3 Febbraio 2022

Michele Bravi: “Al Festival canto l’empatia”

"Inverno dentro" è il brano in gara alla kermesse sanremese 2022. Il videoclip è stato ispirato dall’incontro con Tim Burton, dice.

3 Febbraio 2022

Michele Bravi: “Al Festival canto l’empatia”

"Inverno dentro" è il brano in gara alla kermesse sanremese 2022. Il videoclip è stato ispirato dall’incontro con Tim Burton, dice.

3 Febbraio 2022

Michele Bravi: “Al Festival canto l’empatia”

"Inverno dentro" è il brano in gara alla kermesse sanremese 2022. Il videoclip è stato ispirato dall’incontro con Tim Burton, dice.

Michele Bravi torna per la seconda volta in gara sul palco del Teatro Ariston dopo aver partecipato alla kermesse del 2017 con il singolo “Il diario degli errori” certificato doppio disco di platino. Il brano di Sanremo 2022 è “Inverno dei fiori”, disponibile su tutte le piattaforme digitali, scritto dallo stesso Michele Bravi insieme a Cheope, Alex Raige Vella e musica di Francesco Catitti, Federica Abbate.

Il brano è una riflessione sul concetto di umanità, empatia e condivisione. È una canzone d’amore nata dall’urgenza di raccontare come l’interconnessione, l’intreccio e lo scambio umano siano alla base della possibilità di imparare a sentire l’amore.

Il 2021 di Michele Bravi, 26 anni, cantautore nato nel 1994 a Città di Castello, si apre con l’uscita del progetto discografico “La Geografia del Buio”, che debutta #1 nelle classifiche Fimi/Gfk degli album e dei vinili. Il racconto di orientamento nel buio contenuto nell’album, anticipato dal singolo “Mantieni il Bacio” certificato disco d’oro, prosegue in estate con “Falene”, insieme all’artista internazionale multiplatino Sophie and The Giants. Dopo il tour estivo piano e voce, nei mesi di novembre e dicembre Michele è in tournée nei principali teatri e club italiani, portando finalmente live i brani de “La Geografia del Buio”, di cui il 12 novembre esce l’extended version contenente anche “Falene” e “Cronaca di un tempo incerto”, pubblicato il 22 ottobre.

Sulla sua partecipazione al Festival Michele ci ha detto che:

“Questa è la mia seconda volta in gara, però in questo caso Sanremo ha un significato doppio. Da una parte c’è la soddisfazione personale perchè è il palco più importante d’Italia ed è un momento professionale di crescita facendo ascoltare la propria musica al pubblico più trasversale possibile. Questa è la magia che contraddistingue il Festival. Dall’altra parte mi sento tanto onorato, proprio in questo momento in cui il mondo dello spettacolo è stato il più colpito dallo stress economico di questa emergenza sanitaria. Questo Festival può essere un segnale di ripartenza per la musica dal vivo. I 25 artisti in gara e le 25 canzoni sono una scusa per rivendicare la dignità professionale come artisti e come lavoratori. Quando io salgo sul palco di Sanremo e presentano “Michele Bravi”, in realtà, sto rappresentando il lavoro dei tanti professionisti che lavorano con me e che raccontano la loro creatività attraverso la mia performance e poterli rappresentare in questo senso per me è un onore immenso e grande responsabilità. Sembra che in questi ultimi anni ci sia stato quasi suggerito che la cultura sia qualcosa da nascondere nello scantinato delle cose non prioritarie. Oggi invece c’è bisogno degli artisti e della visione creativa delle cose. In questo Sanremo ho l’opportunità di lavorare con uno dei designer più grandi al mondo, un’altra eccellenza italiana che è Fausto Puglisi della Maison Cavalli che ha saputo ricreare una traduzione sartoriale di “Inverno dei fiori” e questo per me è motivo di grande onore. Tante volte si ha questa falsa credenza che la moda sia superficiale invece sono pezzi d’arte da indossare e per me è un onore prestare il mio corpo per le opere d’arte che Fausto ha disegnato per me dopo aver collaborato, tra le altre,  con Madonna, Lady Gaga e Beyoncé. ”

Fotoservizio Roberto Chierici.

Michele Bravi racconta così la sua canzone in gara: “Inverno dei fiori è nata con la volontà di fare una dichiarazione d’amore dei tempi moderni. Sono affascinato dal mondo delle parole e la parola cardine dei nostri ultimi anni è stata la parola disimparare. Negli ultimi anni la vita che conoscevamo è scomparsa e vivere questa nuova realtà, con nuove dinamiche e situazioni, ha significato rimettersi sui banchi della scuola per capire cosa significhi oggi quotidianità e la difficoltà che abbiamo tutti è quella di creare degli intrecci umani. Io volevo creare questo gesto di empatia e ascolto con una canzone e poi ho scoperto quasi per caso che esistono davvero i fiori invernali. La canzone è nata proprio dall’immagine di questi fiori che riescono a spezzare la neve e raccontare i colori al mondo ed ho trovato così una grande metafora del senso dell’amore. Cheope, uno degli autori della canzone, mi ha sempre detto che in fondo il vero senso dell’amore nasconde già in sé il seme della rinascita. Un gesto di gentilezza può creare un legame con il reale. Sui fiori invernali ho scoperto una leggenda che non conoscevo e cioè la storia del calicanto che ha un fiore invernale giallo con delle sfumature porpora bellissime ed è molto profumato. Secondo questa leggenda il calicanto è un arbusto spoglio durante l’inverno, un pettirosso volando cercando riparo dal freddo, veniva cacciato da tutti gli arbusti  fino a quando non trovò riparò sul calicanto. Per questo gesto di gentilezza, sull’arbusto cominciò a cadere una pioggia di scintille e da quel momento il calicanto iniziò a fiorire anche d’inverno. Per me è un modo per dire che la gentilezza è un seme di rinascita ed ho provato a raccontarlo in una canzone perchè sono ancora un sognatore che continua a credere nella forza delle parole e delle canzoni perché sono gesti sottili che possono cambiare il mondo. E se con la mia musica riesco a raccontare la necessità dell’ascolto, della comprensione, dell’empatia e della gentilezza lo faccio ben volentieri.”

Per questo nuovo brano, alla regia del video c’è lo stesso cantautore insieme a Roberto Chierici. Un debutto che permette a Michele, dice, “di immergermi nella creatività e nella voglia di avere sempre meno pudore nelle cose che faccio. Quando mi sono presentato a Sanremo le prime volte avevo così tanto pudore che non riuscivo completamente ad essere me stesso ed ora non ho paura di farmi vedere in maniera monolitica. Per questo per la prima volta sono alla regia del mio video insieme a Roberto Chierici, che è il direttore della fotografia del video, che è uno dei più grandi che abbiamo in Italia. Con questo video volevo raccontare, partendo dalla sceneggiatura e dalla scelta cromatica, un modo di vivere la solitudine attraverso le stagioni e con la metamorfosi finale dei fiori che invadono la scena ho voluto raccontare una piccola richiesta di aiuto di tutti noi. Questa canzone dice la cosa più semplice del mondo e cioè la speranza che qualcuno si sieda vicino a noi e ci dica che con noi si sente felice. A settembre ho partecipato ad una masterclass tenuta da Tim Burton nella quale lui ha raccontato come nasce la sua creatività e quanto valore riconosce alla sua squadra citando Dante Ferretti e Danny Elfman, uno dei compositori che amo da sempre, e questo mi ha fatto pensare a quanto un mondo reale possa essere raccontato in modo diretto attraverso il linguaggio dell’onirico, attraverso la valorizzazione dei colori primari. Tutto il video è estremamente esasperato in questo concetto di un colore primario che diventa così importante nella scena tanto da invadere il soggetto raccontato. Questa masterclass è stata motivo di grande ispirazione.”

Nella serata in onda venerdì 4 febbraio, dedicata alle cover anni ’60, ’70, ’80 e ‘90, Michele Bravi, si esibirà con il brano “Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi” scritto da Lucio Battisti e Mogol. Così ci ha raccontato la sua scelta:

“Per la cover mi sono posto una domanda: “Cosa accadrebbe se Danny Elfman incontrasse Battisti?” Ho ascoltato molte volte dire “questa canzone non la può cantare nessuno!” ecco io credo che dietro una frase del genere ci sia un errore semantico perché si dovrebbe dire “Questa canzone non la può cantare nessuno come Lucio Battisti”. Quella è una verità perché la magia che si creava con Battisti tra scrittura e interpretazione è sicuramente irreplicabile, però dirla nell’altra maniera è come destinare una canzone in un periodo storico perimetrato nel passato. Io ho scelto questa canzone per creare un momento celebrativo omaggiando una coppia artistica che ci ha regalato dei capolavori. Allora avendo un faro musicale puntato sul palco di Sanremo con il pubblico più trasversale del mondo, questa mia esibizione può essere un’occasione per le nuove generazioni di cogliere la bellezza della tradizione musicale che ci hanno lasciato Mogol e Battisti e per far rivivere quel sentimento a qualcuno. Preferirei piuttosto che qualcuno mi dicesse: “Non mi è piaciuta la tua esibizione però mi hai fatto venire voglia di riascoltare Battisti e Mogol”. Questa sarebbe una bellissima vittoria. In qualche modo io ho un legame con la scrittura di quel brano, perché nel mio team c’è Cheope il figlio di Mogol il quale ha ereditato il talento del padre, trasformandolo a suo modo, ma ancorato in una lirica estremamente immaginifica che parla della terra e degli elementi vivi.”  Sono state annunciate anche le date del nuovo tour “LIVE A TEATRO”, prodotto da Vivo Concerti i cui biglietti sono disponibili su www.vivoconcerti.com. La tournée, che vedrà Michele esibirsi dal vivo in alcuni dei più importanti teatri d’Italia, partirà domenica 15 maggio da Torino, presso il Teatro Colosseo, proseguendo poi a Padova, venerdì 20 maggio presso il Gran Teatro Geox, a seguire sarà a Milano, lunedì 23 maggio al Teatro degli Arcimboldi e giovedì 26 maggio sarà a Bologna al Teatro Celebrazioni. L’appuntamento conclusivo sarà a Roma, domenica 29 maggio, all’Auditorium della Conciliazione.

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