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Leisure - 27/11/2020

“Operazione Suono”, canzoni nel mito di 007

I record delle colonne sonore di 60 di film in un libro. Michelangelo Iossa racconta la sua cavalcata nella leggenda di James Bond: "

Sono 25 film in quasi 60 anni di storia: sfidiamo chiunque a trovare una saga cinematografica altrettanto longeva e amata. Non ce ne sono, semplice. James Bond è unico e così sono le sue musiche. Michelangelo Iossa, storico del pop e giornalista e autore di tanti libri sulla cultura degli anni Sessanta, esce a dicembre con “Operazione Suono“, il più completo saggio sulla musica dei film di James Bond 007. Ce ne aveva parlato qui (è firma preziosa di The Way Magazine, ha curato anche una corrispondenza da Matera sul set del film nel 2019) ma ora che esce ufficialmente con Rogiosi, lo abbiamo raggiunto per un racconto dettagliato.

25 film e colonne sonore in 368 pagine. Michelangelo Iossa ha scritto “Operazione Suono” in omaggio alla saga di James Bond di cui è fan e conoscitore assoluto. Per The Way Magazine ha curato una corrispondenza dal set dell’ultimo film “No Time To Die” da Matera, Basilicata, nell’estate 2019 (foto in alto). Nel volume in uscita per Rogiosi anche un contributo di Christian D’Antonio di The Way Magazine, che ha curato questa intervista, nel capitolo dedicato ad “A View To A Kill”.

Michelangelo, iniziamo con l’attualità. Il tema di “No Time To Die” è stato appena nominato per i Grammy 2021.

Sì, è una cosa abbastanza straordinaria perché la canzone è attribuita alla stella più giovane della storia della cinematografia di Bond, Billie Eilish. La sua scelta per la canzone guida è stata una scommessa perché non aveva una carriera consolidata, il singolo è uscito senza film perché il lancio cinematografico è spostato ad aprile 2021. Insomma, una serie di anomalie che però stanno portando bene.

Hai analizzato per questo libro quasi 60 anni di storie, aneddoti. Cosa ti ha colpito di più?

Il fatto che ci siano tante professionalità legate esclusivamente a questa saga. C’è un trombettista che ha lavorato alle colonne sonore di 007 con la sua tromba per 50 anni. C’è un divo come Tom Jones che per “Thunderball” nel 1965 addirittura svenne in studio di registrazione dopo aver cantato l’ultima prova della sua canzone. Quel ‘take’ è stato quello inciso e passato alla storia.

“Live And Let Die” è ufficialmente attribuita a Paul McCartney & Wings.

Le canzoni di James Bond sono state sempre apprezzate e premiate?

Tutta la storia di queste colonne sonore è tracciata da nomination e presenze ai grandi premi, ma devo dire che è da Paul McCartney in poi che l’establishment le ha prese seriamente. Sir Macca ha aperto una strada con “Live And Let Die” nel 1973. Ma è stata Adele con “Skyfall” nel 2012 a vincere sia Golden Globe che gli Oscar, per la prima volta dopo 50 anni di tentativi.

Writing’s On The Wall, il brano portante della colonna sonora di 007 Spectre nel 2015, era cantato da Sam Smith. Vince l’Oscar e il Golden Globe.

Quello di Sir Paul è stato un capitolo strepitoso. Passato alla storia per cosa?

Prima di tutto per l’esordio di Roger Moore. Poi la canzone di un ex Beatles fece notizia da sola, ma se ascoltiamo bene la sua costruzione ci rendiamo conto che è così atipica nel suo cambiar tema e ritmo in continuazione, che è una piccola rivoluzione. McCartney ha portato il rock in James Bond.

C’erano già stati coinvolgimenti di autori eccellenti fino a quel momento?

Casino Royale di Burt Bacharach fu nominato con “The Look of Love” agli Oscar. Era il 1967 ma quel film non era ufficialmente inserito nella saga di 007. Era nato come film parodia.

Ci sono state anche tante voci femminili a cantare le gesta dell’agente segreto. Quali sono le più degne di nota?

Shirley Bassey ne ha cantate tre ma non ha avuto mai premi. Nel 1977 fu il turno di Carly Simon, Sheena Easton arrivò nel 1981 con un pezzo scritto da Bill Conti che tutti ricordano come l’uomo di Rocky, con quella colonna sonora trionfante ed epocale. Il pezzo era “For Your Eyes Only”, la Easton la cantò anche agli Oscar, ma non vinse. Negli anni Novanta Tina Turner, invece, con “Goldeneye” scritta da metà U2, ebbe molto successo.

Negli anni Ottanta arrivano le band a scrivere per James Bond. Che mossa fu?

Albert Broccoli, lo storico produttore della saga, voleva già da tempo ingaggiare una band per le musiche. Già nel 1981 furono chiamati i Blondie di Deborah Harry ma il pezzo non andò bene all’esigente team. Quando per “A View To A Kill” del 1985 si fecero avanti i Duran Duran sembrò il momento giusto. Pubblico giovane assicurato, band britannica all’apice del successo, appeal fortissimo sul pubblico americano.

Il video di “A View To A Kill” (1985) è finora l’unico che vede i protagonisti della canzone interagire in post produzione con le scene del film di James Bond, racconta Michelangelo Iossa in “Operazione Suono”.

Anche quello fu un capitolo memorabile nella storia della pop culture, vero?

Sì perché una canzone per James Bond non è mai un episodio musicale di 3 minuti e basta. Nel caso dei Duran Duran, quello fu l’ultimo disco della formazione dei Fab Five, l’unico numero uno in America, record ancora imbattuto, unico film che ebbe una premiere americana e una inglese. Fu candidato a un Golden Globe l’anno dopo.

Quel pezzo dei Duran diede l’avvio a qualcosa di nuovo…

Sì, all’inizio chiamarono i Pet Shop Boys, che però vincolarono la loro canzone alla scelta anche dei temi orchestrali scritti da loro. Scartati. Quindi vennero reclutati gli A-Ha per il successivo “The Living Daylights”. Stesso appeal su pubblico teen, unica band non anglo-americana a entrare nella storia di Bond. Ma qualcosa non funzionava, perché il synth pop con l’orchestra questa volta non si amalgamarono bene. Infatti la versione riarrangiata della stessa canzone che finì sul loro album era la migliore.

Perché le canzoni di James Bond fanno sempre discutere, secondo te?

La saga è unica, non è come Harry Potter, Rocky o Guerre Stellari che, sebbene popolarissimi, non hanno canzoni diverse a ogni uscita. Da Goldfinger del 1964 in avanti, a ogni uscita di un film di 007 ci si aspetta la canzone, è come se la musica fosse un ulteriore product placement del film. Del resto Bond è stato il primo prodotto cinematografico che ha adottato il product placement con Vodka Tdk o la Aston Martin che presenta le sue nuove auto non al Salone di Ginevra ma nei film.

Veniamo a “No Time To Die” che nessuno ha ancora visto. Una gestazione lunga e un lancio lunghissimo ancora rimandato. Farà bene al film?

Daniel Craig è una garanzia di attenzione, poi è molto legato alla saga, pensa che lui ha avuto la parola definitiva per la scelta persino della canzone di Billie Eilish. Alla fine ci sarà una canzone uscita in un anno, il film in un altro. Era capitato già con Louis Armstrong che aveva lanciato “We have all the time in the world” sei mesi prima del film On Her Majesty’s Secret Service (Al servizio segreto di Sua Maestà) uscito nel 1969, ma quella fu una scelta programmata. La macchina promozionale aveva bisogno di molta pubblicità per il primo film senza Sean Connery.

A cui tu dedichi il tuo libro.

Sì, è il primo indimenticabile interprete cinematografico di James Bond scomparso lo scorso 31 ottobre. Un legame affettivo per me che da bambino fui portato in una mattina d’estate in una Napoli deserta a vedere “Goldfinger”. Per me fu un’illuminazione, ero entrato controvoglia con mio padre, poi rimasi completamente sconcertato dalle macchine, dai laser, dalla sua eleganza in smoking, dallo charme. Fui rapito anche dalla musica, primo elemento che mi colpì a otto anni, perché c’era un dialogo perfetto con gli effetti sonori che poi scoprì essere vincitori di un Oscar.

C’è un legame di James Bond con l’Italia? Le riprese di Matera così pubblicizzate sono state una novità?

La produzione britannica aveva in precedenza girato a Venezia, in Sardegna, a Cortina. Ma con Daniel Craig in quasi tutti i film c’è sempre l’Italia perché sono legati tra loro. Lui dice che è il posto dove si mangia meglio. Il capitolo che uscirà nel 2021 per buona metà è girato tra Puglia, Matera e Cilento. È il film con più minuti dedicati all’Italia senz’altro, anche se in Quantum of Solace del 2008 è anche presente il Palio di Siena.

Hai scritto “Operazione Suono” con passione e ammirazione, ma puoi dirci di qualche passo sbagliato di questa saga cinematografica?

L’ultimo film di Pierce Brosnan, La Morte Può Attendere aveva nel 2002 un’Aston Martin invisibile. Mi è sembrata un’esagerazione, è come vedere James Bond perdere il suo territorio. Molti considerano “Die Another Day” di Madonna il pezzo peggiore. Per me è solo una anti-Bond song, era perfetta per quel film. La più brutta per me è quella di Lulu nel 1974 “The Man with The Golden Gun”, famosa da noi perché 20 anni dopo cantò “Relight My Fire” con i Take That. In questo caso, la canzone migliore era stata fatta da Alice Cooper.

Ci sono quindi bocciati eccellenti nella storia dei film di 007?

Certo, e li racconto tutti, almeno quelli che sono riuscito a documentare. Non crederai ai nomi: Johnny Cash, Dionne Warwick, Radiohead, Frank Sinatra ed Elvis Presley che si sono ritirati. E poi i Muse. Loro però ripresero “Supremacy” e la pubblicarono. Altre canzoni si sono perse come quelle dei Beach Boys o Amy Winehouse che fu consigliata da Paul McCartney per Quantum of Solace. Lei registrò il brano ma andò contro il contratto e fu bocciata.

Che cosa prevedeva il contratto?

Che non si potesse cantare in studio sotto effetto di alcol o stupefacenti.

Da studioso di Bond e critico musicale, che scelta musicale ti aspetti per il 26esimo capitolo?

Si era parlato per questo film, di un duetto tra Ed Sheeran e Andrea Bocelli, che sarebbe stato il primo tenore a entrare nella storia di 007. Le possibilità sono sempre infinite. Molto dipende da quello che gli sceneggiatori decideranno per il prossimo interprete, perché tutto deve andare in accordo. A me non dispiacerebbe il ricoinvolgimento della band, non capita dai tempi dei Garbage negli anni 90.

In concomitanza con l’uscita dell’attesissimo film No Time To Die, venticinquesimo capitolo della saga cinematografica di James Bond, il volume 007 Operazione Suono del giornalista e scrittore Michelangelo Iossa racconta il mito-Bond in un viaggio nella storia delle colonne sonore e delle canzoni originali tratte dai film dedicati alla spia britannica nata dalla penna di Ian Fleming. Il libro è impreziosito dalla prefazione del leggendario Monty Norman, pluripremiato compositore britannico e creatore del James Bond Theme. Dal 2011 Michelangelo Iossa è ideatore e coordinatore del James Bond Concert Show, progetto musicale che ha calcato i palchi di alcuni dei più prestigiosi festival musicali e culturali italiani. Nel 2012 ha coordinato le celebrazioni del 50esimo anniversario del film Licenza di Uccidere presso l’Ufficio UK Trade & Investment dell’Ambasciata britannica in Italia – sede di Napoli.



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