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Leisure - 26/03/2021

Malika Ayane: “La mia musica mi ha fatto evadere dalle restrizioni”

Un disco dopo Sanremo non solo accogliente ma anche incalzante, Molti archi filtrati, malinconia calda e rassicurante. E una voce inconfondibile.

Cita Charlottew Gainsburg e il cantautorato francese più volte Malika Ayane per presentare il suio nuovo disco, “malifesto”, un neologismo scritto in minuscolo che vuole essere la forma sintetica del nome e del pensiero dell’artista milanese. “La cura e la scelta dei suoni caldi ma non solamente analogici – racconta – mi porta a pensare che stavolta il lavoro di produzione è stato perfetto per quello che desideravo. Siamo stati un gruppo di italiani che si è messo a guardare oltreconfine, prendendo ispirazione da tutto il mondo senza perdere le proprie radici. È questa la cosa che mi riempie di gioia.

Malika, che a Sanremo nel 2021 è tornata per la quinta volta con “Ti piaci così”, il fermento pre-evento se lo sogna ancora: “Mi viene in sogno la scaletta, la prova vestiti. Ma la positività è contagiosa, quindi nella vita sono io che voglio dare coraggio a tutti“.

“malifesto” è un nuovo album alla riscoperta del valore delle emozioni e all’importanza di manifestarle, alla leggerezza, il migliore degli atteggiamenti per mettersi di fronte alle cose senza paura, con il coraggio di riconoscersi anche quando tutto attorno cambia. Una fotografia di diversi stati d’animo in qualche modo in accordo con i tempi.

Il suo sesto progetto discografico prodotto con Antonio Filippelli e Daniel Bestonzo, registrato a Milano, contiene il singolo inedito con cui si è esibita nella 71° edizione sanremese, dal titolo “Ti piaci così”, brano che racconta la consapevolezza di sé, lo scoprirsi risolti, l’avere voglia di vivere con gusto, il riconoscersi senza biasimo, il celebrare se stessi per il solo fatto di essere al mondo. “Il mio manifesto – racconta alla presentazione del disco nel giorno del lancio – è abbastanza frutto dell’attualità ma non bisogna trattare questo momento come qualcosa da subire, secondo me. Anzi, è inevitabile questo nostro presente. Noi conduciamo le nostre vite e ci troviamo a osservare il mondo con emozioni diverse”.

“Malika Ayane mi ha inviato una serie di foto e video per darmi delle suggestioni estetiche, per dare un suono alle immagini o seguire quello che un’immagine può evocare – afferma Antonio Filippelli, co-produttore del disco “malifesto” con e Daniel Bestonzo – abbiamo fatto una ricerca su tutta la scena del cantautorato francese e belga, il “french touch”, cercando di mischiare la Francia al nostro background e a volte inserendo delle vere e proprie citazioni. Una produzione volutamente minimale che rispettasse l’estetica elegante prefissata e lasciasse spazio alla voce di Malika Ayane, che ha una timbrica unica, calda”. Lo spirito dell’album è perfettamente rappresentato da una copertina semplice ma intensa, un’opera di Max Cardelli: un ritratto dinamico di Malika Ayane in bianco e nero, come se fosse stata colta nel momento del salto verso quella miriade di emozioni e stati d’animo che ha deciso di manifestare attraverso la musica.

“Malika Ayane mi ha inviato una serie di foto e video per darmi delle suggestioni estetiche, per dare un suono alle immagini o seguire quello che un’immagine può evocare – afferma Antonio Filippelliabbiamo fatto una ricerca su tutta la scena del cantautorato francese e belga, il “french touch”, cercando di mischiare la Francia al nostro background e a volte inserendo delle vere e proprie citazioni. Una produzione volutamente minimale che rispettasse l’estetica elegante prefissata e lasciasse spazio alla voce di Malika Ayane, che ha una timbrica unica, calda. Ho abbassato le tonalità di diverse canzoni per sfruttare la parte bassa della voce, quasi a farle sussurrare le parole.”

Il suono è principalmente composto da batterie strette registrate con pochissimi microfoni, filtrate nei simulatori di nastri e Vinile e Drum Machine come la Linn o la CR78 che creano il tappeto ritmico. Il basso Hofner è stato utilizzato apposta per creare un disco “bassocentrico”. Pochissime chitarre elettriche, mentre viene dato più spazio a strumenti acustici a corda come la chitarra classica, l’ukulele, la chitarra acustica e l’AutoHarp. Per i tasti la scelta è caduta su pianoforte verticale, Clavi, Rhodes e synth come Juno 60, Jupiter, il tutto abbracciato da tappeti di Mellotron e Archi.

Un linguaggio che Malika Ayane usa per descrivere i temi attraversati in “malifesto”, un album che si configura come un vero e proprio racconto delle emozioni in maniera universale, pura ed essenziale. Lo spirito dell’album è perfettamente rappresentato da una copertina semplice ma intensa, un’opera di Max Cardelli: un ritratto dinamico di Malika Ayane in bianco e nero, come se fosse stata colta nel momento del salto verso quella miriade di emozioni e stati d’animo che ha deciso di manifestare attraverso la musica. La scritta del titolo dell’album posta al centro, un’immagine pulita e tangibile, totalmente in linea con il messaggio del disco.

Un album composto da 10 brani che Malika Ayane ha scritto e composto insieme, tra gli altri, a Pacifico, Antonino Di Martino, Alessandra Flora, Leo Pari, Colapesce, Antonio Filippelli, Daniel Bestonzo e Rocco Rampino. Il viaggio di Malika Ayane parte da “Peccato Originale”, l’amore irrazionale, e prosegue con “Ti piaci così”, brano sul riconoscersi e celebrarsi per essere al mondo. Da “Telefonami”, il sapore malinconico di un amore appeso nonostante il tempo e la distanza, la tracklist continua con il racconto della maturità in “Come sarà” e la celebrazione dell’agire nonostante le avversità in “Per chi ha paura del buio”. Sesto brano del disco è “Mezzanotte” a cui seguono il bisogno di vivere senza sovrastrutture descritto in “A mani nude”, la necessità di splendere raccontata in “Brilla”, il bisogno di sciogliere le catene in “Formidabile” e, infine, la consapevolezza di esserci raccontata in “Senza Arrossire”.

Ora che inizia ad avere una storia decennale, la cantante fa anche bilancio della sua evoluzione: “La Malika di ieri è fondamentale per quella di oggi. Abbiamo tutti caratteristiche immutate ma sviluppate in maniera diversa. Per fortuna vado d’accordo con le mie Malike”.

Malika provina pianoforte e voce e poi porta le canzoni in produzione. Per scegliere Colapesce e DeMartino, in “Telefonami” le è piaciuta la modernità: “Era pop sia nella scrittura che nel contenuto. Mi ha catturato questo nuovo brano dall’impronta leggera e ho riscritto parte del testo con Pacifico. Ho scritto anche un brano con Leo Pari, il tema è l’unica certezza che abbiamo è come stiamo vivendo il presente”.

Non necessariamente vuole che si proietti un’immagine infallibile al pubblico: “La notte mi sveglio continuamente e nelle farmacie sono tornate le valeriane e melatonine al posto del trattamento della micosi dell’unghia. L’ironia diventa fondamentale, di questi tempi, ma devo riconoscere che l’impegno di fare il disco mi ha trasportato lontano dall’incertezza e dalla navigazione a vista. A volte mi sento fragilissima, piccolissima, ma poi mi ricordo che ho responsabilità nei confronti dei famigliari, o nei confronti di chi mi vede. Voglio dare messaggi di ottimismo perché ottimista sono di natura. Ogni tanto dire che ci si sente smarriti è giusto, così nessuno si sentirà sbagliato“.

La mostalgia è uno dei temi del nuovo disco di Malika Ayane. “Una canzone scritta da me, Pacifico, Colapesce e DiMartino, “Telefonami”, simboleggia il sentimento collettivo di questo nuovo album che passa attraverso me. Sono una portavoce più che una protagonista”.

Per la destinazione di un disco che al momento non può essere ascoltato live, la cantante ha fatto molti ragionamenti elaborati: “Pensavo a un disco che potesse essere ascoltato sia in appartamento che in auto. Lo volevo non solo accogliente ma anche incalzante, non volevo fosse limitato a un contesto determinato. Quindi ho incluso archi filtrati, malinconia molto calda e rassicurante. L’ho registrato in gennaio e secondo me si sente. Farlo a inizio anno mi ha aiutato, perché il momento fermo aiuta per disegnare il futuro”.



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