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Leisure - 25/03/2019

Max Fuschetto: ecco la musica classica contemporanea

L'acclamato compositore dice nell'intervista: "Lo stesso brano di musica incontrandosi con l'immaginazione e i sogni dell'ascoltatore diffrange in mille rivoli".

Max Fuschetto è un oboista e compositore che dopo il successo dell’esibizione a Ravello all’auditorium Oscar Niemeyer, ora pubblica “Sulla Linea”, un brano di musica classica contemporanea che, racconta “è un luogo dove la linea forma, deforma. È attraversamento e contiguità. Metafora e soluzione. Senza bordo, sfiora il mistero equilibrando ai bordi”.

Recentemente l’artista ha avuto molta esposizione, a distanza di oltre 30 anni dai suoi primi concerti: nel 2016 ha firmato la colonna sonora di DERT, il docufilm di Mario e Stefano Martone ambientato nella Bosnia post bellica. Del 2018 è “Mother Moonlight” un concept discografico dedicato principalmente al pianoforte che vive delle suggestioni poetiche del mondo dell’infanzia.

Fuschetto è oboista, sassofonista e compositore. Si è diplomato in oboe al conservatorio Nicola Sala di Benevento (1987) e negli anni di apprendistato si è dedictoa all’esecuzione del repertorio classico e contemporaneo, sia come solista che in ensembles. Come esecutore la prima è nell’Orchestra Internazionale di Lanciano (1986) sotto la direzione di Umberto Benedetti Michelangeli. Nel 1987 la prima esecuzione pubblica di una propria composizione nell’ambito di un’azione teatrale in lingua dialettale. In quegli anni collabora con il Teatro S. Carlo, l’orchestra della Nuova Scarlatti, la Piccola Orchestra dell’Emilia Romagna esibendosi al Teatro comunale di Bologna, al Regio di Parma, a Castelgandolfo, al Bibiena di Mantova, al Belvedere di S.Leucio (Ce).

Si è esibito come performer e compositore al Cherubini di Firenze per il G.A.M.O., all’Auditorium Parco della Musica di Roma (2003 con il progetto Sakamoto blade ), al Goethe Institute di Roma, al Lenny Tristano di Aversa, al Festival di Ravello, al Forum Internaionale delle culture, al Complesso Monumentale di S. Michele Ripa Grande a Roma, L’Istituto di Cultura Polacca (RM), allo Studio 19 di Varsavia e per il CEMAT, Musica Experimento e altri. Nel 2004 si consolida la collaborazione col gruppo delle Percussioni Ketoniche con FishingSong (prima assoluta per Compositori a confronto Reggio Emilia 2005) e Nuragas (2010) un brano per 22 campanacci rielaborato nel 2014 in una versione con live electronic. E’ del 2005 il disco Frontiere per oboe e pianoforte su musiche di Ryūichi Sakamoto, Michael Nyman e Brian Eno e composizioni originali. Nel 2006 su commissione del Ravello Festival scrive Popular games for Cello Solo nell’esecuzione di Silvano Maria Fusco.

Max, la sperimentazione e il classico insieme a un filone mistico è sempre alla base delle tue composizioni: Popular Games, Sùn Ná e Mother Moonlight hanno portato a lunghi tour, ricordiamo solo ad esempio la tua applauditissima recente partecipazione a Ravello nell’Auditorium Oscar Niemeyer. La tua può essere definita una continua introspezione dove primeggia il classico con contaminazioni esterne ?

Non esiste una musica pura, esiste una musica in cui opera una sottrazione molto forte e, con gradazioni differenti, musiche che invece propongono, con più o meno evidenza, la presenza di riferimenti e stili etereogenei: qui penso all’eclettismo dei Beatles di Revolver o Sgt. Pepper. Le fonti di ispirazione possono essere le più disparate: un canto popolare, un testo poetico, un’ idea filosofica come ad esempio il concetto di caos o quello di simmetria. Ciò che dà unità è lo stile, l’accento personale del compositore. A me è sempre interessato il Tempo ovvero la trama in cui collocare gli eventi sonori. Naturalmente sono i suoni a fare il tempo in musica. Sono i suoni che disegnano linee, le sospendono, le fanno scivolare dal consueto per incontrarsi in punti inattesi. Tutto il resto, a partire dalle risposte emozionali per finire al significato, è totalmente soggettivo. Lo stesso brano di musica incontrandosi con l’immaginazione e i sogni dell’ascoltatore diffrange in mille rivoli di senso.

Pasquale Capobianco, Silvano Fusco e Max Fuschetto in concerto.

Il tuo lungo percorso è contemporaneamente ovattato e pieno di successi che lasciano il segno, nelle particolarità delle composizioni e sempre con storici vecchi amici, percepiamo però una volontà di solitudine oppure è il desiderio della ricerca che ti spinge ad esserlo?
Solitudine. Partiamo da qui. Certo, ci si incontra, si creano irripetibili connessioni che poi si disfano. Rimane, però, la ricchezza dell’incontro, le sere e le notti passate a fantasticare su come può realizzarsi al meglio qualcosa di cui non si sa ancora nulla, le mattine e i pomeriggi a provare e bere caffè. Poi le cose, come sempre prendono una forma differente ma quella coltura fatta di discorsi, ipotesi, slanci, rimane fondamentale.

Oltre i tour ed il lavoro sei sempre sospeso tra Napoli e Milano, con innumerevoli chilometri che forse aiutano anche ad immergerti in nuovi progetti. Puoi anticipare cosa ci sarà di nuovo a breve e medio termine, cosa ci proporrai, ancora ricerca e nuove sonorità dal mondo?
Con il fotografo e video artista Paolo Sapio stiamo lavorando ad una serie di video di cui il primo, Sulla Linea, è stato pubblicato proprio in questi. Con il pianista Enzo Oliva, dopo l’avventura discografica di Mother Moonlight, stiamo lavorando a nuove idee musicali che vedranno una prima realizzazione nei concerti di Aprile a Napoli e Benevento. Con il chitarrista Pasquale Capobianco, anche membro degli Osanna, il clarinettista Franco Mauriello e altri storici compagni di percorso, stiamo lavorando ad un nuovo lavoro discografico.

 

Testo a cura di Maurizio De Costanzo. Foto d’apertura: ENZO OLIVA-PASQUALE CAPOBIANCO-MAX FUSCHETTO.



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