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Leisure - 17/02/2019

Michele Kalamera: “Per doppiare Clint Eastwood bisogna essere un orecchiante”

Alla soglia dei 90 anni l'attore americano arriva alla regia con un film che sta dividendo. La sua voce italiana ci racconta dei personaggi che ha doppiato in decenni di carriera.

Clint Eastwood, Steve Martin, Michael Caine, Robert Duval, Donald Sutherland, Robert Redford, Roy Scheider, F. Murrey Abraham, Cristopher Plummer, Christopher Lee, Burt Raynolds, Jack Palance, David Bowie e Martin Landau parlano in italiano grazie alla straordinaria voce di Michele Kalamera, attore e doppiatore di lunga esperienza che in contemporanea con l’uscita del suo ultimo doppiaggio, The Mule – Il corriere diretto da Clint Eastwood, ci ha rilasciato le sue prime impressioni. Voce versatile, simpatico e affabile, Kalamera è una fonte inesauribile di aneddoti che hanno fatto la storia del cinema e del doppiaggio, non sempre purtroppo divertenti e piacevoli.

Sei appena stato al cinema a vedere The mule – Il corriere, prima dell’uscita del film, per ragioni professionali, non potevi dire nulla al riguardo. Adesso cosa ci puoi raccontare?

Questa è stata la prima volta in assoluto che ho doppiato Clint Eastwood, o meglio un film di Eastwood, senza aver visto il copione prima. Poi ho scoperto perché. In pratica io sono abituato a vedere Clint Eastwood in un certo modo, a vedere cioè le sue storie scorrere con una certa azione narrativa, cosa che non è avvenuta per questo suo ritorno al cinema dopo circa sette/otto anni d’assenza, Gran Torino è del 2008 e Di nuovo in gioco del 2012, insomma, c’era da parte mia, e non solo mia, ovviamente mi riferisco al pubblico, una grandissima aspettativa e devo dire che questo film mi ha lasciato un po’ perplesso. Tornando all’inizio, ecco perché il mio direttore di doppiaggio, Massimo Alto, mi ha “nascosto” il copione per intero mostrandomi solo le parti che ero chiamato a doppiare di volta in volta. A film ultimato mi ha abbracciato quasi divertito e mi ha detto: ora capisci perché non te l’ho fatto vedere prima? Sapevo che non ti avrebbe entusiasmato. Devo dirti però che da un punto di vista corale è un buon film, ed è stato molto difficile doppiarlo, Massimo Alto e gli altri colleghi hanno fatto davvero un lavoro straordinario soprattutto con i personaggi di lingua spagnola, questo è un film pieno di personaggi e di dialoghi.

In cosa è diverso rispetto ai precedenti?

Lo stesso Eastwood parla molto, proprio lui che nei primi film parlava pochissimo. E’ un film che va oltre l’Eastwood crepuscolare che ci siamo abituati a vedere da Gli spietati in poi. Da attore posso dirti che col tempo è diventato sempre più bravo e in particolare, in questo film, recita soprattutto con l’espressione del viso, cosa che per la quale, 60 anni fa, si sentì dire da Sergio Leone che aveva solo due espressioni, col cappello e senza, ma questa è storia ormai.  Poi Eastwood è sempre Eastwood, è lui, nel senso che ha una fortissima personalità e qualunque cosa faccia va sempre bene, il pubblico lo ama molto, vuole vedere Clint Eastwood e lui puntualmente si palesa. Il corriere ha certamente creato delle aspettative, com’era giusto che fosse, e all’uscita ha diviso sia il pubblico che la critica, Eastwood del resto ci ha abituati fin troppo bene, non dimentichiamo che ha 89 anni e ha interpretato e diretto se stesso, oltre alla molteplicità di personaggi e situazioni presenti nella storia.

Clint Eastwood regista?

In questo ruolo è bravissimo, è molto dolce, ha un modo di dirigere semplice e diretto, si affida totalmente all’attore dopo che gli ha spiegato la parte, una spiegazione essenziale, poche parole e spesso buona la prima, anche se gira poi altri ciak di riserva sceglie quasi sempre i primi. Su se stesso invece svolge un lavoro diverso, è ipercritico e gira più ciak, si fa “seguire” dal suo aiuto regista soprattutto per i primi piani. A proposito di primi piani, l’espressione spaventata che tiene ne Il corriere quando Bradley Cooper lo chiama è semplicemente magistrale, splendida.

Come sei arrivato a dar voce a Eastwood?

Io sono stato scelto da Clint Eastwood in persona, dopo che vide il mio provino per Il texano dagli occhi di ghiaccio, era il 1976, entusiasta disse che finalmente aveva trovato la sua voce italiana, e da allora non l’ho più lasciato, a parte un buco che va dal 1986 quando me lo tolsero per Gunny e lo ripresi nel 1990 con Cacciatore bianco cuore nero.

Perché ti tolsero Clint Eastwood?

Per una questione di caratterizzazione. Nel film Gunny, Clint Eastwood parlava con una voce bassa, quasi roca, che faticava a trovare fiato, a me fecero fare apposta un provino sbagliato non permettendomi poi di correggere il tiro per affidare Eastwood ad un collega, quando mi resi conto della presa in giro non volli più doppiare Clint Eastwood, non mi interessava più, proprio io che avevo sempre caratterizzato la mia voce incollandola a chiunque, Steve Martin è ad esempio un altro attore che amo tantissimo e che doppio con gran piacere e divertimento. Insomma, per fartela breve dopo un paio di film non doppiati da me vennero a cercarmi perché mi rivolevano fortemente al doppiaggio di Clint Eastwood, accettai, questa volta facendomi valere di più rispetto al trattamento precedente. Poi c’è il caso di Million dollar baby che esula da questioni professionali, purtroppo, proprio appena iniziai a doppiare la prima scena persi mio padre e dovetti lasciare tutto per la famiglia, mi subentrò Adalberto Maria Merli.

Quanto è importante la caratterizzazione?

Direi che è essenziale. Io caratterizzo molto la mia voce, per Steve Martin ho un modo di parlare che è diverso da quello di Clint Eastwood anche perché Martin è un funambolo della parola, dice battute a raffica ed è un attore col quale mi trovo benissimo, ricordo che per Pazzi a Beverly Hills dovetti letteralmente rincorrerlo perché in una scena, mentre parlava salendo su una scala, all’improvviso si girava dando le spalle al pubblico per poi girarsi nuovamente, lì il problema più grosso fu il sincrono del suo labiale col mio parlato quando si girava e rigirava. Per F. Murrey Abraham invece ho dovuto cambiare voce due volte nello stesso film, in Amadeus di Forman nel ruolo di Salieri. Il film si apre con un Salieri anziano e morente che racconta la sua gioventù e riprende poi con un Salieri giovane intento a tramare contro Mozart; ti dico che mentre guardavo il film faticavo a riconoscere la mia voce su Salieri vecchio. Un altro esempio di caratterizzazione particolare è quello di Gran Torino. Devi sapere che Clint Eastwood è quasi afono perché ha avuto forti problemi alle corde vocali e quella parlata senza fiato che ha nel film l’ho studiata e messa a punto io con l’approvazione del super visore della Warner Bros. Non se ne veniva a capo, ci abbiamo messo un po’ e prova dopo prova è uscito il Walter Kowalski che tutti abbiamo conosciuto. Invece per Honkytonk man ebbi qualche problema, un bel film per il quale cercarono d’imporre una recitazione “buttata”, e sul buttato, che stava davvero prendendo piede all’epoca, primi anni ’80, potremmo aprire una parentesi infinita, in sintesi consiste nel buttar via letteralmente la battuta, nel recitarla velocemente mangiandosi anche un po’ le parole, Amendola per esempio era bravissimo col buttato, comunque per Honkytonk man il buttato non andava bene per niente, c’era un Clint che recitava con lentezza, era un roadmovie e ogni battuta doveva andare al posto giusto, alla fine ebbi ragione io.

Io so che tu hai anche dato un titolo a un film della serie dell’ispettore Callaghan, mi ripeteresti la battuta?

Coraggio, fatti ammazzare. Il titolo sì, lo inventai io si può dire, lo proposi e passò. Il titolo originale credo fosse Sudden impact (impatto improvviso) però intitolarlo con la battuta iniziale del film, resa immortale diventandone il titolo, si rivelò davvero efficace. Tra l’altro questo fu il penultimo della serie Callaghan e l’unico diretto da Eastwood, l’ultimo fu Scommessa con la morte mentre il primo Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! diretto da Don Siegel è quello a cui Eastwood è più legato per affetto nei confronti di Siegel. Eastwood è legatissimo a Sergio Leone e a Don Siegel.

Ti capita mai di essere riconosciuto per strada come voce di Clint Eastwood?

Da qualche anno a questa parte sì e mi capita tantissimo con i taxisti, mi guardano, poi prendono coraggio e mi chiedono di parlare, quando riconoscono Clint Eastwood il tutto assume toni molto divertenti soprattutto quando rifletto sul fatto che nutro uno strano sentimento di odio-amore verso Clint Eastwood per le ragioni che ho già espresso.

La tua vita cinematografica è ricca di personaggi che vanno dall’ispettore Callaghan ad Antonio Salieri, passando per il comandante della Basa Lunare Alpha, John Koenig, di Spazio 1999, tanto per citare i più noti, sei soddisfatto?

Sì molto, anche perché io ho sempre rifiutato etichette come maestro e simili, io mi considero un doppiatore, anzi, come mi piace definirmi: un orecchiante. Ho sempre fatto il mio lavoro con passione, dal teatro al doppiaggio e oggi posso ritenermi soddisfatto.



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