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Leisure - 20/12/2020

Paolo Gubinelli, l’arte dell’ultimo degli spazialisti

Carriera e poetica dell'uomo che ha scelto la carta come mezzo espressivo della sua pittura. Contemporaneo di Isgrò, Munari e La Pietra, produce in Toscana.

Paolo Gubinell nato a Matelica (Macerata) nel 1945, vive e lavora a Firenze. Diplomato presso l’Istituto d’arte di Macerata, sezione pittura, ha studiato a Milano, Roma e Firenze come grafico pubblicitario, designer e progettista in architettura. Giovanissimo scopre l’importanza del concetto spaziale di Lucio Fontana che determina un orientamento costante nella sua ricerca: conosce e stabilisce un’intesa di idee con gli artisti e architetti del suo tempo. Sul suo cammino ha intercettato Giovanni Michelucci, Bruno Munari, Ugo La Pietra, Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Enrico Castellani, Piero Dorazio, Emilio Isgrò, Umberto Peschi, Edgardo Mannucci, Mario Nigro, Emilio Scanavino, Sol Lewitt, Giuseppe Uncini, Zoren. Oggi le sue opere sono esposte in permanenza nei maggiori musei in italia e all’estero.

L’artista scrive: “Ho cominciato a esprimermi artisticamente negli anni ’66-67, con opere figurative, ma con una personalità particolare: ho sempre utilizzato fonti bianche o trasparenti su cui tracciavo impronte figurative, sempre evidenziando il segno. Queste impronte erano perciò legate ad
un’astrazione, in quanto accenni e dettagli si sfumavano nello spazio. Negli anni ’70 e ’80, il mio concetto di spazialismo era ormai maturato, inserendosi pienamente nel percorso aperto da Fontana, Burri, Castellani,
solo per citare i più significativi. Non a caso, nel 1993, Pierre Restany mi definisce “l’ultimo degli spazialisti”
. A questo periodo risalgono i cartoncini, che sceglievo per la loro morbidezza al tatto, che incidevo e piegavo
con un rigore geometrico cosicchè questi segni in rilievo creavano una vibrazione ottica
“.

Gubinelli è portatore in questa fase iniziale di un’arte minimale per certi versi interattiva, perché fatta con un trincetto che incideva la carta, poi veniva piegata con le mani e piegando questi segni geometrici si muovevano quasi musicalmente nello spazio. Si creava una
dinamica dovuta alla luce che li illuminava: carta, luce e sfondo dello spazio erano un tutt’uno.

Nel 2011 l’artista è stato ospitato alla 54 Biennale di Venezia Padiglione Italia presso L’Arsenale invitato da Vittorio Sgarbi e scelto da Tonino Guerra. Sono stati pubblicati cataloghi e riviste specializzate, con testi di noti critici: Giulio Carlo Argan, Giovanni Maria Accame, Cristina Acidini, Mariano Apa, Mirella Bandini, Carlo Belloli, Vanni Bramanti, Mirella Branca, Carmine Benincasa, Luciano Caramel, Ornella Casazza, Claudio Cerritelli, Bruno Corà, Giorgio Cortenova, Enrico Crispolti, Fabrizio D’Amico; Roberto Daolio, Claudio Di Benedetto, Angelo Dragone, Luigi Paolo Finizio, Alberto Fiz, Paolo Fossati, Francesco Gallo, Mario Luzi, Luciano Marziano, Lara Vinca Masini, Bruno Munari, Antonio Paolucci, Sandro Parmiggiani, Pierre Restany, Maria Luisa Spaziani, Carmelo Strano, Claudio Strinati, Toni Toniato, Tommaso Trini, Marcello Venturoli, Stefano Verdino, Cesare Vivaldi.

Dopo esperienze pittoriche su tela o con materiali e metodi di esecuzione non tradizionali, il suo vivo interesse per la “carta” lo caratterizza. Prima su cartoncino bianco, morbido al tatto, con una particolare ricettività alla luce, lo incide con una lama, secondo strutture geometriche che sensibilizza al gioco della luce piegandola manualmente lungo le incisioni .In un secondo momento, sostituisce al cartoncino bianco, la carta trasparente, sempre incisa e piegata; o in fogli, che vengono disposti nell’ambiente in progressione ritmico-dinamica, o in rotoli che si svolgono come papiri su cui le lievissime incisioni ai limiti della percezione diventano i segni di una poesia non verbale.

Ultimamente il suo segno geometrico, con il rigore costruttivo, viene abbandonato per una espressione più libera attraverso l’uso di pastelli colorati e incisioni appena avvertibili, con toni e gesti acquerellati acquistando una più intima densità di significati. Ha eseguito opere su carta, libri d’artista, su tela, ceramica, vetro, polistirolo, plexiglas con segni incisi e in rilievo in uno spazio lirico-poetico.

Gubinelli racconta: “Sono passato alla carta trasparente, lucido da architetti, sempre incisa e piegata: o in fogli disposti nell’ambiente in progressione ritmico-dinamica, o in rotoli – papiro con lievissime incisioni al limite delle percezioni che si svolgono nell’ambiente. Nella più recente esperienza artistica, sempre su carta trasparente, ho abbandonato il segno geometrico con il suo rigore costruttivo per un segno più libero fatto con pastelli colorati e incisioni appena avvertibili, capace, mi sembra, di tradurre i moti imprevedibili del discorso interiore”.

Ultimamente Paolo Gubinelli è stato parte della mostra in Svizzera presso la Biblioteca di LuganoNuove rotte. Il viaggio nei libri d’artista”. La Biblioteca cantonale di Lugano ha selezionato una serie di libri d’artista dalle sue collezioni e ha chiesto all’artista e altri di produrre un’opera ispirata al viaggio.



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