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Leisure

Leisure - 19/07/2018

Non si può togliere Terence Trent D’Arby da Sananda Maitreya

Visto al castello sforzesco di Milano, l'artista americano con Luisa Corna entusiasma con il suo formidabile repertorio d'annata.

Quando dalla cartuccia estrae colpi come “Sign Your Name” e “Delicate” è innegabile che Terence Trent D’Arby continua a vivere anche in Sananda Maitreya, contro tutte le necessità (anche burocratiche) di cambiar nome per un artista che ha tutto il diritto di tagliare i ponti col passato.

Sananda Maitreya fotografato per The Way Magazine al concerto all’Estate Sforzesca, Milano – Luglio 2018.

Ma il pubblico no: quei pezzi fanno parte del bagaglio culturale collettivo, quegli anni a cavallo tra il 1987 e il 1993 sono stati troppo importanti per il performer che oggi si fa chiamare Sananda per poterli ignorare. E poi, signori, scusate se è poco, il repertorio. Con la “Sugar Plum Pharaohs”, band di 4 elementi con la partecipazione di Luisa Corna, puoi addentrati in ripescaggi da musical anni 70 (Jesus Christ Superstar), puoi fare soul, o “post millennium rock” come adora definirlo l’artista stesso, ma la cura e la profondità del songwriting del proprio passato è un valore irrangiungibile almeno per metà degli artisti che popolano le classifiche oggi.

Sananda ha avuto fortuna commerciale nel 2001 con “O Divina“, poi ha iniziato a fare album monumentali e prolissi, che ovviamente hanno dei momenti epici, ma nel mare magnum della produzione un po’ si perdono.

Dal vivo non aiuta il rush con cui l’artista presenta i nuovi brani, quasi senza sosta. Sono tutti estratti da “Prometheus & Pandora“, il disco che ha fornito la possibilità all’artista di esibirsi in duetto con Luisa Corna per metà del concerto al Castello Sforzesco di Milano l’altra sera, è un cofanetto di 3 dischi, con un generale buon livello di scrittura, molto incentrato sull’anima della voce inconfondibile del protagonista.

“Prometheus & Pandora” di Sananda Maitreya vede la partecipazione di Luisa Corna come voce femminile dei tre volumi, “Prometheus”, “Pegasus” e “Pandora”, per un totale di 53 canzoni e 178 minuti di musica.

Sananda, che scrive e arrangia tutto, con immutata passione ed entusiasmo ritrovato per una professione per cui ha il controllo completo, oggi, dà anche una chance a una delle voci più belle d’Italia, Luisa Corna, che lo showbiz negli ultimi anni ha inspiegabilmente punito.

 

Stasera Sananda Maitreya suona a Treviso per Suoni di Marca e il 20 luglio sul lago di Caldonazzo per il Blue Lake Festival.



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