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Leisure - 08/12/2018

Mandy Barker, i rifiuti di plastica killer trattati come bellezze d’arte

L'artista britannica sta vincendo premi ovunque per aver sensibilizzato sulle microplastiche che galleggiano negli oceani. Che lei fotografa come gioielli.

Mandy Barker è una fotografa britannica che lavora con i detriti di plastica marina. Le sue gigantesche foto, viste da The Way Magazine a Milano, in occasione dell‘Atlantico Fest di Marco Mengoni, hanno ricevuto riconoscimento e premi globali. L’artista lavora con gli scienziati per aumentare la consapevolezza sull’inquinamento plastico negli oceani del mondo.

Il lavoro di Barker è stato pubblicato in oltre 40 paesi, tra cui; National Geographic, TIME Magazine, The Guardian, The Financial Times, Smithsonian, The New Scientist, The Explorer’s Journal, UNESCO, The British Journal of Photography, Rivista FOAM, GUP e The RPS Journal. Ha esposto a livello internazionale dalla Mongolia Interna, in Cina, al quartier generale delle Nazioni Unite, tra cui la Aperture Foundation di New York, il Victoria & Albert Museum and Photographers ‘Gallery a Londra, e il Parco tecnologico di Hong Kong.

Il mese scorso proprio il Victoria & Albert Museum di Londra ha incluso il libro di Barker ‘Beyond Drifting: Imperfectly Known Animals’ all’interno della mostra ‘A History of Daguerreotype to Digital’ in esposizione nel nuovo Photography Centre fino a settembre 2020.

Barker è stata selezionata per il Prix Pictet Award SPACE 2017, riconoscimento a livello mondiale per la sostenibilità.

Nel 2012 si unì agli scienziati in una spedizione di ricerca che salpò dal Giappone alle Hawaii per esaminare l’accumulo di detriti di plastica marina nell’Oceano Pacifico. Nel giugno 2017 è stata invitata da Greenpeace a unirsi alla spedizione Beluga II che ha navigato intorno alle remote e uniche località insulari delle Ebridi Interne in Scozia per recuperare detriti di plastica marina.

Foto della mostra di Mandy Barker a Milano Atlantic Fest di Christian D’Antonio – The Way Magazine.

Lo scopo del mio lavoro è coinvolgere e stimolare una risposta emotiva nello spettatore. Inizialmente lo attraggo esteticamente e poi spero che arrivi il messaggio di consapevolezza. Il processo di ricerca è una parte vitale del mio sviluppo artistico. Faccio riferimento a fatti scientifici, essenziali per l’integrità del mio lavoro. Per 9 anni ho visto l’impatto della plastica nel mare che oggi è un problema globale”.



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