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Leisure - 23/01/2020

Matteo Faustini verso Sanremo 2020: “La musica ci fa avvicinare a Dio”

Michael Jackson e Giorgia come idoli, la formazione di voce bianca al Teatro alla Scala. E poi la grande occasione da solista: nei Giovani a Sanremo 2020.

Il mio tempo è appena iniziato, spero duri il più a lungo possibile, sempre col sorriso sulle labbra”. Matteo Faustini, cantautore bresciano (e insegnante di scuola primaria) è in gara al 70° Festival di Sanremo nella categoria “Nuove Proposte” con il brano “Nel Bene e Nel Male”.

Il brano sanremese, scritto insieme a Marco Rettani, farà parte del nuovo album “Figli delle favole” in uscita il 7 febbraio. “Nel bene e nel male” parla di certezze, di amore “puro” che esiste tra anime, come l’amore di un genitore per un figlio, tra amici, fidanzati. Parla dell’importanza dell’esserci, nel bene e nel male.  “Nel disco ci sono canzoni molto più radiofoniche – ci dice subito coraggioso – ma questo è il pezzo meno pop che ho scritto finora e l’ho scelto per il contenuto che è potente. Ho bisogno di dire qualcosa e non fare solo musica di evasione. Questo brano parla di radici, salde. Quante stanze del cuore abbiamo? Quante possiamo ospitarne? Quante anime scegliamo di farci entrare? Poche. Esserci significa dare una certezza solida, delle radici che, nel bene e nel male, nessuna tempesta potrà sradicare. Abbiamo tutti una parte di bene e una di male, quanti sono disposti ad amarle entrambe? Questo brano celebra l’insieme, che può esistere solo se entrambe le parti si conoscono e complementano».

Il suo background di vita è incredibile, per un 25enne: “Ho cominciato col mondo della lirica, ero alle scuole medie, 13 anni e andavo matto per Pavarotti. Ho fatto un’audizione al Teatro alla Scala di Milano, che è andata bene. Mi sono reso conto però che non andava bene per me fino in fondo perché, per quanto bello, non avevo la possibilità di esprimere i miei contenuti. Dovevo per forza ripetere quelli di altri”.

Poi sono sorte le difficoltà oggettive: “Sono rimasto finché non mi è cambiata la voce, mi ricordo che mancavano sette giorni allo spettacolo successivo e da voce bianca, mi sono svegliato un giorno con voce diversa. Quindi ho fatto musical”.

Non si è mai fermato: “Ho un quarto di secolo ma dove c’è la musica ho cercato sempre di seguirla, perché mi ha insegnato tantissimo. Ho quindi proseguito in Europa con una cover band di Michael Jackson”. Né la lirica, né Jacko però ritornano nel suo brano sanremese, nemmeno per assonanza: “Sono tuttora mie passioni ma non le ho confuse, perché ho avuto sempre il piano A e il piano B distinto. Infatti mi sono laureato in Scienze linguistiche e letterature straniere”.

Matteo Faustini fotografato da Christian D’Antonio a Milano, da Attimi by Heinz Beck.

Matteo ha poi iniziato il suo percorso alle scuole elementari come maestro: “Non è stata una scelta ma un’occasione che si è presentata e ho deciso di cogliere. Mi ha insegnato tanto e mi serviva come guadagno per investimento nella musica, che restava il mio piano A. Mi sono sempre spostato in treno da Brescia per la scuola o l’università, anni di tragitti in treno…”.

La determinazione e la disciplina che ha acquisito nelle sue precedenti, brevissime, vite sono parte essenziale di come è oggi Matteo. Una persona attenta, empatica (abbraccia tutti con affetto prima di iniziare qualsiasi dialogo) ma anche molto professionale: “Sono scappato dalla rigidità della Scala che non mi apparteneva. In realtà mi reputo ancora acerbo, sto imparando adesso, non ho calcato palchi grandi. E sono ansioso e gioioso allo stesso tempo, mi sento un privilegiato oggi. Non mi vedo molto televisivo, sai, non ho in mente grossi artifizi per la mia performance all’Ariston. Voglio essere vero e arrivare in tv con un contenuto. Voglio che arrivi quello che ho provato mentre scrivevo la canzone. Se arriva all’anima delle persone significa che ho già vinto”.

Scrive e interpreta con la stessa intensità: “Molto difficile mettersi a nudo, con il proprio cuore cantando quello che scrivi, perché se qualcuno scaglia una freccia e non sei pronto, ti trafigge. Quindi riconosco che è difficile, mi spaventa anche l’altalena del music business. So che un anno sei in grazia e dopo puoi scendere. Ma se racconti la tua verità, con un bel contenitore e musica piacevole, hai buone chance. Ho affrontato tutto con molta umiltà, non farò gli streams dei rapper o degli indie, che sono molto validi come mondi. Ma io sono pop e lo faccio per me. Ovviamente lo faccio anche perché voglio vivere di questo, arrivare a fine mese con la mia musica”.

Chissà se un giorno ce lo ricorderemo alle prime armi, timoroso e ansioso, come dice di essere oggi, magari in un tempo non molto lontano, pieno di consensi:Cercherò di combattere l’ansia e non pensare a milioni di persone che mi giudicheranno, perché mi sento ancora ovviamente quello di due mesi fa, non mi sono abituato a nulla. Ieri a Sanremo c’erano persone che mi chiamavano, sapevano chi fossi, volevano le foto. Io davvero pensavo si stessero sbagliando! E poi l’orchestra…sono troppo bravi, troppo un onore stare con loro, pensare che stanno dedicando del tempo a noi giovani, è già una cosa inimmaginabile. Mi veniva voglia di dire: per me è troppo, non suonate così bene, non disturbatevi! Da niente a tutto, è davvero troppo“.

Dalle sue parole si capisce che Matteo è uno di quei giovani che ha davvero considerato il peso di quello che gli sta succedendo: tra pochi giorni salirà sul palco più importante d’Italia, dopo aver mosso i primi passi nella musica partecipando e vincendo numerosi concorsi musicali. Solo nel 2017 è stato in giro per l’Europa con la tribute band “Smooth Criminals”, che ha fatto rivivere il mito di Michael Jackson. Cantava cose altrui. “Tante porte in faccia, anche, devo ricordare – dice schietto – ora Sanremo è un insieme di tante cose. Quest’anno siamo in 32, senza contare ospiti e duetti. Per me la musica può smuovere tante cose, ha un potere pazzesco, ci avvicina a Dio. Posso raccontarti sette ore di bullismo ma con un pezzo centrato di tre minuti riesco ad arrivare di più. Per questo dico a chi mi ascolta: non abbiate paura di essere se stessi, accettare noi stessi e cerchiamo di migliorarci”.

E un bel ricordo legato al Festival visto da casa ce l’ha: “Ricordo ‘Di sole e d’azzurro’ di Giorgia, ero piccolo, mi aveva stregato, volevo diventare come lei. Le ho chiesto un autografo a un concerto, quando ascolto quella canzone piango. E duettare con lei su quelle parole sarebbe un’emozione indescrivibile, un giorno”.



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