L’avanguardia tra design e arte in Italia ha trovato il punto d’incontro creativo in una donna. Nanda Vigo, mancata ieri all’età di 83 anni, a Milano aveva avuto l’ultima ribalta l’estate scorsa con la mostra a Palazzo Reale Ligh Project , la prima retrospettiva antologica dedicata da un’istituzione italiana a questa artista e architetto milanese. Le foto dell’artista che presenta le sue opere sono state scattate proprio nella splendida location da The Way Magazine il 22 luglio 2019.
In un toccante ricordo, pochi mesi fa, Nanda Vigo aveva condiviso con The Way Magazine i suoi inizi e le difficoltà che aveva incontrato a inizi carriera. Vale la pensa ricordare il suo pensiero qui: “Ricordo che negli anni 60 gli architetti prendevano gli artisti solo per esigenze estetiche. Li mettevano sui divani che meglio si accostavano alle loro opere. Era davvero dura essere presi sul serio. Anzitutto non mi sono resa conto della differenza tra uomo e donna finché non ho iniziato a cresce, a innamorarmi. C’era molta differenza”.
Vigo, come ha messo in evidenza il curatore della prestigiosa ultima mostra dell’artista, Marco Meneguzzo, ha influenzato la scena artistica italiana ed europea degli ultimi cinquant’anni in percorso di ricerca di una figura di assoluto rilievo nel panorama europeo, dagli esordi alla fine degli anni Cinquanta sino alle esperienze più attuali.
Protagonista del clima culturale milanese degli anni Sessanta, Nanda Vigo (Milano, 1936) inizia a realizzare i suoi Cronotopi dal 1962, in sintonia con lo spirito di ZERO, gruppo transnazionale di artisti tedeschi, olandesi, francesi, belgi, svizzeri e italiani al quale prese parte.
Partecipe delle avanguardie e dei gruppi dei primi anni Sessanta, Nanda Vigo elabora una personale ricerca incentrata sulla luce, la trasparenza, l’immaterialità, che devono costituire l’opera e lo stesso ambiente abitato dall’essere umano, e di cui i “cronotopi” sono la concretizzazione artistica. Uno chassis metallico racchiude vetri industriali, talvolta illuminati da neon, attraverso i quali la luce penetra e si manifesta allo sguardo, metafora della leggerezza, della mutazione, dell’immaterialità spirituale dell’arte e della sua percezione. Presto prendono le forme di veri e propri ambienti (alcuni realizzati in collaborazione con Lucio Fontana) e di specchi inclinati e tagliati in modo da riflettere una impensata visione della realtà, mentre continua il lavoro di progettazione di design e di architettura (famosa la sua collaborazione con Gio Ponti per la Casa sotto la foglia, a Malo, del 1965, e la realizzazione del Museo Remo Brindisi a Lido di Spina del 1967).
Gli anni Ottanta sono caratterizzati dall’adesione ai concetti del Postmodernismo, mentre la produzione successiva torna alla seducente algidità del neon, delle luci radianti e diffuse, delle forme semplici e dinamiche.
Gli ultimi anni non sono stati meno prolifici. Nel 2014/2015 espone al Guggenheim Museum di New York, al Martin-Gropius-Bau di Berlino e allo Stedelijk Museum di Amsterdam nelle retrospettive dedicate a ZERO. Tra il 2013 e l’inizio del 2016 realizza diverse personali: Nanda Vigo Lights Forever, Galleria Allegra Ravizza, Lugano, Affinità elette al Centro San Fedele di Milano, Zero in the mirror alla Galleria Volker Diehl di Berlino, Chronotopics alla Mayor Gallery di Londra,oltre a quella più recente Nanda Vigo alla galleria Sperone Westwater di New York. Ha partecipato alla XXI Triennale (21st Century. Design After Design) e nel 2016 ha presentato la sua prima opera monumentale, Exoteric Gate, nel cortile Ca’ Granda dell’Università degli Studi di Milano.
Nel 2017 partecipa alla mostra Fantasy access code a Palazzo Reale di Milano e al K11 Museum di Shanghai in collaborazione con Alcantara, a Socle du Monde, Biennale 2017 all’Heart Museum di Herning in Danimarca e alla mostra Lucio Fontana. Ambienti/ Environment a Pirelli Hangar Bicocca, Milano. Nel 2018 realizza per il MAXXI di Roma in collaborazione con Alcantara la mostra Arch/arcology e inaugura la mostra personale presso la Galleria San Fedele di Milano dal titolo Sky Tracks e Global Chronotopic Experience nello Spazio San Celso di Milano e le mostre collettive Welt ohne Außen – Immersive Spaces since the 1960s al Martin-Gropius-Bau di Berlino, Zero, MONA Museum di Hobart in Tasmania, Multiforms a Palazzo Rocca Contarini Corfù di Venezia, Opere aperte – 1955-1975 alla Fundació Catalunya La Pedrera di Barcellona e 100% Italia al Museo Ettore Fico di Torino. Nel 2019 gli ambienti realizzati da Nanda Vigo e Lucio Fontana sono inclusi nella mostra Lucio Fontana. On the Threshold al The Met Breuer e The Met Fifth Avenue, New York, e sue opere sono presenti nella mostra What was I?, presso Prada Rong Zhai a Shanghai.
Non ci resta dunque che celebrare l’artista, ammirare le sue opere e rileggerci la sua storia unica nel bel libro di Silvana Editoriale pubblicato lo scorso anno in concomitanza con la mostra, che costituisce la più esaustiva antologia critica sull’artista realizzata fino a ora.
Fotoservizio: Nanda Vigo Light Project, Palazzo Reale Milano 2019 (Christian D’Antonio per The Way Magazine).