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Leisure - 18/05/2020

Pet Shop Boys, pionieri dell’elettronica affezionati al disco fisico

La band di Chris Lowe e Neil Tennant è ancora in attività. Il tour con i New Order è rimandato ma il repack del loro film del 1987 arriva tra qualche settimana.

Dal 1985 al 1993 sono stati amatissimi in Europa, leggendari in Italia e un punto di riferimento per giovani e artisti. I Pet Shop Boys, il duo inglese formato da Chris Lowe e Neil Tennant, hanno portato la loro elettronica sulle tv di tutto il mondo e negli stadi, tra i giovani e i vetusti appassionati di dance, contaminando col loro genere tutti gli altri. Greatest Hits Tour del 2020, all’indomani della pubblicazione del nuovo album Hotspot qualche settimana fa, doveva toccare l’Italia, ma il lockdown ha fatto sfumare questa possibilità. Così come si attendono certezze (fievoli) per il promesso tour americano in “panino” con gli altri alfieri della new wave elettronica anni Ottanta, i New Order.

Neil Tennant Chris Lowe hanno riagguantato il primo posto in Gran Bretagna a marzo di quest’anno con un album che per loro è stato un punto di arrivo, visto che è registrato a Berlino dove il loro idolo David Bowie (nello stesso studio) ha concepito successi leggendari.

“Doveva essere il tour che rileggeva i loro grandi successi, chiamato in realtà ‘Dreamlive’ – ci dice il musicista e collezionista Diego Imperatore – ma per i Pet Shop Boys ora si sa che gli impegni sono rimandati di un anno. Hotspot è stato un grande ritorno, ma è anche uno step importante visto che si tratta dell’ultima uscita di una trilogia di dischi prodotti da Stuart Price”.

Imperatore coglie nel segno la nostra sete di curiosità: Price è quello che ha regalato a Madonna l’ultimo successo planetario (“Confessions on a Dancefloor“, 2005) e proprio da quell’epoca il singolo di Miss Ciccone, “Sorry“, era stato remixato da Lowe e Tennant. Che negli ultimi anni, sfornando dischi a ritmo sostenuto ma prevalentemente promozionati in patria, da noi sono stati un po’ dimenticati. L’ultima grande apparizione di rilievo è stata a San Siro nel 2011 in accoppiata con i Take That e Robbie Williams che aveva per loro una vera venerazione.

Diego Imperatore fa parte del progetto musicale Master Main. La foto della collezione dei suoi dischi e memorabilia dei Pet Shop Boys apre questo servizio.

Eppure il loro ultimo singolo,  I Don’t Wanna è risultato primo nelle vendite dei vinili in UK, e soprattutto, la totalità delle loro pubblicazioni esce ancora in formato fisico. I cd singoli e i 7 pollici si vendono in patria come il pane. “Non hanno mai perso il gusto per il supporto fisico, loro che sono alfieri dell’elettronica e delle nuove tecnologie”, ci dice orgoglioso Imperatore che fa parte di un circuito di fan che si tiene in contatto in tutto il mondo su Internet. “Sono sempre stati attenti alle nuove tendenze, hanno anche un consulente per i remix per tenere issata l’antenna sui trend del mercato dance. L’ultimo mix l’ha curato un 17enne molto in gamba, David Jackson”.

Il duo, che ha esordito mondialmente nel 1985 con l’hit “West End Girls“, è anche stato impegnato ultimamente con un musical “Musik” con Francis Barber, una delle più grandi produzioni realizzate da quando ha lasciato la gloriosa Parlophone nel 2012 e si è dato all’autopromozione.

Continuano a essere delle ispirazioni per noi musicisti – racconta Diego Imperatore – io stesso sono musicista synth pop che collabora con un collega sulla scorta dell’esperienza che abbiamo fatto sulle navi da rociera. Ora ci chiamiamo Master Main ma abbiamo iniziato come tecnici del suono degli spettacoli teatrali sulle navi. ‘Pale Moon’ è una delle nostre creature che fanno parte di un concept album con cantanti inglesi madrelingua”.

Nella loro lunga storia di veterani dell’electro-pop, i Pet Shop Boys hanno già avuto diverse rivalutazioni. Nel 2009 arrivarono ai Brit Awards premiati per il loro “straordinario contributo alla musica britannica”, il mensile Classic Pop li cita continuamente in copertina, Lady Gaga li ha chiamati per un remix.

Hanno scritto per Tina Turner, Shirley Bassey, Liza Minnelli e si sono esibiti con The Killers al mitico Glastonbury in tempi recenti. Celebrati in tutto il mondo, non solo dai loro contemporanei, sono anche molto legati all’Italia. Come testimonia il video-tributo al fenomeno anni 80 dei Paninari, che ispirò una canzone uscita solo nel nostro mercato nel 1986 e che oggi è la delizia di tutti i collezionisti.

 

La loro attività live si è intensificata nella seconda parte della loro carriera. Imperatore, che gli ha visti dal vivo, conclude: “Non avevano mai fatto live fino al 1989 quando ci fu il primo tour, che fu con musicisti veri ma anche tanti costumi e trovate sceniche. La musica elettronica non deve essere considerata prefabbricata, perché è comunque frutto di uno studio. In ogni spettacolo in giro per il mondo, si capisce che la preparazione è molto complessa”.

Per un certo periodo hanno alternato dischi dark con album radiosi, dopo “Behaviour” dell’inizio degli anni 90 hanno avuto un successo planetario nel 1993 con “Very” dove c’era la celebre “Go West”, tributo a loro volta ai Village People. Non hanno disdegnato infilarsi nel filone dance che li aveva preceduti, facendo una reprise di “Can’t Take My Eyes Off Of You” in medley con “Where The Streets Have No Name” che nel 1990 fece scalpore. Potremmo definirlo il primo tentativo mainstream di crossover tra rock e dance.

Se vi siete appassionati alla storia di questa band, non perdete il repack del film che uscì nel 1987 “It couldn’t happen here” rilanciato per giugno 2020, rimasterizzzato in 4k con booklet in 48 pagine con intervista a Nei Tennant. Il film è la versione personale del duo di un musicarello italiano. Andò nei cinema solo in madrepatria con i brani del secondo album, Actually. Da non perdere se si vuole approfondire il fenomeno, ancora oggi, dei Pet Shop Boys.

 



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