo, Ermelinda Nasuto, Chiara Petillo e Fabio Zullino, Supervisione scenica Walter Pulpito, Supervisione tecnica Vincenzo Dipierro.

Lapsus urbano – Il primo giorno possibile” quindi è “un tentativo di raccontare e custodire la memoria del presente attraverso la lente di un momento storico di isolamento e privazione che richiede di essere riconosciuto come momento collettivo.”

teatro urbano lapsus

Testo a cura di Nicola Di Dio



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