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Leisure - 30/09/2019

Mabel e Sam Fender, talenti e bellezze britanniche alla conquista

Working class e positività, desiderio di riscatto ed energia da vendere. Il pop non teme la Brexit e continua a esportare canzoni di successo.

Ci sono due nomi, e due voci, che stanno mettendo entusiasmo nel panorama pop britannico. Sono entrambi nel mezzo di una campagna di lancio dei loro album in questi mesi e sono Mabel e Sam Fender, già con singoli di successo in patria.

MABEL – Mabel, definita dalla stampa locale “il talento britannico più eccitante dell’anno”, ha lanciato questa estate “Mad Love”, che ha anticipato  l’album di debutto ‘High Expectations’. “Mad love” fa seguito all’inarrestabile successo di ‘Don’t Call Me Up’, il brano di  Mabel che è entrato al numero tre delle chart inglesi e ha trascorso ben otto settimane nella top 10 (oltre ad essere nella top 10 della global chart di Spotify). Mabel è stata confermata in Inghilterra  come il primo artista  Youtube On The Rise e per la fine dell’anno sono già state annunciate una lunga serie di sue date dal vivo, tra cui il tour britannico ed europeo di Mabel con Khalid.

 

‘Mad Love’ è un inno dedicato alle donne determinate,  che le spinge a parlare esattamente di cosa vogliono. Scritto da Mabel insieme a Steve Mac e Kamille – il trio vincente dietro a ‘Don’t Call Me Up’ – ‘Mad Love’ è accompagnato da un video diretto da Marc Klasfeld, che in precedenza ha lavorato con artisti come Cardi B, Destinys Child e Jay Z.

‘High Expectations’ è un album a cui Mabel ha iniziato a lavorare circa due anni fa.  A soli 23 anni, con due nomination ai Brit ha già venduto oltre 3,5 milioni di singoli nel Regno Unito (tre di platino, tre d’oro e due d’argento) e ha superato 1 miliardo di stream.

Cresciuta in gran parte tra Svezia, Malaga e Londra, Mabel ha debuttato nel 2017 con il  mixtape “Ivy To Roses” dove ha affrontato temi quali  l’amore giovanile, il dolore e le sfide delle relazioni nell’era digitale. Ha parlato e  cantato nelle sue canzoni della lotta contro l’ansia (un problema che ha costretto Mabel ad abbandonare la scuola in giovane età) e del tema  di crescere di razza mista, culturalmente dislocata. Tematiche che ritornano nel nuovo album. “Parlare di tutto questo ti da’ fiducia” racconta Mabel “Se vuoi fare un disco che parla delle persone, devi metterti a sedere, ascoltare e analizzare tutto al micorscopio. Avrei voluto che fosse così anche con i miei eroi quando ero bambina. Il sogno della pop star dalla vita perfetta non è più valido per la nostra generazione”.

Mabel ha realizzato un sensazionale e frizzante disco di debutto, un album pop di qualità che la innalza ai livelli di artisti quali  The Weeknd, Ariana, Drake. “Voglio mandare un messaggio positivo a tutti quelli che lo ascolteranno. Ho guadagnato così tanta fiducia scrivendo questo album ed è questo che voglio trasmettere alla gente che lo ascolterà”.

SAM FENDER – Il cantante Sam Fender sta per imbarcarsi in un tour quasi tutto sold out in Gran Bretagna (restano biglietti solo per la Brixton Academy di Londra l’11 dicembre) e ha rilasciato Hypersonic Missiles, l’album scritto, registrato e prodotto nello studio costruito da Sam in un magazzino a North Shields, insieme all’amico e produttore di lunga data, Bramwell Bronte.

Quando Sam Fender ha vinto il BRITs Critics’ Choice Award alla fine del 2018, il suo nome è stato aggiunto alla lista dei precedenti vincitori che include Adele, Florence & The Machine, Sam Smith ed Ellie Goulding. Nonostante il riconoscimento fosse più che meritato, Sam è stato particolarmente sorpreso dalla notizia, ripensando ai tempi della scuola superiore quando un insegnante una volta gli disse di mettere da parte le sue aspirazioni musicali perché non sarebbe andato da nessuna parte.

Sam Fender è un talento raro. Un ventiquattrenne della working-class del Nord che suona ogni concerto come se fosse l’ultimo, con la voce cavernosa e la sua immancabile chitarra  (ovviamente una Fender), alimentato da quella convinzione, apparentemente della vecchia scuola, che la musica per chitarra ha ancora il potere di cambiare la vita e influenzare le persone.

Fender ha abbandonato presto la scuola e ha trovato lavoro dietro il bancone di un pub locale di North Shields. Fu scoperto dal suo manager quando il padrone del pub spinse Sam a prendere la chitarra e a suonare qualcosa. Da allora i due hanno sempre lavorato insieme.

 

C’è un filo conduttore che attraversa tutte le canzoni di Sam e che è al centro dei suoi testi. Sam è un osservatore socialmente impegnato e ha un dono innato per semplificare le questioni di attualità. “Ho solo domande, non risposte”, dice Sam, ma con le  sue parole riesce ugualmente a parlare e sensibilizzare migliaia di persone. I suoi testi riflettono le conversazioni che si svolgono tra amici nei caffè, nei pub e sulle terrazze: frustrazioni, incomprensioni e  disperazione.

 

“Dead Boys”, la canzone che ha davvero alzato la posta in gioco per Sam subito dopo aver firmato il suo primo contratto discografico, affronta il tabù del suicidio maschile. Avendo perso amici intimi proprio per questo, Fender ha voluto affrontare l’argomento in una canzone. La reazione è stata immediata. Aiutato da uno splendido video diretto da Vincent Haycock, i giovani si sono da allora avvicinati a Sam dopo i concerti  per ringraziarlo per aver scritto un testo tanto attuale e drammatico. Questo è quello che può fare la buona musica andando oltre alla melodia. E in Hypersonic Missiles c’è la sensazione che ci sia ancora molto di più di quelle rivelazioni.

 

E’ infatti un album coraggioso, che tratta anche temi scomodi. In “The Borders” ricorda ,“[you] pinned me to the ground/eight years old with a replica gun pushing in my skull saying you’re going to kill me if I tell/Never did and I never will/that house was living hell” and ‘you can’t stand me. I can’t stand me too’, un inno diretto e potente, dove il sax è un omaggio al suo eroe Bruce Springsteen. Questi sono i racconti  di una cupa e spesso dimenticata città del nord, caratterizzata dalla mancanza di fiducia della sua gente.

 

In “Will We Talk?” evoca incessantemente il suono smash-and-grab di New York, ma sostituisce l’immaginario di quei vivaci marciapiedi con le grondaie illuminate al neon di Newcastle, inondate di vodka. Se non lo è già, questa è destinata a diventare la canzone preferita dal vivo. Un inno rock’n’n’roll della durata di tre minuti.

 



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