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Leisure - 25/11/2019

Pinocchio ispira ancora cinema, teatro e arte nel 2019

Agli Arcimboldi di Milano un nuovo musical "reloaded", in sala da dicembre la nuova rivisitazione di Garrone. Il romanzo di Collodi è sempre attuale.

La CGI (computer animated imagery) sta già facendo sognare gli spettatori italiani ormai abituati alle produzioni di Netflix: il nuovo film di Matteo Garrone “Pinocchio uscità il 19 dicembre (forse in tempo per candiarsi agli Oscar?) e ha Roberto Benigni nelle vesti di Geppetto. Il comico toscano ne aveva fatto una versione sua da regista nel 2002, un po’ controversa, ma qui recita con Federico Ielapi nelle vesti del burattino (sempre raffigurato con effetti speciali), Rocco Papaleo, Massimo Ceccherini, Marine Vacth e con Gigi Proietti.

Con questa uscita in grande stile Pinocchio torna nell’immaginario popolare italiano, e internazionale, ispirando film, libri, teatro e arte. Non male per un testo uscito la prima volta nel 1881 ad opera di Carlo Lorenzini (in arte Collodi) che in molti hanno definito “l’archetipo dell’italiano”.

Fino al 15 dicembre “Pinocchio Reloaded” è al Teatro degli Arcimboldi a Milano. Per altre date: www.pinocchioreloaded.it

MUSICAL – Abbiamo visto l’anteprima del musical Pinocchio Reloaded Musical di un burattino senza fili, di recente approdato all’Arcimboldi di Milano. La regia di Maurizio Colombi e un ricco cast capitanato da Giancarlo Capito nei panni di un inedito Geppetto rock e Jordan Carletti come Pinocchio, obbedisce a quattro imperativi che campeggiano anche sui cartelloni dello spettacolo: ama, osa, scegli, vivi. I creativi che ci sono dietro questo esperimento che potrebbe essere un “open show” (di rottura che può aprire la strada a visioni diverse dalle canoniche) provengono dall’esperienza in musical di Peter Pan e sono sostenuti dai bei brani conosciutissimi di Edoardo Bennato. Ci sono inserti rap negli arrangiamenti, cambi di sesso per i personaggi più iconici (come il Gatto e la Volpe diventati influencer ciniche e Lucignolo un’avvenenente protagonista) mentre il Paese dei Balocchi è giustamente aggiornato a una gigantesca discoteca con dj booth in alto.

ENIGMA IN MOSTRAPinocchio – le cui Avventure sono tra i racconti più conosciuti e tradotti al mondo – è il protagonista della mostra Enigma Pinocchio. Da Giacometti a LaChapelle a Firenze a Villa Bardini dal 22 ottobre 2019 al 22 marzo 2020.

Generali Valore Cultura, Fondazione CR Firenze, Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron in collaborazione danno vita ad una grande storia italiana, tra le più conosciute e tradotte al mondo, con una mostra che grazie anche al lavoro dell’Archivio Venturino Venturi raccoglie oltre 50 capolavori dell’arte contemporanea per la prima volta a Firenze, provenienti da tutto il mondo Coinvolti importanti musei come la GNAM di Roma, la Fondazione Nazionale Carlo Collodi, la Fondazione Guggenheim di Venezia, il Zurcher Hochschule der Kunste/Museum flur Gestaltung di Zurigo, la Fondazione Giacometti di Parigi, insieme a molte collezioni private e studi degli artisti coinvolti nel progetto.

Con questa esposizione Generali Valore Cultura valorizza una storia senza tempo, universale e poetica, per trasmettere anche messaggi educativi rivolti alle giovani generazioni.
Le opere esposte, che provengono tutte direttamente dagli atelier di grandi artisti internazionali e da prestigiose collezioni private, sono accompagnate da installazioni multimediali realizzate per coinvolgere lo spettatore in esperienze ricche di suggestioni. E così, grazie a questi elementi multimediali, la bocca della balena che ha ingoiato Pinocchio diventa luogo magico da vivere, nel quale immergersi, dedicato ai visitatori di ogni età che diventano i veri protagonisti delle Avventure.
Valore Cultura è il programma di Generali Italia per rendere l’arte e la cultura accessibile a un pubblico sempre più ampio.

 

Valore Cultura torna a Firenze con un’altra grande icona della cultura italiana, con il patrocinio della Fondazione Nazionale Carlo Collodi. Dopo Dante Alighieri e la sua Divina Commedia riletta nel 2016 da Venturino Venturi in chiave contemporanea, Generali Italia punta ancora sull’accessibilità delle grande arte, con iniziative per coinvolgere la comunità e i più giovani:
Seguendo questo spirito, sono previste giornate di apertura gratuita per tutti, laboratori didattici, visite guidate per appassionati e famiglie.
Iniziative per rendere l’arte accessibile ad un pubblico sempre più vasto ed essere un motore di sviluppo per il territorio e punto di riferimento per la comunità, alle quali si aggiungerà un’iniziativa di solidarietà: per ogni biglietto di ingresso alla mostra, 1 Euro sarà destinato al Centro “Ora di Futuro” che aprirà a Firenze.

Ora di Futuro” è un’iniziativa promossa da Generali Italia e The Human Safety Net per i bambini attraverso scuole, famiglie e le Onlus L’Abero della Vita, Mission Bambini e il Centro per la Salute del Bambino. Nel primo anno aperti 11 Centri per supportare famiglie in difficoltà con bambini da 0 a 6 anni in collaborazione con le Onlus partner.

Le oltre 50 opere in mostra – tra sculture in legno, ferro e cartapesta, dipinti, bronzi, foto e video – sono di artisti come Giacometti, LaChapelle, Munari, Paladino, Calder, Ontani, McCarthy, Jim Dine, Venturino Venturi e altri ancora che hanno fatto di Pinocchio l’interprete delle inquietudini della contemporaneità/l’icona del nostro tempo, afferrandone la natura metamorfica.
Curata da Lucia Fiaschi, nella splendida cornice di Villa Bardini, l’esposizione traccia un percorso specchio del viaggio della creatura collodiana, in oscillazione tra ingenuità e furbizia, autonomia e soggezione, e infine tra la vita e la morte.
Sette le sezioni della mostra che raccontano le mille sfaccettature dell’enigmatica creatura: Pinocchio (non) è un Re; Pinocchio (non) è un burattino; Pinocchio (non) è un uomo; Pinocchio (non) è morto; Pinocchio (non) è Pinocchio; Pinocchio (non) è una maschera; Pinocchio (non) è un bambino. Ad accompagnare il visitatore anche delle  installazioni multimediali in dialogo con le opere esposte.
Straordinaria invenzione, metafora di ogni possibile metafora, toscano e universale, aperto a tutte le possibili letture, Pinocchio, nato sullo scorcio dell’ottocento, è una creatura novecentesca. Il novecento l’ha manipolato, l’ha passato al setaccio, l’ha sottoposto, maschera tragica, al lento crogiuolo delle proprie immani tragedie, e il burattino ha superato l’insuperabile: incredibilmente, egli vive.

Queste sono alcune delle foto alle opere scattate da Michele Monasta per Arthemisia

Pinocchio creato da Francesco De Molfetta.

TEATRO A MATERA – In anteprima nella capitale della cultura italiana si è tenuto la scorsa settimana lo spettacolo di Roberto Latini “mangiafoco”. L’interesse per il regista per il «manuale di italianità», lo porta a esaminare le circostanze in cui Pinocchio, incuriosito dal Gran Teatro dei Burattini, vende l’abbecedario che tanti sacrifici era costato a Geppetto, per comprare il biglietto ed entrare a vedere lo spettacolo.

“Nel momento in cui Pinocchio fa la sua comparsa nel teatrino – spiega Latini – in palcoscenico Arlecchino e Pulcinella stanno bisticciando, come prevede la tradizione. Riconosciuto il loro “simile”, sospendono la recita per fargli festa, suscitando i malumori del pubblico. Ecco ciò che mi interessa, come punto di partenza, la situazione intorno alla quale vorrei stare: l’interrompersi di uno spettacolo e le sue reazioni, attraverso la fondamentale riflessione sull’attore, marionetta e burattinaio”.

Il racconto di Collodi prosegue con l’arrivo di Mangiafoco, le minacce di gettare ora uno ora l’altro burattino tra le fiamme, fino al definitivo “perdono” di Pinocchio, al quale regala addirittura cinque monete d’oro che il nostro eroe si farà soffiare dal Gatto e dalla Volpe. Il regista ha detto: “Voglio parlar di teatro attraverso il teatro. Poiché lo spettacolo nasce anche per Matera, in occasione delle celebrazioni del 2019, non potevo prescindere dalla tradizione italiana, da Pasolini o intorno al Leo de Berardinis di Novecento e Mille“.

Lo spettacolo arriverà a Milano dal al Piccolo Teatro Studio Melato.

 

Lo spettacolo “Mangiafoco” in una foto di Masiar Pascali.

 

 

ARTE – Sam Havadtoy, nato a Londra nel 1952, cresciuto nell’Ungheria post 1956, trasferitosi negli Stati Uniti nel 1972, dove ha iniziato a lavorare come arredatore d’interni, ha vissuto da protagonista sul palcoscenico di quella straordinaria stagione creativa, sviluppatasi nella seconda metà del Novecento a New York. Appassionato del “genio italico” non manca di proporre sembianze di Pinocchio nelle sue opere.

Una foto dell’esposizione di due anni fa a Palazzo Bembo di Venezia per la personale di Sam Havadtoy, 18 – 17, parte del progetto PERSONAL STRUCTURES – Crossing Borders. I busti rappresentano Iosif Stalin.

In quegli anni ebbe modo di conoscere e diventare intimo amico di John Lennon, Yoko Ono – di cui divenne compagno, dopo la tragica scomparsa del musicista inglese – e di altre personalità quali Andy Warhol, Keith Haring, Jean-Michel Basquiat, Jasper Johns, Robert Rauschenberg, John Cage e molti altri.

Nella storica residenza sul Canal Grande, a pochi passi dal ponte di Rialto, Havadtoy ha esposto tre busti di Iosif Stalin che, in sequenza, si trasformeranno nell’immagine del personaggio collodiano di Pinocchio. Visibile fino a domani 26 novembre.

Foto d’apertura: “Pinocchii” di Oliviero Toscani, 1991 dal catalogo della mostra “Enigma Pinocchio”.

 



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