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Leisure - 14/05/2019

Le visioni multiple di Roy Lichtenstein

Dell'artista newyorkese si conoscono bene i quadri che simulano i fumetti. Poco viste in Italia le sculture e le opere di grande formato. Ora al Mudec.

Nato a New York nel 1923, Roy Lichtenstein è stato un dei padri della Pop Art mondiale, e uno degli ultimi a lasciare questo pianeta. A 22 anni dal decesso, il MUDEC, museo delle culture di Milano, presentailgrande maestro americano, una delle figure più importanti nell’arte del ventesimo secolo con la mostra Roy Lichtenstein. Multiple Visions, da maggio fino all’8 settembre 2019.

La sua arte sofisticata, riconoscibile al primo sguardo e apparentemente facile da comprendere, ha affascinato fin dai primi anni eroici della pop art generazioni di creativi, dalla pittura alla pubblicità, dalla fotografia al design e alla moda e il potere seduttivo che essa esercita sulla cultura visiva contemporanea è ancora molto forte.

Roy Lichtenstein, Reflections on Crash, 1990 Litografia, serigrafia, rilievo and collage in PVC metallizzato con goffratura su carta Somerset fatta a mano. 150.2 x 190.5 cm Collection Lex Harding © Estate of Roy Lichtenstein

Roy Lichtenstein, Reflections on Crash, 1990 Litografia, serigrafia, rilievo and collage in PVC metallizzato con goffratura su carta Somerset fatta a mano. 150.2 x 190.5 cm Collection Lex Harding © Estate of Roy Lichtenstein

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In mostra circa 100 opere tra prints anche di grande formato, sculture, arazzi, un’ampia selezione di editions provenienti da prestigiosi musei, istituzioni e collezioni private europee e americane (la Roy Lichtenstein Foundation, la National Gallery of Art di Washington, il Walker Art Center di Minneapolis, la Fondation Carmignac e Ryobi Foundation, Gemini G.E.L. Collection), oltre a video e fotografie.

Roy Lichtenstein. Multiple Visions è curata da Gianni Mercurio e promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE CulturaGruppo 24 ORE, che ne è anche il produttore, per l’ideazione di MADEINART.

 

La mostra – che è stata pensata anche per essere ospitata in un museo come il Museo delle Culture, da sempre attento per vocazione ai diversi linguaggi artistici – evidenzia, attraverso una panoramica sui temi e i generi dell’arte di Roy Lichtenstein, come gli elementi di diverse culture confluiscano nel suo lavoro di decostruzione e ricostruzione dell’immagine, e quindi elaborate in chiave pop con  il suo linguaggio personalissimo: dalla storia della nascita degli Stati Uniti all’epopea del Far West, dai vernacoli e le espressioni artistiche etnografiche degli indiani d’America alla cultura pop esplosa in seguito all’espansione dell’economia mondiale del secondo dopoguerra, dalla cultura artistica europea delle avanguardie allo spirito contemplativo dei paesaggi orientali.

La fascinazione per la “forma stampata”, cioè la riproduzione meccanica come fonte di ispirazione, che è alla base del lavoro di Roy Lichtenstein e che nella sua pittura viene attuata in un percorso che parte da una copia che viene trasformata in un originale, viene presentata in questa mostra nel suo processo inverso: da un’idea originale a una copia moltiplicata.

Una ricerca che l’artista  condusse nel corso di tutta la sua carriera attraverso la stampa e la manifattura, realizzando lavori pensati ad hoc (la realizzazione di una stampa o di una scultura partiva da disegni e studi preparatori, come per i dipinti) e impiegando tecniche e materiali innovativi; una pratica che diventa una forma di espressione artistica e un’estensione della sua visione estetica, costruita metodicamente da Lichtenstein in parallelo alla pittura e di cui la mostra presenta l’evoluzione a partire dai primi lavori degli anni Cinquanta.

 

La mostra è organizzata in un percorso tematico, evidenziando l’evoluzione nel lavoro di Lichtenstein rispetto alla riproducibilità meccanica dell’opera d’arte, di cui è stato forse il più sofisticato interprete, ma illustrandone allo stesso tempo le sue diverse interpretazioni e rappresentazioni formali rispetto ai soggetti trattati: visioni che procedono con costanti riferimenti trans-storici ai mutamenti dei linguaggi artistici.

Roy Lichtenstein. Multiple Visions è curata da Gianni Mercurio, studioso di Lichtenstein da oltre vent’anni. Mercurio ha curato, tra l’altro, la mostra e il relativo volume “Roy Lichtenstein. Meditations on Art”, Milano, Fondazione La Triennale, 2010, e poi (col titolo “Kunst als Motiv”) Colonia, Museum Ludwig, 2011.

 

La mostra “Roy Lichtenstein. Multiple Visions” sarà visitabile fino all’8 settembre 2019 presso Mudec – Museo delle Culture di Milano. Museo delle culture, Area Ex Ansaldo, Milano, Via Tortona 56.

Fotoservizio di Carlotta Coppo



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