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Leisure - 15/09/2018

Lorenzo Albanese, a 20 anni è la star della fisarmonica

L'allievo ventenne del Conservatorio di Musica Fausto Torrefranca di Vibo Valentia sta girando il mondo. "Perché la musica merita rispetto", ci dice.

La musica di ogni genere merita rispetto, ci dice Lorenzo Albanese, artista calabrese negli ultimi tempi sulla bocca di tutti. Perché è saggio e interessante questo ragazzo che si fa strada da solo con la sua fisarmonica e vincendo concorsi internazionali sta diventando ambasciatore di uno strumento che, ammettiamolo, non associeremo immediatamente a un ragazzo nel 2018.

Con la fisarmonica si suona il liscio. Si può andare a ritroso e scoprire la vita degli artisti di strada che popolavano le città europee un tempo. Siamo ormai aituati ai racconti di giovani che si appassionano e fanno strada nella musica classica. Ma di virtuosi della fisarmonica, almeno ai livelli di Lorenzo Albanese, conteso nelle sale concertistiche di varie nazioni, ce ne sono ancora pochi.

Un anno fa Lorenzo, che ha iniziato a studiare musica a circa 11 da autodidatta, ha vinto l’Amadeus Facory, primo talent dedicato ai conservatori d’Italia . Giovane e tenace, Lorenzo non è ancora andato da protagonista nel tempio della fisarmonica in Italia, a Castelfidardo (Ancona) ma si è esibito alla Royal Academy of Music di Londra. Abbiamo parlato con il giovane musicista calabrese alla vigilia di un importante tour che lo vede protagonista col suo strumento in tv e nei teatri.

Come sei diventato famoso con la fisarmonica?

Uscito dal conservatorio di Vibo Valentia sono arrivato primo all’Amadeus Factory l’anno scorso. Da lì ho iniziato a esibirmi più spesso. Vado alla Rai di Roma per una partecipazione prossimamente. Andrò presto in Piemonte: il 7 ottobre al Conservatorio di Alessandria apre la cattedra di fisarmonica e suonerò davanti agli studenti. Mentre l’8 suonero a villa La Tesoriera a Torino.

Fai anche molte partecipazione a festival, vero?

Il 20 ottobre sarò a Morellino Classica, il 24 novembre a Fabriano con la Gioventù Musicale d’Italia, il 25 novembre a Sterno, provincia di Ancona, e il 27 a Dublino a suonare per l’istitituto di cultura italiano. Nei festival spesso si incontrano i cultori del genere, ed è un grande sollievo vedere che c’è gente che apprezza quello che sto facendo.

Pensi sia stato un percorso difficile?

Diciamo che è insolito. A 11 anni ho scelto la fisarmonica, che a me appariva solo come strumento da liscio, di tradizione relativamente recente, almeno così la pensavano al mio paese, questo è quello che appariva a mio nonno che aveva una passione. Poi ho iniziato a capire che aveva un sacco di sfaccettature e generi e tante sfumature. E me ne sono innamorato, tanto che oggi faccio un repertorio non tutto italiano, ci sono anche composizioni originali francesi, russe specialmente del periodo barocco.

Seri arrivato anche a incidere un cd?

Certo, è in uscita a ottobre per Amadeus e queste foto di Daniele Riefolo sono un’anticipazione delle immagini di copertina.

La cosa più emozionante del tuo lavoro?

Il mio sogno di sempre è fare il concertista ogni giorno in giro per il mondo. Spero che questo diventi la mia vita, come c’è riuscito il mio maestro, Mario Stefano Pietrodarchi, uno dei capostipiti del genere. Devo molto anche a Luca Colantonio che si è dedicato all’insegnamento, oltre a essere un concertista.

L’esibizione più bella finora?

Non posso dire quale è stata la più bella, sono eccezionali e bisogna viverla ognuna con lo spirito giusto. Dal vivo ci sono spesso problematiche, pubblici diversi, alcuni sono da scoprire. Capita che il pubblico sia sbalordito, appena inizio a suonare alcuni sono abituati perché sono musicisti e mi seguono, sanno che si deve stare in silenzio, seduti.  Altre volte poi alcuni si alzano o iniziano a parlare, un po’ mi distraggo. Ultimamente a Genova mi è capitato di doverli riprendere. Poi mi hanno chiesto il bis.

Ma come, tu giovane che riprendi un pubblico presumibilmente di adulti?

Purtroppo, il pubblico non è pi abituato ad ascoltare, specie chi fa un genere diverso, si fanno delle domande ma non hanno gli strumenti per capire. Bisogna partire dalle scuole, la musica, come diceva Riccardo Muti, deve essere parte della vita degli studenti dalle elementari.

Dove vuoi arrivare?

Io sto iniziando da solo a fare performance, sto provando a fare l’evoluzione con il quartetto d’archi. Voglio capire come si lavora in gruppo e il mio sogno è arrivare con fisarmonica solista in orchestra. Avevo altre idee prima, c’è stato un periodo che ho smesso anche di suonare, quando ero al tecnico industriale. Poi ho capito che nella mia vita gli impianti elettrici non avevano posto.

E hai detto ai tuoi che volevi suonare per mestiere?

Sì, sono stato fortunato a incontrare maestri eccezionali in tutto e per tutto. Quando sei giovane e il tuo maestro tiene alla tua persona e capisce già quello che c’è dietro a ogni tuo passo, è fondamentale. Se sai dare, le persone iniziano a lavorare su di te, diventano dei genitori professionali.

Stai svecchiando uno strumento con il tuo lavoro. Ne sei cosciente?

È un problema non solo dei ventenni perché c’è gente a 40 anni che non ha ancora ascoltato il concerto, non è mai andato in teatro. Non dico che la classica deve essere per tutti, ci sono tanti generi, per fortuna la musica è varia ed è bella. Ma bisogna rispettare l’arte e non discriminare solo perché devi andare in strutture più seriose. Vado anche a sentirmi Fedez o Jovanotti, ognuno ha la sua importanza nel suo genere.

E che pensi quando vai a vedere artisti pop?

Che tutti gli sturmentisti sul palco hanno studiato e bisogna rispettare tutti i generi, educare all’ascolto. Io penso che la musica sia educazione alla vita, anche se non intraprendi quella strada, il suo studio e conoscenza ti regala una formazione umana. Anche il silenzio è musica, noi ce l’abbiamo ogni giorno ma non lo capiamo.

I tuoi coetanei che ti dicono?

I miei amici mi vedevano con sospetto all’inizio, prima di vincere il concorso, studiavo giorni interi chiuso in casa senza uscire. Anche se lo dicevano con scherzo, mi srponavano a divertirmi ma io quello che faccio, lo faccio con convinzione. I miei maestri mi hanno insegnato che se i sacrifici si fanno i risultati arrivano. E oggi ho una ricompensa.

Fotoservizio concesso dall’artista – foto di Daniele Riefolo



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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