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Leisure - 22/07/2019

Nanda Vigo: “L’arte, il design e l’architettura non mi bastavano. Le ho messe tutte assieme”

Incontro con una leggenda vivente dell'arte italiana. A Palazzo Reale di Milano per la mostra "Light Project", una retrospettiva ancora aperta.

Se le chiedono di un’ambizione, lei a 90 anni non si scompone: “Beh, dobbiamo vedere quali progetti arrivano e valutare quelli che sono migliori e più adatti”. Nanda Vigo è ancora alla ricerca di quella perfezione, di quella svolta stilistica, del lavoro definitivo probabilmente. Lei che ha segnato il Novecento con le sue collaborazioni, con i suoi intrecci tra le arti, con la passione per la bellezza e lo stupore. Le sue luci, le sue fantastiche genialate che da decorative diventano gesto artistico sono esposte in una bella mostra aperta da oggi a Milano a Palazzo Reale. Una grande che abbiamo la fortuna di avere ancora tra noi, celebrata nel museo più importante della città, accanto al Duomo.

Le ha mai sfiorato l’idea di fare qualcosa in una discoteca? “Ho fatto delle performance, certo, ma col tempo ho cercato sempre di trovare ambienti nuovi. L’arte non mi bastava da sola. Non mi bastava nemmeno il design o l’architettura. Ricordo che negli anni 60 gli architetti prendevano gli artisti solo per esigenze estetiche. Li mettevano sui divani che meglio si accostavano alle loro opere. Era davvero dura essere presi sul serio”. E quindi, come ha trovato soddisfazione? “Anzitutto non mi sono resa conto della differenza tra uomo e donna finché non ho iniziato a cresce, a innamorarmi. C’era molta differenza. Poi, siccome non ho trovato la soddisfazione in queste discipline separate, le ho messe tutte assieme e ho creato qualcosa. Ed è per questo che andai da Giò Ponti: lui era l’unico che mi capiva, per fortuna poi siamo diventati amici”.

L’artista, tra il 1965 e il 1968 ha collaborato e creato con GioPonti la Casa sotto la foglia, a Malo, Vicenza. Oggi, al primo piano di Palazzo Reale a Milano, apre al pubblico la sua mostra “Nanda Vigo. Light Project”, a cura di Marco Meneguzzo

 

Promossa dal Comune di Milano | Cultura, Palazzo Reale, in collaborazione con l’Archivio Nanda Vigo, la mostra si inserisce nel percorso con il quale Palazzo Reale, per il quarto anno consecutivo, esplora nella programmazione estiva l’arte contemporanea, approfondendo e valorizzando il lavoro di maestri dell’arte italiana dal secondo dopoguerra ad oggi e il rapporto che hanno avuto con la città di Milano dove hanno vissuto, creato ed elaborato la propria ricerca, come nel caso specifico di Nanda Vigo.
Light Project è infatti la prima retrospettiva antologica dedicata da un’istituzione italiana a questa artista e architetto milanese che ha influenzato la scena artistica italiana ed europea degli ultimi cinquant’anni: attraverso l’esposizione di circa ottanta opere – tra progetti, sculture e installazioni – la mostra racconta l’eccezionale percorso di ricerca di una figura di assoluto rilievo nel panorama europeo, dagli esordi alla fine degli anni Cinquanta, sino alle esperienze più attuali.

Protagonista della stagione culturale milanese degli anni Sessanta, Nanda Vigo (Milano, 1936) inizia a realizzare i suoi Cronotopi dal 1962, in sintonia con lo spirito di ZERO, gruppo transnazionale di artisti tedeschi, olandesi, francesi, belgi, svizzeri e italiani al quale prese parte.

Partecipe delle avanguardie e dei gruppi dei primi anni Sessanta, Nanda Vigo elabora una personale ricerca incentrata sulla luce, la trasparenza, l’immaterialità, che devono costituire l’opera e lo stesso ambiente abitato dall’essere umano, e di cui i “cronotopi” sono la concretizzazione artistica. Uno chassis metallico racchiude vetri industriali, talvolta illuminati da neon, attraverso i quali la luce penetra e si manifesta allo sguardo, metafora della leggerezza, della mutazione, dell’immaterialità spirituale dell’arte e della sua percezione. Presto prendono le forme di veri e propri ambienti (alcuni realizzati in collaborazione con Lucio Fontana) e di specchi inclinati e tagliati in modo da riflettere una impensata visione della realtà, mentre continua il lavoro di progettazione di design e di architettura (famosa la sua collaborazione con Gio Ponti per la Casa sotto la foglia, a Malo, del 1965, e la realizzazione del Museo Remo Brindisi a Lido di Spina del 1967).
Gli anni Ottanta sono caratterizzati dall’adesione ai concetti del Postmodernismo, mentre la produzione successiva torna alla seducente algidità del neon, delle luci radianti e diffuse, delle forme semplici e dinamiche.

In mostra saranno esposte opere e progetti che abbracciano l’intero arco di produzione dell’artista: fulcro del percorso espositivo è un affascinante ambiente cronotopico, che occupa l’intera stanza degli specchi.
Questo ambiente, in particolare, esprime la quintessenza del modo di intendere l’arte di Nanda Vigo: una situazione esistenziale che consente di vivere esperienze trascendenti, andando oltre la materialità del quotidiano per riuscire a percepire fisicamente – per quanto possibile – una realtà più alta, una sintonia universale attraverso la contemplazione, la smaterializzazione, la comunione con il “tutto”.

In occasione della mostra è in via di pubblicazione una monografia sull’opera di Nanda Vigo, a cura di Marco Meneguzzo, edita da Silvana Editoriale, che raccoglie la più esaustiva antologia critica sull’artista realizzata fino a ora.

 



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