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Leisure - 07/06/2020

Pavia tra arte e lusso, riapre la città antica Ticinum

Arnaboldi Palace al centro storico, la Via del Sale che porta al Mar Ligure, le vestigia storiche e le mostre virtuali.

Due secoli prima di Cristo i Romani fondarono Ticinum, al tempo dei Longobardi divenuta Papia che poi si trasformò in Pavia. Niente è cambiato nella pianta urbanistica della città lombarda bagnata dal fiume romantico Ticino, la conformazione resiste perché non è stata mai distrutta completamente. Eppure il Covid ha fermato per qualche mese le attività culturali di questo importante centro italiano che oggi sta riaprendo le porte in tanti campi diversi.

Dal 6-7 giugno tutti i sabati e domeniche il Comune di Pavia apre al pubblico il cortile del Castello Visconteo e le sale museali al piano terra dei Musei Civici. Ingresso 1 euro, gratuito per under 26, over 70 e aventi diritto.

Di grandioso impatto per la città e per i visitatori è stata la recente mostra “Looking for Monna Lisa. Misteri e ironie attorno alla più celebre icona Pop”, a cura di Valerio Dehò, esposta presso la chiesa di Santa Maria Gualtieri, lo Spazio Arti Contemporanee del Broletto, il Castello Visconteo e la Piazza del Municipio. Le quattro prestigiose sedi, oltre a celebrare Leonardo da Vinci, in occasione del quinto centenario della morte, hanno offerto un vasto repertorio di opere realizzate da artisti contemporanei che hanno reinterpretato Monna Lisa, la più celebre donna leonardesca. Oggi si possono vedere queste opere e rivivere l’esperienza online a questo link.

Le opere, che spaziano dalla pittura alla scultura, dall’installazione a lavori multimediali conciliano l’immersionetotale in quelli che sono stati i luoghi pavesi frequentati dal genio fiorentino. Afferma Valerio Dehò: “Arte concettuale, Fluxus, Poesia Visiva, Neopittura, Pop Art sono solo alcune fra le espressioni artistiche esposte che istituiscono un ponte temporale fra passato e presente, in un’ottica di arte contemporanea volta a farsi conoscere e a far conoscere anche il passato“.
Il mistero sull’identità della Monna Lisa e il rapporto tra Leonardo e Pavia sono i due temi affrontati nel racconto multimediale prodotto da Karmachina. Le straordinarie immagini dei disegni e dei dipinti di Leonardo – e degli artisti suoi contemporanei presenti nelle collezioni dei Musei Civici di Pavia – sono animate e rese vive per narrare le vicende del genio fiorentino alla corte di Ludovico il Moro e per provare a dare una risposta alla domanda “Chi era Monna Lisa?”, appunto: “Monna Lisa who?”.

STORIA ANTICA E MODERNA – Nel viaggio alla riscoperta di Leonardo e della Monna Lisa, il percorso di questa mostra diffusa ha inizio nella chiesa sconsacrata di Santa Maria Gualtieri, fine X secolo, un luogo raccolto e allo stesso tempo potente, che accoglie nella sua struttura verticale, simmetrica e dalle linee morbide, l’esperienza multimediale “Monna Lisa who?“, realizzata dallo studio di multimedia design Karmachina, con allestimento progettato dallo Studio Dune. In un’atmosfera buia ed enigmatica, cinque pannelli disposti lungo la navata centrale e sul presbiterio conducono alla ricerca sulla vera identità della Monna Lisa. Supponendo si tratti di Isabella D’Aragona che, allontanata a Pavia, incontrò Leonardo durante il suo soggiorno nella città, la narrazione, intervallata da brani musicali e immagini inedite, accompagna il visitatore a sentirsi parte di questo mondo legato al passato e al mistero.

Incentrate esclusivamente sulla figura della Monna Lisa sono invece le numerose opere esposte allo Spazio Arti Contemporanee del Broletto, in prevalenza appartenenti alla Collezione Carlo Palli. Una raccolta che costituisce la maggior espressione italiana della Giocondologia, fenomeno che riunisce sperimentazioni e variazioni applicate al ritratto vinciano, inventata dall’artista e scienziato Jean Margat, del quale è esposta l’opera “Bijoconde” proveniente, insieme al video e al numero speciale della rivista “Bizzarre” del 1958, dal Museo ideale Leonardo da Vinci. Accanto ad essa, numerose sono le versioni della donna leonardesca per antonomasia, riletta in chiave pop da Fabio de Poli, che presenta una figura oscurata, luttuosa, con richiami espliciti all’opera di Leonardo; da Julien Blaine che la sovrappone all’immagine di Marilyn Monroe o da Vania Paolieri che – ricalcando l’impianto di Warhol legato alla riproduzione della stessa immagine con alterazione di colori – crea una Monna Lisa soggetta a metamorfosi. Jiri Kolar, esponente della poesia visuale mitteleuropea, nella sua interpretazione predilige il collage e inserisce l’icona leonardesca su una fattura contabile, rivelandone il lato mercantile e lo sfruttamento dell’immagine. Con la stessa tecnica Lucia Marcucci, fondatrice del Gruppo 70, affianca ritagli di testi a immagini di donne musulmane, a simboli di fecondità, quasi a volerne riscattare un ruolo. La performer e artista Orlan nei lavori esposti si immedesima con Monna Lisa, le si sovrappone, creando una doppia identità di opera e di donna, affermando tuttavia di non volere assomigliare al capolavoro del maestro toscano. Nelle oltre trenta opere esposte sono inoltre presenti letture ironiche come quella di Paolo Albani e della sua Monna Lisa senza occhi con i quali poter piangere, o la “Mona Cornuta” di Ugo Carrega, immagini provocatorie come la “Money Lisa” di Sarenco circondata da banconote, in riferimento alla sua diffusa mercificazione, per giungere con Riccardo Cocchi a una dimensione più visionaria e cosmica, che colloca l’emblematico personaggio nello spazio.
La mostra prosegue presso il Castello Visconteo, che ospita nella sezione romanica un corpus di opere contemporanee, alcune delle quali create proprio per l’occasione, volte a istituire un dialogo e, allo stesso tempo, a valorizzare ulteriormente il ricco patrimonio dell’esposizione permanente legato alla storia e al territorio.
Così fra i resti della doppia cattedrale romanica di Pavia – Santa Maria del Popolo e Santo Stefano – un tempo presente dove attualmente si innalza il Duomo, emerge con forza, inserita nella ricostruzione del portale della chiesa di Santa Maria del Popolo, l’opera di Lorenzo Puglisi. Una tela di grandi dimensioni dalla quale su un fondale nero risaltano con forza il volto e le mani della sua Monna Lisa, elementi corporei che a parere dell’artista sono la sintesi dell’essere umano. Nella sala dei mosaici si incontra un’opera creata ad hoc, quella di Gianni Cella, una Batwoman in terracotta policroma, metafora del mistero e dell’enigma della Gioconda. Fra le opere di particolare richiamo, realizzate appositamente per la mostra, è la “scultura vestita” di Stefano Bressani, un omaggio ad alcuni elementi che hanno fatto parte della vita di Leonardo, come la natura, l’acqua, oltre alla Gioconda ritratta nelle vesti di una regina.
Al centro del maestoso catino absidale di Sant’Agata al Monte spiccaIl ventre della Gioconda” di Vettor Pisani, che ricrea attraverso una sorta di cartellone pubblicitario e un bambino dorato una visione di maternità della Monna Lisa. Dell’artista è esposta anche l’installazione “Concerto invisibile di Gino De Dominicis”, dove i due pianoforti sovrapposti, tributo a Gino De Dominicis, diventano metafora dell’arte che supera il tempo e che salva dalla morte.
In quella che un tempo era la biblioteca del Castello, dove Leonardo da Vinci durante il suo soggiorno pavese tra il 1490 e il 1513 era solito svolgere ricerche di anatomia umana, matematica e architettura, è d’obbligo immergersi ne “La visione di Leonardo a Pavia“. Un’esperienza totalizzante, sorprendente, resa possibile dai visori Oculus che proiettano il visitatore, che si muove nel tempo e nello spazio, nei luoghi, nei paesaggi e nelle strade, così come Leonardo li aveva vissuti. Il progetto – sviluppato da Way Experience, startup milanese specializzata nella creazione di prodotti innovativi che utilizzano le tecnologie della realtà aumentata e virtuale, realizzato con la sponsorizzazione di Sea Vision – è suddiviso in tre momenti e la visione molto coinvolgente ben si integra con la narrazione del giornalista e scrittore Massimo Polidoro, che completa questa entusiasmante esplorazione.
Conclude il percorso l’imponente “Leonardo“, la giant sculpture di cinque metri di altezza e quattro di diametro ambientata nella Piazza del Municipio; realizzata in idroresina e marmo Cipollino Apuano dagli artisti Eleonora Francioni e Antonio Mastromarino, e raffigurante il ritratto senile di Leonardo da Vinci, è un omaggio al genio fiorentino e alla sua eterna grandezza.
DA PAVIA AL MARE – Morellini Editore pubblica in questi giorni “La Via del Sale. Su e giù per l’Appennino da Varzi a Recco” di Gianni Amerio (fuori collana), una guida turistico-escursionistica lungo la Via del Sale, il percorso mulattiero che dalla Pianura Padana arriva fino al mare, una delle antiche strade di comunicazione che collegavano le saline delle località in riviera con l’entroterra. La guida all’antica mulattiera in soli 3 giorni di cammino conduce dalla Pianura Padana fino al mare passando per le province di Pavia, Alessandria, Piacenza e Genova, per un turismo intelligente e consapevole, a km 0 e low cost.

Redatta in tempi pre-Covid, la guida “La Via del Sale” appare oggi una proposta interessante per riscoprire il fascino di territori a noi vicini ma sconosciuti in pochi giorni, praticando un turismo intelligente e consapevole, a km 0 e low cost. Uno strumento utile e indispensabile per percorrere, a piedi o in mountain bike, un itinerario intenso e ricco di emozioni, cogliendone tutti gli aspetti naturalistici, storici, culturali e gastronomici.

 

Lungo 73 km e percorribile in 3 giorni, il percorso si snoda attraverso quattro province – Pavia, Alessandria, Piacenza e Genova – per un dislivello di 3.000 metri, e permette a chiunque, dotato di un sufficiente allenamento, di attraversare territori non ancora investiti da un turismo di massa. Il cammino parte dal borgo medievale di Varzi, raggiunge Capanne di Cosola e poi l’affascinante Torriglia, ricca di storia e di leggende antiche e moderne. Da qui, si attraversa il Parco Naturale Regionale del Monte Antola e infine si approda sulla spiaggia di Recco.
Partiti dalla riva di un torrente, lo Staffora, i passi si fermano sulla riva del mare, il mar Ligure, proprio come i pellegrini del più noto cammino spagnolo.

Un’esperienza unica nel cuore di Pavia all’Arnaboldi Palace, esclusivo relax a solo mezz’ora da Milano. Nelle 8 suites, soggiorni in una splendida residenza storica, con atmosfere sofisticate e autentiche opere d’arte.

PALAZZO ARNABOLDI – Al centro di Pavia si trova l’Arnaboldi Palace, al piano nobile di un edificio storico della fine del XIX secolo. Il palazzo venne realizzato per il conte Bernardo Arnaboldi Gazzaniga e sorge attorno ad una piazza ottagonale sormontata da una spettacolare cupola in vetro e ghisa. All’epoca della costruzione il design era avveniristico e sorprendente, ispirato alla Galleria Vittorio Emanuele II di Milano appena ultimata.
L’immenso salone delle feste, con il lampadario in cristallo originale, ha volumi sorprendenti: il soffitto decorato da preziosi stucchi d’epoca è alto oltre 10 metri.


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