8 Maggio 2018

Nicola Gobbetto, arte che si ispira all’immaginario collettivo

Dedicata all'amora la nuova mostra all'Edicola sulla Darsena di Milano: fa riferimento alle "farfalle nello stomaco", metafora popolare che descrive la percezione fisica dell'innamoramento.

8 Maggio 2018

Nicola Gobbetto, arte che si ispira all’immaginario collettivo

Dedicata all'amora la nuova mostra all'Edicola sulla Darsena di Milano: fa riferimento alle "farfalle nello stomaco", metafora popolare che descrive la percezione fisica dell'innamoramento.

8 Maggio 2018

Nicola Gobbetto, arte che si ispira all’immaginario collettivo

Dedicata all'amora la nuova mostra all'Edicola sulla Darsena di Milano: fa riferimento alle "farfalle nello stomaco", metafora popolare che descrive la percezione fisica dell'innamoramento.

All’Edicola Radetzky (viale Gorizia zona Darsena di Milano) Nicola Gobbetto arriva con un’esposizione singolare. I shouldn’t have eaten those caterpillars, è un momento artistico che fluttua, perché riproduce i riempimenti e le assenze che si avvertono nel momento dell’innamoramento.

All’interno della cultura popolare, spesso gli stati emotivi si trasformano in simboli e metafore socialmente condivise. La narrativa fantastica, partendo dal mito e la fiaba per arrivare alle nuove mitologie del cinema, della pubblicità e della comunicazione digitale, formalizza la complessità della dimensione interiore attraverso flussi narrativi che fanno da ponte con la sfera razionale, agevolando attraverso l’immaginazione la coscienza dell’Io nei suoi aspetti più viscerali.

Nella propria ricerca, Nicola Gobbetto trae ispirazione delle metafore dell’immaginario collettivo fin dal titolo: “Non avrei dovuto mangiare quei bruchi”. Materiali eterogenei sono fusi in narrazioni che uniscono riferimenti a diversi ambiti, come la storia dell’arte, la mitologia, le fiabe, l’immaginario sportivo, la sessualità e la dimensione emotiva.

Come in All you can eat, progetto presentato a Dimora Artica nel 2017, per lo stesso curatore, Andrea Lacarpia, in cui lo stato d’animo che precede l’impulso creativo era rapportato all’ipertrofia del desiderio e ad un metabolismo portato all’eccesso, anche nell’installazione pensata per Edicola Radetzky il sentimento è descritto attraverso la dimensione corporea, trasformando lo spazio espositivo in una sorta di apparato digerente in cui il mondo esterno viene assimilato e trasformato nella dimensione psichica, in attesa di essere rigettato all’esterno attraverso nuove azioni feconde.

In I shouldn’t have eaten those caterpillars, visibile fino al 25 maggio, Gobbetto fa riferimento alle “farfalle nello stomaco”, metafora popolare che descrive la percezione fisica dell’innamoramento tra svuotamento e confusione, per analizzare lo stato d’animo di chi entra in una dimensione di novità, trasformazione e cambiamento. Lo spazio dell’Edicola diviene contenitore di forme indefinite che fluttuano caoticamente, fornendo un’immagine della turbolenza emotiva che si sviluppa nei “momenti di passaggio”, in cui la vita prende strade inedite. Gli elementi che si agitano all’interno dello spazio chiuso traducono visivamente il tornado di sensazioni che agita la vita psichica di fronte ai cambiamenti che, come nella metamorfosi dei bruchi in farfalle, sono dolorosi ma necessari per il raggiungimento di una nuova e più completa forma dell’Io.

 

Biografia

La produzione di Nicola Gobbetto si snoda attorno alla ricerca dell’Io. È dal mondo della narrativa fantastica, della mitologia, del cinema che Gobbetto trae ispirazione. Le tecniche da lui sperimentate vanno dalla pittura al video, dall’installazione alla scultura, fotografia, collage e disegno. Tra le principali mostre recenti All you can eat a Dimora Artica (Milano), Hands up, hands tied alla Galleria Davide Gallo (Milano) e Bread & Cola alla Galleria Fonti (Napoli). Ha inoltre esposto presso: Marselleria (Milano), Museo della Città (Rimini), Galleria Civica (Padova), Triennale di Milano (Milano), Istituto Italiano di Cultura (Belgrado), Galleria Comunale d’Arte Contemporanea (Monfalcone), Museo Pecci (Prato), Palazzo Fendi (Roma), Museo MADRE (Napoli).

 

 

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Christian D'Antonio

Christian D'Antonio

Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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