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Leisure - 31/05/2020

Marco Piraccini, il fotografo dell’umanità dei vip

Le dive sono passate tutte dal suo obiettivo: da Adele ad Arisa. Ai Festival di Sanremo è una colonna dei photocall e servizi esclusivi per Mondadori. L'intervista a un fotografo già nella storia.

Marco Piraccini, classe 1981, romagnolo, l’ultima grande emozione l’ha avuta proprio in quarantena. Come fotogrado del Mondadori Portfolio, e quindi affiliato al circuito internazionale di Getty Images, era uno dei reporter che aspettava il ritorno a casa della cooperante sequestrata in Africa, Silvia Romano l’11 maggio scorso.Quando dalla strada ho visto le luci accese nella sua camera, dopo mesi di prigionia, mi sono commosso“.

Piraccini ci racconta che proprio da piccolo ha imparato l’arte del sognare. Psicologo clinico, abbandona la professione e si trasferisce a Milano per seguire musica e fotografia. In questa città motore della discografia e dello showbiz italiano ha la possibilità di seguire innumerevoli concerti, backstage e tutto quello che contribuisce a creare il mito dei performer. Stelle dello spettacolo, cantanti, tutti protagonisti della sua fotografia, si ritrovano in questi scatti di pura verità umana che vi abbiamo selezionato. Ritrarre la personalità del soggetto è la sua sfida riuscita. Si nota la sua mano anche nello scatto fugace. “Se nella fotografia non catturo umanità, non mi interessa. Contrariamente a quello che si può pensare, non mi interessa il personaggio“.

Le donne mitiche attraverso l’obiettivo di Marco Piraccini. Dalla fila in alto vediamo, da sinistra: Patty Pravo, Lady Gaga, Jennifer Lopez. In basso: Madonna, Susan Sarandon, Meryl Streep.

Marco anzitutto vuoi raccontarci come fai a essere ubiquo? Ogni star che arriva in Italia passa dal tuo obiettivo!

Mi piace essere un battitore libero, non ho esclusiva con nessuno, lavoro con Mondadori Portfolio dal 2016, e ne sono contento e onorato. Li ho conosciuti a Sanremo, in occasione del Festival che per me è la settimana più bella dell’anno. Con loro ho realzizato le cose più belle, foto organizzate sui set spesso per Sorrisi e Canzoni TV, TuStyle, Donna Moderna.

Quanto di organizzato e quanto di fugace c’è nella tua fotografia?

Ricopro gli eventi ufficiali di Mondadori con cantanti e lanci di dischi, compresi i firmacopie con gli artisti. Lavoro per l’agenzia fotografica e al contempo mi muovo in autonomia consegnando a loro immagini che con grande orgoglio vanno spesso anche nei circuiti internazionali.  Stare fermi non è un’opzione da prendere in considerazione. Ho la fortuna di fare il lavoro che è anche la mia passione. Sono fotografo e giornalista, quindi sono comunque reporter, posso documentare, e quindi quando posso mi metto a girare per la città. Ed è successo durante la triste pagina di storia che stiamo vivendo.

Pretty in Pink: Marco Piraccini con l’amica Cher a Washington.

Cosa ti rimarrà di questo periodo che stiamo attraversando?

Ai giornalisti era concesso lo spostamento, e non dimentico la primissima volta che ho deciso di andare nel centro a Milano, la città dove vivo, dieci giorni dopo il lockdown. Non avevo idee chiare, sembrava ci fosse anche pericolo a mettere i piedi sul marciapiede, mi sono anche avventurato sui mezzi. Poi aggirandomi nella città fantasma ho provato dispiacere, ma mai più paura.

L’esperienza del ritorno della cooperante a casa com’è stata?

Tra tutte le esperienze e ‘coperture’ giornalistiche che avevo fatto, per quell’evento c’era un clima diverso, è stata una delle occasioni più emotive. Ero sorpreso dalla cattiveria che si era accanito contro questa ragazza attraverso il web, ma quando sono arrivato sul posto c’era una sincera dimostrazione di affetto per una persona che tornava a casa dopo la prigionia. Mi sono sentito fortunato perché in quel momento la foto che potevo farle ha un valore immenso, umano e civile. Non era una replica di un concerto, insomma.

Cosa conta nel tuo mestiere?

Me lo chiedo sempre, e credo che conti la verità. Le persone ormai lavorano con i cellulari per far prima, e lì conta la velocità. Ma la mia categoria è in un altro campionato. Lo scatto che realizza un fotografo deve raccontare un’umanità che col cellulare non puoi avere, non è solo uno screenshot.  In quel momento si mette assieme la sensibilità del fotografo e l’unicità del momento. La visione del fotografo nei confronti del soggetto deve trasparire.

Come crei poi la selezione che mandi alle agenzie e che finiscono in pubblicazione?

Deve esserci una bella dinamica che emerge con la post-produzione delle immagini, che a essere sincero uso senza alterare la realtà ma per enfatizzare la sofferenza o la bellezza. Ci sono strategie, magari aumentando la nitidezza e i contrasti da imprimere alle persone. Solitamente mi rendo conto subito di quello da scartare e di quello da conservare. Anche se ho delle sorprese poi col tempo.

Cioè?

Beh, in questo momento di stasi mi sono andato a ripescare dei ricordi d’archivio che pensavo lontani. E invece alcune foto che davo per scontato mi hanno generato un’emozione indescrivibile, anche quelle che ho accantonato all’epoca, cose marginali avvenute sui set che però col tempo acquisiscono valore.

Che tecnica usi per i report dal vivo delle performance?

Sono fondamentalmente nato come fotografo di scena, poi ho scoperto che il backstage e i concerti sono i luoghi dove mi sento più a mio agio. Raccontare quello che avviene su un palco non necessita della tecnica perfetta, secondo me. Utile è cercare la peculiarità del personaggio, e selezionare lo scatto da far sopravvivere oltre quella sera. Per me per esempio, su un palco sono importnati i capelli che si muovono, le luci, non mi piacciono molto gli scatti frontali ma a tre quarti e di profilo. Molto dipende anche da cosa penso dell’artista che sto fotografando.

Le superstar che fotografi come sono?

Le celebrities con cui ho amicizia hanno visto le mie foto e si sono piaciute molto in quegli scatti. Quasi sempre nascono così i bei rapporti. Amanda Lear è una di queste, una delle artiste più incredibili al mondo. Ho una grande amica in Paola Iezzi, è lei che mi ha spronato a coltivare la professione e a trasferirmi a Milano. Conosco bene Patty Pravo, Spagna. E poi c’è Cher che ho conosciuto nel corso degli ultimi anni, perché è stata molto generosa e si è detta da subito fan delle mie foto.

Che rapporto hai con loro sul set?

Amanda e le altre sono molto tranquille ma essendo artiste vere, come poche altre, quando c’è la macchina puntata si trasformano e quella luce e charme che emanano è evidente. Non si può prendere in prestito questa dote, non c’è bisogno di nulla. Loro ti insegnano a fare la fotografia perfetta, è una capacità innata. Credo siano destinate a essere così, a lasciare a bocca aperta chi le osserva, credo sia quasi impossibile sbagliare uno scatto con queste star. Per me è un privilegio grandissimo, mi riguardo le vecchie foto e penso che ho la fortuna di avere rapporti con artiste con la A maiuscola, una grande fortuna.

Gli uomini di spettacolo fotografati da Marco Piraccini. Fila in alto, da sinistra: Alberto Angela, Luke Evans, Luca Argentero, Bradley Cooper. In basso: Francesco Gabbani, Marco Mengoni, Brian May e Achille Lauro.

In cosa ti sorprendono i grandi personaggi?

Se sei un performer non puoi lasciare niente al caso. Arrivano sul seto con le luci e gli abiti già calibrati, tutto è predisposto dal trucco ai capelli. Non si scatta la foto e poi ci pensa il fotografo a renderla bella. Piuttosto come fotografo sono io a dover tirare fuori l’immagine più vicina all’idea iniziale di quel dato lavoro. E chi ha esperienza ha la meglio, in quel caso. Da parte di chi è ritratto, invece, si capisce subito chi ha consapevolezza, come si indossa un abito o come portare un taglio di capelli, l’idea precisa che c’è alla base di uno shooting. Detto questo, ascoltare gli artisti è importante anche durante lo svolgimento del lavoro.

Hai dei riferimenti nel tuo campo? Chi ti ispira?

Ammiro tanto i grandi fotografi, li contemplo e non me la sento di dire che mi ispiro a loro, sono molto diversi. Terry Richardson per il suo uso del flash, amo Ellen Von Unwerth, Paolo Santambrogio è l’italiano in grado di fare tutto alla perfezione, da posati alla foto di moda.

Che stile ti si addice?

Per fortuna ho una bella gavetta alle spalle, come assistente di altri fotografi e posso dire che è stato importante studiare la fotografia, e anche in virtù di questo continuo a prediligere lo stile più di pancia. Non voglio cambiare ed è il tratto che mi contraddistingue. Ho una buona padronanza dell’inquadratura anche data dalla mia altezza. Per buona parte della mia vita essere così alto mi ha creato tanti problemi, ero timido e introspettivo e non mi potevo nascondere. Ora è un grande vantaggio nei photocall.

Da sinistra Cher, Virna Lisi, Julie Andrews, Sophia Loren. Tutte fotografate da Marco Piraccini.

Il tuo lavoro è molto legato a Milano. Come vedi la città?

A Milano devo tutto, non credo che ci sia un’altra città in Italia come questa. Stupenda e anche difficile, devi essere pronto a seguirne i ritmi, ti costa tante corse dietro alle opportunità offerte. Non puoi rimanere comodo e per farcela ogni giorno, devi essere pronto a ripartire da zero. Sono pienamente realizzato qui, ho scoperto la mia libertà, per chi ama lo spettacolo e la musica non esiste altra città che offra queste opportunità.

Come vedi il tuo futuro?

Penso al panorama di cose che possono ricominciare dopo questa triste pagina. Penso ai tanti eventi culturali, musicali e artistici che per tanti anni si susseguivano fino a toglierci il sonno. Non mi sembrava giusto rinunciarvi. E ora mi viene in mente con commozione la foto che vorrei fare presto: una piazza piena, col pubblico senza mascherina che si gode un bel concerto. In quel caso fotograferei più il pubblico che l’artista.

Marco Piraccini (tutte le immagini del servizio riprodotte per gentile concessione del fotografo). Il suo portfolio su marcopiraccini.com

Foto composit d’apertura, da sinistra fila in alto: Dua Lipa, Loredana Berté, Adele

Fila in basso: Alessandra Amoroso, Virginia Raffaele, Arisa.



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