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Leisure - 11/08/2018

Piero Del Prete: “Con Guitar & Voice scopro talenti da tutta Italia”

Una storia di positivo utilizzo dei social. Il grande chitarrista jazz napoletano usa la Rete per dialogare in musica con talenti sconosciuti. E i video diventano cult.

L’ultimo sold out Piero Del Prete l’ha archiviato proprio due giorni fa a Gaeta. Per il suo spettacolo di chitarra e piano con Enrico Bernardo c’erano centinaia di persone allo Yacht Club. Merito del talento indiscusso di questo chitarrista jazz napoletano ma anche di un’intuizione che lo ha reso celebre sui social. Sembra impossibile ma a lui è riuscita un’operazione non facile: accostare alla sua chitarra nuove voci emergenti, che il pubblico non conosce e che apprezza grazie a questi accostamenti. Che il musicista da un anno e mezzo chiama “Guitar & Voice“, un vero format che vede la sua maestria strumentale a servizio delle bellissime voci che si candidano a duettare con lui.

Il format, che ora diventa anche uno spettacolo live che avrà una modalità itinerante, ha messo davanti alla telecamera nello studio del musicista più di 70 cantanti.

Con questa iniziativa Piero Del Prete sta aprendo una nuova era per la sua carriera e soprattutto, sta aprendo strade per musicisti più giovani e desiderosi di avere uno spazio.

Tu ora stai dando un’opportunità a giovani talenti. Ma come hai iniziato personalmente?

Ho iniziato a fare musica in maniera professionale circa a 28 anni, ho mandato demo a una casa discografica, pensando di essere scritturato per fare musica originale. Invece loro mi fecero fare remake di musica italiana. Nel 1992 iniziai con Gala Record su dischi Ricordi con i primi 12 remake della musica italiana in chiave strumentale e jazz.

12 sembra essere il tuo numero di debutto, perché anche Guitar & Voice è andata dal vivo con 12 interpreti.

Vero, con i primi 12 ospiti alla voce, a febbraio 2018 ho realizzato uno spettacolo teatrale che ha avuto molto successo. Era la prima volta che uscivo dallo studio con quel format. Ora attraverso Music Raiser, l’etichetta milanese che mi ha mostrato interesse, è partito un tam tam con il crowdfunding per realizzare un dvd di quella serata.

Ti sei mai chiesto come si fa a trovare di questi tempi nuovi modi per veicolare la musica?

Secondo me bisogna prendere atto che l’attenzione è cambiata, i media e la tv non offrono spazi per le offerte nuove. Lo smartphone mi attrae e lo uso per far emergere i talenti. A questo punto mi sono detto: faccio un’esperienza di accompagnamento pop con il mio background jazzistico e vediamo come va. E loro, i giovani vedono una possibilità di vedersi sugli schermi di tutti con una buona qualità, uno standard che assicuro io perché faccio il musicista da sempre.

Come avvengono i contatti?

Il format è prevalentemente su Facebook e presuppone che ci sia la disponibilità a venire a registrare la performance nel mio studio a Napoli. Ci sentiamo sulla chat, scegliamo il brano, facciamo la scelta dell’arrangiamento. Arrivano da me, con la telecamerina registro tutto e dopo due o tre take, scelgo quello che ha l’anima jazz. Mai preparato nulla di più, mi piace la freschezza.

La bellezza del format è che ognuno che viene in studio si emoziona. Perché succede questo secondo te?

Io ci scherzo, dico che sono uno di loro. Gli artisti che arrivano si sentono bene e sicuramente le attrezzature che asicurano una qualità top aiutano. Li metto a loro agio, creo l’empatia giusta, immagino. Ma la conoscenza e il piacersi nasce già in Internet, mi scelgo i bravi ma soprattutto quelli che hanno buone vibrazioni. Forse io invito quelli che sono giusti. Arrivano da tutta l’Italia e scatta sempre qualcosa di particolare.

Tu sei di estrazione diversa rispetto al pop.

Nasco come musicista legato alla chitarra, autodidatta però poi con la scoperta del jazz il mio passepartout è stato lo studio. Ho ammirato molto Charlie Parker, Wes Montgomery che è il papà di tutti i chitarristi jazz e da lì ho amato il classico e le orchestre.

Com’è la scena napoletana?

Napoli ha avuto grandi musicisti jazz come il compianto batterista Antonio Golino, il piu’ carismatico del panorama jazzistico napoletano dal . E ci sono anche Balsamo, di Aversa, sassofonista a livello italiano, tanti altri come lui. L’incontro e la mescolanza hanno sempre foraggiato la musica che si è fatta a Napoli. Penso che la città sia sempre stata un porto tra francesi, spagnoli. Ha accolto le influenze.

E quindi il jazz non è estraneo a questa tradizione cittadina?

Il jazz oramai appartiene a tutte le culture, è un linguaggio che dà la forma all’anima di ogni popolo. Le scale e la sintassi sono alimentate dal soul del popolo che le adotta, gli americani per quanto abbiano le note blue quando arrivano qui trovano dei talenti incredibili.

Tu stesso ne sei un esempio!

A Guitar & voice ho scoperto che la percentuale di talenti che c’è nel nostro territorio è enorme, lo definirei un mare pescoso di talenti. Ecco perché lo stesso Dalla andava a prendersi questi colori e si immergevano in questo humus che fa creare.

Come alimenti la tua passione per la composizione ora che sei famoso per le cover?

Anche quando incidevo dischi inserivo cose mie nella tracklist. Il passaggio innato per me è stato facile verso la composizione. All’interno del primo disco c’era Solaria, una mia canzone ancora forte oggi. Poi nel 1995 quando feci il disco per la Flying Records, “Musica d’Autore” ci presi gusto a fare cover dal sapore bensoniano. E sia in quello che in seguito ho inserito sempre un paio di brani miei.

Poi come è proseguito il tuo percorso?

Con il rimescolamento negli anni 2000 c’è stato un tracollo della discografia e con la scoperta dei digital store ho iniziato ad autoprodurmi. Non c’era spazio per la musica d’autore, figuriamoci per quella strumentale. Così mi sono dotato di un home studio anche se in strutture più grandi spesso registro la base ritmica. In definitiva ho scoperto l’autoproduzione e il web ed è nato questo rapporto diretto col pubblico e la community.

Oggi in che momento sei?

Oggi posso dire che ci sono delle persone che non mi conoscevano e che mi hanno scoperto grazie a Facebook. Sempre grazie all’online sono venuto in contatto con musicisti nuovi a mia volta. Sul mio profilo personale ho feedback molto più virulenti quando pubblico qualcosa rispetto alle pagine ufficiali senza “volto”. E questo significa che c’è una voglia di persone e personalità enorme.

Che tu hai evidentemente intercettato.

Guitar & Voice è stata una fortuna ma anche figlia di un’osservazione. Guardavo la risposta del pubblico e ho pensato che questi video di duetti funzionavano. Io alla chitarra e voci sempre diverse, in modo spontaneo. Facendo musica più pop ho incuriosito tutti gli ascoltatori, anche per effetto di questa chitarra che da sola riesce a toccare varie anime, a fare saliscendi e che va oltre la funzione di accompagnamento. Sembra una piccola orchestra che accompagna il cantante. Ho fatto oltre 70 video in un anno e mezzo.

Cosa ti riserva il futuro?

Tuttora amo fare musica strumentale e farò un disco smooth jazz, una fusion d’autore partenopea con altri musicisti. Ci saranno Davide Esposito alla batteria, Alessandro Anzalone al Basso, Gianfranco Campagnoli alla tromba che ha suonato con nomi famosi tra cui anche Mario Biondi. In questo nuovo disco gravitano molti turnisti bravi che arrivano da Napoli. L’ho chiamato Love Affair proprio perché parte da qui e arriva nel mondo. C’è anche un altro brano di punta ed è Solaria che è un ripescaggio dal primo album in una nuova veste.



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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