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Leisure - 20/02/2020

Piero Pelù 20 dischi dopo: “Si può fare ancora rock con una chitarra in mano”

Il rocker fiorentino racconta della gestazione travagliata ma proficua del suo bel disco, “Pugili Fragili”. E le lotte sociali che ha abbracciato di recente.

Quarant’anni di ribalta e una ventina di dischi incisi da solo e con i Litfiba: Piero Pelù sta attraversando un momento di ricrescita in popolarità che forse nemmeno la reunion del suo gruppo-madre aveva suscitato.

L’occasione del nostro incontro oggi è l’uscita di “Pugili Fragili”, il disco che il rocker fiorentino ha inciso con il produttore Luca Chiaravalli, che ha presentato a Sanremo con il brano “Gigante” che ha agguantato il quinto posto.

Primo tema che sta caro a Piero, che per l’occasione si definisce un “vampiero”, è il tema ambientale: “Attraversa tutto il disco. Non comprate polistirolo, deve sparire dalla faccia della terra.

A Sanremo che è bandiera blu, abbiamo trovato tanti rifiuti infondo al mare. La situazione è di emergenza “.

Greta Thunberg ha dato un nuovo impeto all’ambientalismo, dice il cantante che con la giovane attivista ha inciso il particolare duetto “Picnic all’inferno”.  Senza dimenticare le organizzazioni che si battono da anni, il rocker crede di poter fare la differenza: “Ho coniugato musica con impegno ambientale e il disco si apre e chiude con due stili diversi di brani che affrontano tema dell’emergenza ambientale”.

Da bambino con il fratello Andrea sulle spiagge d’Italia “i genitori ci hanno insegnato a potar via i rifiuti. Un gesto rivoluzionario, non da sfigati”.

La differenza con l’approccio alla sensibilizzazione di ieri e di oggi si sente. E si sente anche una certa fierezza dalle sue parole nel far parte di una generazione che in alcuni ideali ci ha veramente creduto: “Sono un cesellatore non un industriale, faccio sempre cose diverse non riesco a fare le stesse cose. Per questo disco la gestazione è stata lunga, avevo chiuso già due volte in due anni il lavoro, ma prendere botte insegna e quindi riconosco che non è con le cose facili che si cresce”.

Le lotte con Luca alla produzione “che tirava nella direzione per cui l’avevo chiamato e io tiravo verso il mondo di Iggy Pop sono state funzionale ad arrivare a questo disco. Che se non fosse per questo incontro sarebbe stato solo un disco pop”.

In questi  scontri “l’ho odiato, sono fatto così“ dice Pelù rimandandoci con la memoria ai veri rocker di un tempo che in studio racontavano sempre di grandi tensioni in un’epoca in cui prima che farli, i dischi si “ragionavano”. Per Pelù è stato ancora così: “Ho lavorato senza nemmeno sapere se ci fosse interesse per ascoltare la quello che stavo preparando “.

Bisogna riconoscere che il disco convince, è  pervaso di freschezza e il protagonista si riconosce in pieno: “Bisogna essere convinti e alla fine viene fuori un compromesso come nei 40 anni con Ghigo nei Litfiba. Dopo quello, posso affrontare anche un disco con Ramazzotti”.

La voce dei Litfiba canta col solito piglio rock, su testi “rafforzati” dall’esperienza e fa sua la convinzione che “ancora si può fare rock imbracciando una chitarra, cosa che ai giovani fa bene ricordare”.

Il cantante che assicura che anche il quarantennale dei Litfiba verrà festeggiato, ha anche un’altra battaglia con cui si identifica: “È fondamentale che dal punto di vista sociale partano politiche a sostegno degli uomini per salvarli dal disastro che è la violenza sulle donne. Andiamo a incatenarci sotto il ministero giusto per smuovere e fare qualcosa subito“.

La musica italiana è molto variegata mi auguro che anche un pubblico di giovanissimi ascolto la mia musica con le chitarre e mi ispiravo ai Led Zeppelin Hendrix e Sex Pistols

Ora bisogna vedere se questo nuovo equilibrio tra rock ed elettronica riesce a fare breccia nelle orecchie dei ragazzi. Il cantante lo spera anche perché ha molti legami coi giovani, crede nella nuova scena italiana e riconosce un rinnovato fervore nei giovani: “Quando vedo un ragazzo con la chitarra lo saluto lo incito, non se ne vedono tanti in giro”.

Complimenti da custodire gelosamente se lo incontrate: questo signore che si può permettere la camicia aperta sul palco dell’Ariston, una volta dal vivo ad Hanoi ha incitato la folla mettendo a dura prova il servizio d’ordine del paese comunista asiatico. “Sono sempre stato così rock. Il primo concerto in un circoletto Arci a Firenze quarant’anni fa l’ho fatto l’otto marzo per mia volontà. Il palco me lo legai io unendo i tavoli dove si giocava a tombola”.



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