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Leisure - 18/03/2019

Nesli: “Diamo valore a chi compra e a chi fa musica che resta”

Il cantautore a metà tra rap e sforna questa settimana il terzo disco: "Vengo in pace". Niente è cantato a caso, dai messaggi alle confessioni.

Non fa più guerre, nemmeno con se stesso, Nesli, classe 1980, cantautore nato a Senigallia e approdato in 10 anni di carriera dal rap alla ribalta di Sanremo. Per due edizioni del festival più importante d’Italia si è esposto al grande pubblico ma ora, per il ritorno della serenità, sceglie un disco dal titolo “Vengo in pace“, per sintetizzare l’aria positiva che vuole comunicare al suo pubblico. A cui, precisa, non ha mai risparmiato nulla.

“Questo lavoro quando non subisci pressioni, soprattutto quelle che non dipendono da te, è bellissimo… la pressione è una cosa inutile che ti devasta ed io, non so come, l’ho persa”, dice. Vengo in pace, dalla copertina colorata (“una prima volta, voluta dalla grafica Daniela Boccadoro che ho subito sposato come idea”), racchiude brani nati in momenti diversi e a distanza di tempo l’uno dall’altro. E così quest’unico discorso musicale passa attraverso uno dei momenti più difficili della vita del cantautore, (fotografato nel brano Le Cose belle), affronta a muso duro la consapevolezza della violenza che ci circonda in una storia di bullismo che viene raccontata in Immagini e diventa più intimo quando, in Ritornerò, affida ad un’ipotetica lettera ad una persona amata la maniera per esorcizzare la paura, 

“Questa volta – dice – ho concepito un album in un lasso di tempo più lungo, la pressione non mi si confà, non volevo pressioni nella vita quando ho scelto la musica. E nel momento in cui sono subentrate lo hanno fatto perché questo per me è diventato sempre di più un lavoro, ma comunque le ho vissute bene. Nel 2017 c’è stata una pittoresca parentesi di Sanremo, difendevo me stesso su quel palco che di ansie ne mette. Stavolta mi sono lasciato andare alle canzoni e non ho pensato a nessuna logica. Nel disco penso di non dare mai un giudizio, il mio venire in pace in tempi di guerra vuol dire adoperare le parole come il fornaio usa il pane. La guerra a cui mi riferisco è intesa come violenza verbale, la possibilità di ferire è amplificata oggi, tanto che ha creato nuove turbe, ansie. Vero, ognuno dice quello che vuole e ognuno recepisce come vuole grazie ai social media. Questo clima crea nuovi stimoli e frontiere ma anche nuove patologie. Non mi piace fare un determinato tipo di canzoni che non abbiano messaggi positivi”.

Una sintesi giusta del suo nuovo mondo è il pezzo “Troppo Poco” dove gioca con le parole, su un tappeto electro-pop che solo chi è stato ferito sa srotolare con naturalezza. Se questa è la cifra della sua nuova cantautorialità, ben vengano nuove composizioni gioiose, a cui lascia intendere sta cedendo per il seguito di “Vengo in pace”: “Devo anche limitarmi perché è un periodo che scrivo tanto, credo che ci sarà sempre più pisitività nella mia musica d’ora in poi”.

Anche per questo è stato naturale il ritorno ad un cantato fatto di quelle ritmiche serrate che lo hanno sempre contraddistinto, dove sono le parole a piegare la musica e adattarla al concetto e non il contrario.

Un tragitto musicale che parte con Nuvole e santi, una sorta di mantra onirico recitato che raccoglie insieme immagini apparentemente slegate tra loro ma che focalizzano l’attenzione su un aspetto importante di questo disco… i testi. Per dare vita a questo unico discorso musicale Nesli, affiancato dal suo produttore, Brando, ha lavorato senza sosta in cinque diversi studi di registrazione.

Come si sente oggi che ha dieci anni di carriera alle spalle? “Musicalmente ci metto un po’ ad ascoltare tutto, l’idea di avere tanto dappertutto ma non averlo materialmente è bella. Un po’ mi destabilizza, quando hai tanta scelta puoi andare in crisi. Io passo più tempo a scegliere su Netflix che a guardare. Ora mi sto facendo una playlist di pezzi che non hanno logica ma è un passo in avanti. La mia preferita al momento? Questa giovane ragazza, un genio: Billie Eilish, che un po’ mi fa anche paura”.

Il gesto della mano protesa al prossimo e il titolo che è uno slogan “Vengo in pace” non danno spazio a una dedica: “Il titolo e la gente a cui mi rivolgo è tutto proteso in avanti. Ora è da vedere come viene recepito, solo alla fine del percorso potrà costruire la dedica di questo album”.

A 39 anni l’artista ha una casa nuova, ha aperto un centro di tatuaggi e vede ogni mattina col sole. “D’ora in poi sarà un nuovo percorso, spero che continui a svegliarmi col sole e dire tutto sommato, è una bella giornata”. La positività se la porta dentro ogni giorno: è profondamente innamorato dell’Italia: “Ne parlo sempre con grande senso di orgoglio, sono innamorato della mia terra, la conosco approfonditamente anche dal punto di vista culinario. La preferisco anche quando c’è da scegliere una semplice vacanza fuori, tento di convincere tutti a restare qui. Di questi tempi si tende a voler avere il mondo in mano, io mi sento controtendenza. L’Italia ti vizia, ti può rendere comodo, la amo in maniera viscerale ma forse dovrei anche andare a farmi qualche giro fuori”.

 

Sul tempo Nesli ha molto da dire: “Le persone non cambiano, cambiano i tempi. Una persona pur non cambiando deve cercare di adattarsi, e io ho la fortuna di venire da un passato appena analogico, un’era che ha portato i cantanti dal cd alla liquidità totale. Non essendo un anziano della musica, sono in un limbo. La mia vita è riversata nella mia musica, qui non parlo di relazioni o sentimenti amorosi, non parlo di amicizie. Maldito, Immagini e Le Cose Belle, nascono perché spinte da un disagio, in queste tre canzoni affronto in maniera semplice un argomento che è relativo alle sensazioni e mi piace essere motivo di riflessione”.

Nesli oggi definisce il progredire professionalmente “un rischio che mi piace molto prendere, anche perché quando vai in giro e vedi gente che ti apprezza ti rendi conto perché lo fai. È grandioso aver fatto due Sanremo in tre anni, è un lusso, proprio io che sono fuori da ogni gruppo o persone che potevano preferire me, all’epoca Carlo Conti apprezzava quello che facevo, io sono orgoglioso anche della canzone difficile con Alice Paba, a distanza di due anni lo rifarei”.

Poi c’è stata l’esperienza di Masterchef: “Io sono l’antipop, ci metto un po’ per entrare nei discorsi, sembro oscuro e spigoloso ma poi non lo sono. Mi piace spaziare, anche perché non temo di non essere preso seriamente sulla musica, se faccio anche altro. Difficilmente leggo cose brutte su di me, mi sono creato una credibilità solida e questo è frutto soprattutto di questi 4 anni“.

Per il cambio di sonorità in “Vengo in pace”, Nesli cita “dibattiti serali, i fan della prima ora, e gli amici mi hanno allietato in questa evoluzione. Sono tre dischi che faccio con Brando, e questo ultimo non è una montagna russa ma lineare perché volevamo veicolare bene la voce, abbiamo trovato una bella quadra per registrare i vocals anche per me che ho una scala quasi araba, e devo riconoscere che non avevo consapevolezza piena delle mie capacità vocali finora”.

Le date del tour primaverile, prima di quello estivo nelle piazze, per Nesli: 21 marzo – Roma – Largo Venue,  26 marzo- Bolzano – Teatro Cristallo, 28 marzo- Firenze – Flog , 29 marzo- Bologna – Estragon, 31 marzo- Torino – Hiroshima Mon Amour, 04 aprile- Napoli – Casa della Musica, 05 aprile- Bari – Demodè , 06 aprile- Catania – Land ,11 aprile- Milano – Alcatraz

Il nuovo album di Nesli chiude idealmente la trilogia iniziata nel 2015 con Andrà tutto bene. Un percorso musicale alla ricerca di una serenità e di un equilibrio interiore passando attraverso il peggio di sé. Tre titoli, Andrà tutto bene (2015), Kill Karma (2016) e Vengo in pace, nati separatamente, ma che hanno finito per dare un perfetto senso logico a questi ultimi quattro anni di vita del cantautore. L’album è stato anticipato digitalmente dai brani “Maldito” e “Vengo in pace” e in radio da “Immagini” e “Viva la vita”. Ecco come riguarda il protagonista al suo recente passato: “Kill Karma era molto complesso, un vestito bello per ogni canzone. Andrà tutto bene è stata invece un’altalena pop”.

Partirà il 21 marzo dal Largo Venue di Roma il “Vengo in pace tour 2019” di Nesli, tour che lo vedrà impegnato nei club più prestigiosi d’Italia: presenterà i brani del nuovo album, “Vengo in pace”, in uscita il 22 marzo (anticipato dal singolo “Le Cose belle”, attualmente in radio e disponibile su tutte le piattaforme digitali). Ecco tutte le date del tour (prodotto da Color Sound).

 

SENSAZIONI – “È stato un percorso inquieto, io lo sono per natura, a volte mi sono messo in pubblico troppo. Nel 2019 mi sono svegliato sentendomi in pace, ho scoperto che gli astri del Capricorno sono proprio allineati bene. Per questo ho visto il mondo a colori, come la copertina del mio disco. Mi auguro che la mia musica abbia aiutato a salvare qualcuno. Il mio essere cantautore non è scisso dalla mia persona, quindi quando butta male lo devi accettare e metterlo in quello che fai. Ho fatto il primo disco a 18 anni, scrivo come voglio e non dovrei lamentarmi. Per questo terzo album volevo fare qualcosa anche di viscerale, quasi avere un approccio contadino”.

DISCOGRAFIA – Nesli abbandona i territori di serendipity e si accende solo quando si parla di classifiche e sistema discografico italiano: “Se fossi legato solo al mezzo non mi rappresenterebbe appieno la certificazione FIMI che c’è in questo momento. Perché io non sono forte sullo streaming, e la classifica streaming mischia vendite e ascolti, è sballata per uno come me, magari vendo più in formato fisico che digitale. Ci dovrebbe essere distinzione tra disco più venduto e quello più consumato, ancora deve ordinarsi ed equilibrarsi la situazione. Non la vedo in maniera ostile ma credo che stiamo in un cambiamento epocale e gente come me si è trovata in mezzo. Ci deve essere distinzione tra chi fa un disco in una settimana e chi lo pensa e realizza in due anni? Si deve far differenza tra chi decide di uscire e comprare un artista specifico e chi resta a casa e fa un abbonamento per ascoltare tutto? Devo riconoscere che anche per Facebook ci ho messo un po’ ad affacciarmi, così come per Instagram. Sono fatto così, prima di buttarmi cerco di capire. Differenziare le classifiche e i metodi di fruizione della musica non farebbe male. Ecco perché oggi anche i dischi buoni durano a malapena un mese”.



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