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Leisure - 05/06/2019

Michelangelo Iossa: “Michael Jackson, una pop icon irraggiungibile”

L'autore, con Luca Izzo, del nuovo volume in uscita per Arcana, riflette sui primi 10 anni senza il King of Pop.

Fra qualche giorno saranno 10 anni dalla morte di Michael Jackson, il più grande performer pop che la storia ricordi. E l’anniversario, anche se arriva in un clima turbolento circa le rinnovate accuse di pedofilia nel mondo, è celebrato con un bel libro, in uscita per Arcana. Il volume di chiama MICHAEL JACKSON La storia e l’eredità artistica, scritto da Michelangelo Iossa e Luca Izzo che ci illustrano come nella musica, nel canto, nella danza, nella coreografia e nella video-musica, MJ sia stato pioniere e innovatore fondamentale, icona massima della cultura pop negli anni Ottanta e negli anni Novanta del Novecento.

Spazio alla carriera dell’ “artista dei record”, ma soprattutto la ricerca ha mirato ad individuare l’eredità che Jackson ha lasciato nella cultura contemporanea, sia nella musica che nella danza, nello spettacolo, nella video-musica, finanche nella moda. Le due firme hanno cv importanti che confermano la natura più “espansa” del libro che non si ferma alla narrazione biografica. Luca Izzo ha già scritto di Jackson (e anche di Charlie Chaplin), è docente di Storia dell’Arte nei licei statali, dottorando di ricerca in Cinema, Televisione e Fotografia presso l’Università degli Studi della Campania “L.Vanvitelli”,

Michelangelo Iossa è giornalista, scrittore e ricercatore universitario: contributor delle pagine culturali del Corriere del Mezzogiorno (dorso del Corriere della Sera] e di programmi televisivi di Rai Uno come Settenote o Testimoni e Protagonisti. Autore di sette volumi sui Beatles, uno su Pino Daniele e vari saggi a tematica socio-musicale, è attualmente conduttore e autore della trasmissione televisiva VULCANICI – Artisti Incandescenti, prodotta da DipMusic e da Canale 9.

I due autorri del nuovo libro su Michael Jackson in uscita per Arcana in Italia: Lucca Izzo e Michelangelo Iossa.

Come avete approcciato il libro nella fase della scrittura?

La carriera e l’eredità artistica dovevano essere il perno. Questa è la prima pubblicazione inedita per Arcana, che è un grosso editore specializzato in musica e dopo la morte del mito, avevano solo pubblicato una traduzione in italiano di un libro estero. Per noi, Michael Jackson è come i grandi inarrivabili. Elvis, Beatles, Madonna. L’attenzione su di lui non è mai calata, come anche su questi altri.

Vi conforta quello che è successo a Freddie Mercury quest’anno in termini di interesse?

Beh, Bohemian Rhapsody è stato travolgente, ma Mercury è ancora in una fase di osservazione, benché manchi da molto più tempo. Con Jackson e i Beatles sono successe vere rivoluzioni e autentiche vette di vendite che non sono parabonabili ad altri miti. Anche Madonna è destinata a questo Olimpo, anche se è ancora viva e spesso ce ne dimentichiamo di quanto sia grande.

Cosa aveva di particolare Jackson?

Prendi i duetti con Freddie Mercury stesso o Barry Gibb. Gli altri scomparivano, oscurava chiunque. Il verso di We Are The World dove canta e attira l’attenzione del mondo. O il suo modo di concepire lo spettacolo come fusione di arti. C’erano stati altri artisti vocali prima di lui e dei Jackson Five, come i Beach Boys o i Bee Gees, ma non ballavano.

Come vi siete divisi i compiti tu e Luca Izzo nella stesura del testo?

Essendo il primo libro originale per Arcana,  Luca Izzo che è un docente d’estetica aveva già scritto una bio su Michael alcuni anni fa e voleva completare l’opera con un approfondimento sul lascito del lavoro di Michael. Luca è anche uno scultore, ha costruito la statua italiana ufficiale esposta in tre location tra cui la mostra Rock! al museo PAN di NApoli, che è l’occasione in cui siamo entrati in contatto. Quindi lui si è concentrato sulla carriera solista con gli album del mito, dal 1979 in poi. Io ho analizzato gli esordi negli anni 60 con i fratelli Jackson e tutto quello che è venuto dopo, da quando non c’è più.

Un libro su un protagonista che sembrava già destinato a cose grosse da piccolo. Per lui è stata una condanna o un pregio?

I Jackson Five entrano nella storia della black music nel luglio 1968 facendo la mitica audizione dove Michael si distingue imitando James Brown davanti ai vertici della Motown. Un universo incredibile, quello che li circondava, tanto che col racconto ho cercato di immergere il lettore nel mood dell’epoca quando quel brand Motown era davvero la casa di tutti i miti. Non li presero subito sul serio, chiamandoli scherzosamente i Jackson Jive o i Tiffany Five, poi si esibì Michael e si zittirono tutti. Lì venne fuori tutta la maestria accumulata in anni di performance in tenera età volute dal padre. Infatti i fratelli assieme esordirono nel 1965 a Gary nell’Indiana sul palco di un centro commerciale. E Michael aveva solo 7 anni.

La trilogia di album con Quincy Jones inizò 40 anni fa esatti con Off The Wall. E nel mondo dell’intrattenimento, niente fu come prima. Look, musiche, video, immagini, grafiche, show, live. Questi tre dischi rivoluzionarono tutto, dice Michelangelo Iossa riferendosi a Off The Wall (1979), Thriller (1982) e Bad (1987).

Un aspetto particolare della prima fase della carriera del divo è che non era considerato un cantante o in un gruppo musicale autentico, forse perché erano davvero piccoli. Come te lo spieghi?

Il racconto nella prima fase del suo percorso, nel libro, arriva fino all’incontro con Quincy Jones, nel 1978. E la svolta avviene dopo 4 album solisti, Ben che vince un Oscar, film, cartoni animati. Ci si dimentica che i Jackson Five sono una band vera e tra le più longeve, anche se ancora oggi sembra un collettivo non ben definito.

Ci sono delle somiglianze con fenomeni giovanili come Stevie Wonder che a 12 anni entrò in classifica o Frankie Lymon. Judy Garland o Sherlie Temple nei loro rispettivi campi. Loro hanno iniziato come gruppo vocale, e hanno coniugato la performance vocale con il soul e la coreografia, da semplice a via via più complessa.

Quando poi la carriera di Michael decollò ci fu una reunion del 1984 con i Jackson Five. Che mossa è stata?

Off The Wall ha 40 anni ed è l’album black più venduto fino ad allora, tre anni dopo uscì Thriller, che nei primi 4 anni si avvicinò ai 40 milioni di copie vendute, superando qualsiasi altro disco. Per capire la portata di quell’album, che ha quasi tutte le canzoni come singolo in classifica ovunque, possiamo ricordare che oggi è 107 milioni di copie, cifra irraggiungibile. Eppure, incredibilmente, sulla scorta di questi record, il cantante solista non fa un tour da solo ma chiama i fratelli. O si è trattato di un ultimo gesto di generosità, o di un’insicurezza per l’esiguo numero di canzoni soliste che potessero rappresentarlo in quel momento dal vivo. Solo così ce lo spieghiamo.

Si percepiva ancora di più la differenza in quegli anni con qualsiasi altro performer…

Immaginati che differenza c’era coi fratelli! Quando partiva Billie Jean dal vivo in quel Victory Tour, era ineguagliabile. Tra l’altro in quegli stessi anni Thriller tornò più volte al primo posto trainato dai singoli, si calcola che solo per usura da parte di dj che facevano scratching con Thriller furono ri-comprate 2,5 milioni di copie.

Dopo Thriller: come fai a eguagliare te stesso?

Da superare c’erano solo i Beatles e quando uscì Bad nel 1987 tutti pensavano a 40 milioni di copie da raggiungere. Quando al primo anno aveva già superato i primi 10 milioni sembravano pochi. Incredibile. Luca Izzo dice che il disco più bello è Dangerous e anche HIStory, perché vengono percepiti progetti più suoi, interamente voluti dall’artista. Io propendo per ritenere la trilogia con Quincy Jones inarrivabile, e cioè Off The Wall, Thriller e Bad. Diciamo che preferisco il MJ fino a Dangerous del 1991.

Sono quelli gli anni dei continui cambi di immagine. Che ruolo ha avuto questo nel panorama pop mondiale?

Beh, a Michael serviva imporsi con un’immagine da adulto, con la foto di Off The Wall che fa già crossover: con video, giacche eleganti, si imponeva da cantautore, Bruce Gowers che aveva diretto Bohemian Rhapsody fu chiamato a fare video. Già dall’inizio l’ambizione era tanta. Di questo parla ampiamente Luca nella parte centrale del libro dedicata ai dischi della fase mitologica e anche ai postumi, come This Is It, Xcape e Michael. All’interno di ogni area sono analizzati tutti i crediti e i tour, le connessioni, le collaborazioni, i duetti, i video. Ogni uscita era una macchina enorme di comunicazione e arte che si metteva in moto.

Cosa pensi di Invicible, l’ultimo album del 2001. Secondo te è una chiusura degna di una carriera di quella portata?

Invincible era il progetto più ambizioso, ha venduto 11 milioni, ma qualsiasi vendita facesse Michael sembrava poco. L’impatto nella memoria collettiva non è alto, non è il suo capitolo migliore ma comunque un disco molto curato.

Come si chiude il vostro libro?

Parliamo di Leaving Neverland, il documentariod i quest’anno dove sono tornate alla cronaca le accuse di pedofilia, ma le cause sono ancora in piedi e quindi ci teniamo equidistanti. Per noi e per i lettori, capisco sia un esercizio difficile: separi il mito e il genio dalla sua condotta? Maradona è stata una stella ma ha fatto uso di droghe. John Lennon lo stesso. Io sono per parlare mito del pop. La parte più rilevante di questa ultima fase di scrittura del nostro testo è dedicata al Michael Jackson dopo se stesso. Oggi  è artista solista  più comprato, superando un miliardo di copie. Se la gioca con Elvis che ha 20 anni di carriera e di vendite in un lasso di tempo maggiore. I Beatles, è notizia di dicembre, hanno venduto 2 miliardi di pezzi come band.

Chi è l’erede di Michael Jackson?

Non esiste un erede solo ma come succede per i grandi, le eredità vanno frammentate. Dopo il 1977 alla morte di Elvis ne uscirono tanti di contendenti al titolo. Ci sono miti pop che aspirano alla leggenda, cito One Direction e Duran Duran. MJ è morto da poco tempo e i suoi eredi sono tutti in attività: Bruno Mars, Usher, Beyoncè perchè potrebbe esserci un’erede anche al femminile, Ne-Yo, Aston Merrygold che citava Thriller in un video. Anche se per me, il più candidato è Justin Timberlake designato dagli eredi a cantare anche Love Never Felt So Good. Tutti questi artisti, tuttora, dal vivo dedicano un segmento dei loro show a Michael.

Primi 10 anni senza Michael Jackson sono diversi dai primi 10 anni senza Elvis o John Lennon?

MJ nel primo anno dalla morte ha venduto come negli ultimi 11 anni della sua carriera. Stellare, a tuttoggi è questo successo e Thriller è rientrato nelle top 10 nel mondo più volte. Quando ci sono gli anniversari vengono celebrati tutti gli artisti da te citati. Ricordiamo che all’indomani dell’uccisione di John Lennon la vedova Yoko Ono e Paul McCartney si affrettarono a raccomandarsi di non erigerlo a santino da sventolare, cosa che poi è successa. Per il decennale dalla scomparsa ci saranno gioenate di studio all’università perché MJ si fa ricordare oltre che come artista, come icona della cultura pop globale.

E la famiglia di Jackson come si comporta?

 

I Jackson Five lo celebrano nei concerti e vengono invitati ai festival tenendo in vita il suo repertorio. Anche i nipoti, con cui lui duettò, sono in tour. Resta da vedere cosa succederà nel mondo in prossimità della data del 25 giugno, certamente il documentario non ha aiutato a mantenere un ricordo totalmente pulito proprio quest’anno.



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