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Leisure - 18/01/2020

Le piante “sentono”: la convinzione degli scrittori e le esperienze nella realtà

Il libro sulla "seduzione" di Van Cauwelaert e gli studi scientifici nella Loira. Ma anche in Italia la musica di Mozart ha allietato le vigne. Che si comportano meglio.

La percezione o biocomunicazione delle piante è l’idea paranormale che le piante siano senzienti, che rispondano agli esseri umani in un modo primordiale ma che comunque provino dolore e paura. L’idea non è accettata dalla comunità scientifica, poiché le piante mancano di sistemi nervosi ma gli studi si succedono sempre più fittamente in questa direzione.

Sappiamo che gli esseri viventi sono attrezzati per evitare pericoli e cercare condizioni ottimali per la sopravvivenza. Facciamo affidamento sul nostro istinto di base per sostenerci, riprodurci e proteggerci dai danni. Per gli stessi scopi si sa che le piante usano risposte “nastiche” (derivate da luce e gravità) e “tropiche” (derivate dal tocco con altri esseri).

 

Della volontà di reagire e addirittura “sedurre” nelle piante è però convinto lo scrittore Didier Van Cauwelaert che ha pubblicato “Le emozioni nascoste delle piante” (Feltrinelli) dove in un romanzo racconta come si esprimono, comunicano e interagiscono i vegetali. Secondo il testo, per quanto incredibile ci possa sembrare, le piante sono in grado di provare un’ampia gamma di emozioni. Si difendono, attaccano, siglano alleanze, cacciano, costruiscono, trascinano, comunicano a distanza le loro paure, le loro sofferenze e le loro gioie. Secondo l’autore è anche possibile che ci inviino informazioni terapeutiche, messaggi di gratitudine, richieste di aiuto. Molti credono che le piante siano dotate di intelligenza, di sensibilità e perfino di una forma di telepatia rilevata anche dagli strumenti di misurazione. Per quanto sorprendente, ciò che viene raccontato in questo libro è il risultato di osservazioni ed esperimenti scientifici.

Carlo Cignozzi, in Toscana, da un decennio sperimenta la “crescita felice” dell’uva con la musica di Mozart tra le vigne; gli effetti benefici delle frequenza musicali sulle viti sono sotto osservazione. La sperimentazione è cominciata nel 2008 in collaborazione con il professor Stefano Mancuso, esperto di neurobiologia vegetale.

In Francia l’esperimento simile sembra essere più scientificamente provato. Utilizzando la sequenza sonora corrispondente a una determinata proteina, è possibile stimolarne o inibirne la funzione, e quindi una frequenza sonora detta “biologica” contro il mal d’esca, una malattia causata da un gruppo di funghi che colonizza i vasi linfatici e il legno della pianta. Questa particolare melodia chiamata protéodie sta avendo effetti benefici sui vigneti.

Foto feed di apertura gentilmente concesso da @dahliaitaly su Instagram.



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