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Leisure - 04/03/2021

Orietta Berti e l’umiltà dei grandi: “Canto con le Deva e mi sento una di loro”

Il gruppo vocale di giovani donne con la decana del Festival di Sanremo in gara per la 12esima vola. "I giovani mi danno energia. Ma ho chiesto loro di..."

Nella serata dedicata alla “Canzone d’autore” del 71° festival della canzone italiana, Orietta Berti, una delle vocei veterane della musica italiana, duetta nell’indimenticabile brano di Sergio Endrigo “Io Che Amo Solo Te” con il gruppo pop Le Deva. Stasera dirigerà l’orchestra il maestro Enzo Campagnoli nella serata televisiva dedicata al cantautorato italiano. La cantante dice: “Canterò diventando una delle Deva. Loro meritano di farsi sentire vocalmente, per me non sono un supporto vocale ma un duetto nel vero senso della parola”.

Le Deva, 4 donne, 4 storie, 4 personalità, è un gruppo pop tutto al femminile formato da Greta Manuzi, Laura Bono, Roberta Pompa e Verdiana Zangaro.

In occasione del Festival, il look di Orietta è curato da Nicolò Cerioni, Creative Director e Stylist dei Sugar Kane, una personalità della moda che collabora con numerosi artisti del panorama artistico italiano, noto per il suo “tocco dissacrante”. Gcds è invece il marchio che ha vestito Orietta nella prima uscita sul palco che ha avuto molte riprese sul web per le provocanti grafiche sulla maglia.

Per Orietta si tratta la dodicesima partecipazione al Festival (dopo aver anche presentato un Sanremo Giovani nel 1997 e Sanremo Notte nel 1999).

E’ sempre una grande emozione: il palco del teatro Ariston è proiettato sul mondo e la manifestazione è seguita da milioni di persone. Nonostante le tante presenze e l’esperienza, è proprio questa emozione che ci permette di comunicarci meglio al grande pubblico emozionandolo. Se non si emoziona l’artista come è possibile che si emozioni il pubblico che lo ascolta?

Il Festival di Sanremo è per Orietta un’opportunità per festeggiare i suoi 55 anni di carriera. “Vado volentieri e mi piace l’idea che ci siano tanti generi musicali; io rappresenterò la canzone italiana ma sarò insieme a tanti altri artisti che proporranno generi diversi, attuali e moderni, in un bel Festival dove la musica sarà declinata in tante note”.

Le Deva, Disco d’oro con il primo singolo “L’amore merita”, 3,8 milioni di ascolti su Spotify, sono l’unico quartetto pop tutto al femminile del panorama discografico italiano. Il nome del gruppo fa riferimento a “I Deva”, spiriti della natura appartenenti alla mitologia di diverse culture e in particolare a quelli dei quattro elementi (fuoco, acqua, terra, aria) che sembrano descrivere perfettamente le quattro personalità delle artiste.

Orietta racconta così il suo ritorno all’Ariston: “Sono all’antica non ho manco voluto gli auricolari. È bellissimo fare questo mestiere, gareggio con ragazzini che possano essere miei nipoti e questo dimostra che il cuore della musica ha le ali e va. Sono contenta di cantare dal vivo e quando ho visto l’orchestra mi si è sciolta la tensione“.

Lavorando con sudamericani, francesi e tedeschi nel suo glorioso passato, Orietta dice di aver imparato molto: “Per me è stato molto importante perché mi sono confrontata e sono stata fortunata a essere apprezzata perché cantavo in italiano, al posto di fare imitazione brutta di un genere che non ci appartiene”.

Certamente non avrebbe mai immaginato di trovarsi in un festival senza pubblico fuori e dentro al teatro: “Non c’è niente per strada, non c’è un fiore sul palco e i negozi appaiono spenti, non c’è il calore di fare interviste dal vivo, è tutto freddo. Io che ne ho fatti tanti negli anni del boom la differenza la noto. Anche alla stampa che è rimasta nelle proprie sedi manca la presenza”.

Nel disco che uscirà dopo il festival Orietta Berti ha messo anche un tocco di attualità: “Nel mio piccolo ho creato una canzone di denuncia, ‘Il coraggio di chiamarlo amore’ per raccontare le donne che subiscono violenza. Lo promuoveremo tanto dopo questa settimana nel disco che esce per festeggiare 55 anni di carriera. Questo è un palco unico, mi stanno dando energia questi giovani”.

Nel primo lockdown Orietta ha realizzato anche un libro per Rizzoli per raccontare la sua professione nella discografia cambiata.

L’idea di creare un sodalizio generazionale tra Orietta Berti e le Deva, nasce dall’incontro tra il Manager di Orietta, Pasquale Mammaro, e Marco Rettani, da sempre figura guida del quartetto femminile, anche autore insieme a Francesco Boccia e Ciro Esposito del brano che Orietta Berti ha presentato al Festival di Sanremo, Quando ti sei innamorato. Orietta, che a Sanremo festeggia i suoi primi 55 anni di musica, vuole regalare al suo pubblico la raccolta dei suoi successi (e non solo) racchiusi nel cofanetto “La mia vita è un film – 55 anni di musica”.

Gli imprevisti per l’acclamata voce della canzone tradizionale non sono stati pochi. “Mi ha fermato la polizia mentre andavo a fare una prova di vestiti. Continuo a fare tamponi per andare sul palco, nonostante io il Covid l’abbia fatto già. Il maestro Campagnoli prima di salire sul palco ieri ha avuto un lutto, la mamma è morta e lui è rimasto con me. Mi ha dato davvero molto. Avevamo curato le canzoni nuove per il disco e lui ha rifatto l’arrangiamento del brano in base ai sessanta musicisti che compongono l’orchestra di Sanremo”.

La canzone italiana tradizionale è basata sulla melodia e Orietta consoce bene queste regole: “Le frasi un po’ legate, le melodie italiane non le sento più dai giovani, oggi anche uno che balbetta può cantare. Ma non dobbiamo dimenticarci di essere stati dei grandi musicisti e dobbiamo essere italiani in tutto, intendo in onestà, melodia e sincerità. Lo chiedo anche ai colleghi più giovani: ricordate di cosa siamo”.

Il ritorno di Orietta Berti sul mercato discografico soddisferà i suoi numerosissimi collezionisti: esce il 45 giri con le DEVA e il cofanetto con 6 cd di cui uno con inediti. Successivamente sarà lanciato un cd con 22 canzoni nuove e nelle prossime settimane un LP. “Faremo le tv al posto delle convention – racconta la star che ha venduto 16 milioni di dischi della sua musica in 55 anni – e stare qui in gara mi permette di presentare anche cose nuove e non cantare sempre le stesse cose. Delle 11 partecipazioni conservo nel cuore ricordi preziosi. Ricordo in modo particolare il mio primo debutto del 1966, al Teatro del Casinò, con Io Ti Darò di Più con Ornella Vanoni e l’ultima partecipazione del 1992 al fianco di Giorgio Faletti con Rumba di Tango, che mi è particolarmente cara”.

La partecipazione alla 71ma edizione del Festival della Canzone Italiana è per Orietta l’occasione importante di fare un bel regalo a chi ama la sua musica celebrando la sua lunga carriera con un cofanetto che uscirà dopo il Festival contenente le canzoni più belle. “È stata un’idea del mio Manager, oltre che amico, Pasquale Mammaro che ha creduto nella mia candidatura al Festival come occasione (anche) di festeggiare il mio matrimonio artistico con la musica e nella musica”.

Sugli esordienti Orietta ha le idee chiare: “Sono felice di essere madrina di questo loro esordio al Festival. Da sempre, mi piace dialogare e confrontarmi con artisti diversi: è stimolante e motivo di crescita. Credo che questa curiosità sia la vera fortuna, ciò che mi ha permesso di costruire questa lunga carriera rimanendo fedele a me stessa e al mio carattere, solare e sincero. In questo mestiere che è un lavoro come tutti gli altri, è bene ricordare che “ogni giorno è un altro giorno”, come diceva Rossella O’Hara e che il tempo di Hollywood è finito da un pezzo. Occorre rimettersi in gioco e essere riconoscenti al nostro pubblico al quale dobbiamo tutto il nostro successo”.

La verve di Orietta è eanche nel modo in cui si approccia alle novità della sua carriera, e non è questo un aspetto trascurabile: “Quando seleziono le canzoni, che talvolta custodisco con cura nel cassetto, lascio che siano le emozioni a guidarmi. Sia che siano autori tradizionali o molto giovani, se trovano la strada del cuore, le canzoni diventano mie. A volte capita che al primo ascolto le senta lontane, poi cantandole scopra che la melodia e la mia interpretazione le avvicinino alle mie corde sorprendendomi”.



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