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Leisure - 29/01/2021

Michele Bravi: “La geografia del buio è voce che nasce dalla solitudine”

Gli sono stati vicino Fiorello e i Ferragnez. Il racconto del giovane artista: "Una perdita di aderenza dal reale e il tuffo in un’oscurità che riscopre nell’amore l’unica salvezza".

Voleva che fosse un disco di corpo vivo che suonasse come un corpo. Michele Bravi a 26 anni è già molto avanti nella sfilza di reinvenzioni che la carriera di un pop idol impone. Oggi con un disco di grande maturità e relativa semplicità, ma molto complesso, Michele torna alla sua professione principale. Sono passati 4 anni dal precedente “Anime di carta” e ci sono già due singoli ad anticipare il lavoro completo, in uscita il 29 gennaio: “La vita breve dei coriandoli” e “Mantieni il bacio”.

Non ero alla ricerca della perfezione ma volevo tornare per raccontare una storia. Così come ce l’hanno gli strumenti che sono stati utilizzati per farlo“, racconta della genesi del lavoro probabilmente più duro della sua vita. Un po’ lo riconosce anche lui: “Questo disco ne ha già passate tante e ancora non è uscito, ma sono contento che esca oggi perché lo racconto con una gratitudine che forse l’anno scorso non avevo”.

Sappiamo che Bravi arriva da un periodo difficile, di isolamento, dovuto a un trauma nella vita privata che necessariamente ha fatto notizia negli scorsi anni. Per questo bastano queste parole per riaccoglierlo sul mercato discografico italiano: “La geografia del buio è una rinascita ma non vuole essere uno sforzo che compievo da solo. Ci tenevo che le canzoni fossero d’amore, l’amore parla a gtutti, va evocato e cantato il più possibile. Queste canzoni nascono dalla solitudine più grande che ho conosciuto. Oggi che ricomincio a usare la voce per la mia musica e per il mio racconto senza filtri ho anche cambiato idea sulla musica”. Anzitutto oggi per Bravi musica vuol dire anche libertà in questo video dove il cantato è protagonista con Francesco Centorame.

Le ispirazioni nuove arrivano da più parti. Durante l’estate del 2020 Bravi ha letto Clove S. Lewis, grande autore fantasy, ed è rimasto colpito specie dalle lettere a se stesso dove riflette sulla perdita della moglie. Il libro, tiene a ricordarlo, si chiama “Diario del dolore“, che, aggiungiamo noi, ricorda nel titolo quella “Diario degli Errori” che lo fece rinascere a Sanremo 2017.

Ci sono delle persone che hanno fatto parte del suo, intimo, diario del dolore. E sono personaggi che tutti conosciamo e che il suo racconto ci restituisce in un’altra luce: “C’era un rapportro di conoscenza con persone che poi si sono rivelate amiche, con gesti di umanità e forza di propulsione enorme. Sicuramente non sarei qui senza di loro. Parlo di Fiorello e Maria De Filippi che prima di riportarmi in scena in tv ha discusso con me per tanto tempo, in studio e a casa. Fedez e Chiara sono stati i primi a cercarmi, mi chiesero di andare a Los Angeles appena avevo finito di cantare con Chiara per la prima volta in pubblico sopo tempo. Io andai senza aspettative non credevo fossi capace di entrare in uno studio, avevo avvertito Federico. Ma abbiamo fatto una vita semplice, e avere la loro accoglienza mi ha fatto sentire molto grato. Nei primi concerti della ripartenza, mi hanno osservato dalle ultime file”.

Fedez è stato giudice di X Factor a partire dall’ottava edizione, quella successiva al trionfo di Michele Bravi nel dicemnbre 2013, che può considerarsi la data d’esordio della sua carriera. Sono quindi quasi 10 anni che Bravi cresce “in pubblico”. E oggi racconta: “L’approccio malinconicamente casalingo di questo disco è sostenuto da una volontà di mantenere la verità nella musica. Infatti nelle canzoni registrate a casa del produttore c’è il suono del traffico, del frigorifero, i rumori della quotidianità. Un lavoro è riempito di tutto quello che viviamo“.

Lo stesso singolo ultimo, scritto da Federica Abbate, Cheope e Massimo Recalcati, la cui produzione è affidata a Francesco Katoo Catitti e ha al pianoforte Andrea Manzoni, è un brano intenso in cui si percepisce tutta la necessità del cantante di esprimere l’amore ricevuto. Michele lo descrive così: “Il bacio è l’immagine che, più di ogni altra, trasforma il male in pittura d’oro e la cicatrice del trauma in una poesia. Nel bacio si incontrano il luogo della parola e quello del corpo. Baciarsi nel buio significa trattenersi ancorati al presente, al reale e non perdersi in un fumo di nebbia e dolore ingombrante.”

“Avere le parole per dire il caos non salva da niente ma almeno disegna il labirinto. La Geografia del Buio” è un racconto attraverso la ferita del mondo. Una perdita di aderenza dal reale e il tuffo in un’oscurità che racchiude in sé la violenza della vita e riscopre nell’amore l’unica salvezza. Un amore che non combatte il male ma che aiuta a disegnarne la geografia.”

Michele dice che tutti i pezzettini di disagio e delusioni dalle persone sono frutto di dolori non curati. Giustifica così i conoscenti che non si sono fatti sentire: “Tante persone si sono allontanante perché non si sono rese conto che davanti avevano non Michele ma un dolore“.

Oggi collabora con gli esperti di EMDR per la comunicazione: “L’incertezza avrà delle ripercussioni e provo a suggerire possibilità per orientarsi e il male va affrontato con modalitè precise. Nella prima canzone cito un bigliettino che mi ha scritto un ragazzo che diceva: non parlare mai del futuro perché è una cosa pericolosa”.

L’estetica del disco si sviluppa in una sequenza di immagini oniriche e surreali che Michele Bravi racconta attraverso le parole e la musica. Si susseguono suggestioni evocative che rimandano ad un presente stravolto e ad un profondo dolore che avvolge, immerge e nasconde ogni cosa come una profonda coltre di nebbia. Il concept di “La Geografia del Buio” è caricato di grande drammaticità, la realtà dell’artista si palesa sotto forma di rappresentazione teatrale, dove la separazione tra spettatori e attori è un limite invalicabile.

“Mantieni il bacio” il singolo del 2021 di Michele Bravi. L’artista lo descrive così: ““Il bacio è l’immagine che, più di ogni altra, trasforma il male in pittura d’oro e la cicatrice del trauma in una poesia. Nel bacio si incontrano il luogo della parola e quello del corpo.
Baciarsi nel buio significa trattenersi ancorati al presente, al reale e non perdersi in un fumo di nebbia e dolore ingombrante.”

Tutto il disco è un duetto tra voce e il pianoforte, dice Michele: “Ci tenevo tanto che potesse essere letto in due modi. Da una parte il potere evocativo e melodico di una canzone. Dall’altra il modo in cui la canzone viene arrangiata, volevo che si sentisse il respiro e l’atmosfera in cui creavamo le canzoni nel salotto di casa di Francesco. Un concept album, vero, ma soprattutto una storia“. L’ultimo brano “A sette passi di distanza” nato dalla suggestione di un messaggio vocale che è stato costruito su piano e respiro.

Magari in questo disco qualcuno troverà anche sollievo. Bravi è sorprendentemente lucido in questo ‘distinguo’: “La musica non salva: non si può pensare che il dolore si autocuri da solo, bisogna portarlo in uno studio medico e poi arriva la musica in cui puoi ordinare e decifrare il dolore. Voglio essere crudo in questo caso perché ne sono sicuro. Incontrai un amico due anni fa, il periodo in cui mi era tornata la voce. Mi disse che la musica non aiuta a guarire ma a disegnare un labirinto. Bisogna mettere il dolore nel salotto per mostrarlo, mai nasconderlo, non va giudicato ma va affrontato“.

Infine, un’ammissione di necessità: “Queste sono dieci canzoni per dire che il dolore non ha senso ma solo quando un’altra persona ha condiviso il tuo dolore lo trova. La terapia che è stata la mia salvezza è stata l’EMDR, la terapia che mi ha insegnato che per decifrare il reale avevo bisogno di immagini, anche dal passato”.

Gli account sui social media di Michele Bravi:

YouTube: https://tinyurl.com/p757e4b

Instagram: michelebravi

Facebook: Michele Bravi

Twitter: @michele_bravi



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